(voce di SopraPensiero)

 

‘Seneca, maestro mio, ho pensato di scriverti da lontano nella speranza di contravvenire al detto verba volant scripta manent, lasciando che gli scritti prendano il volo….”

Incomincia con questa magia  il saggio di Marcello Veneziani: Vivere non basta, lettere a Seneca sulla felicità (Mondadori, 2011).Editorialista, scrittore, giornalista, saggista e conferenziere, ultimamente ha sperimentato anche l’adrenalina del palco presentando la sua’ Lettera agli Italiani’ per farla finita con un determinato tipo di Paese, per azzerare le lamentele e ripartire con un’idea di Italia che sia ad altezza d’uomo e all’altezza della storia della Penisola. Il teatro per ripartire, per sintetizzare davanti al pubblico poesia e realismo, passione e verità.

Siamo entrati in contatto attraverso lo studio con  le lettere di Seneca a Lucilio, uno dei classici della letteratura latina…cosa accadrebbe  se si rinvenissero  le risposte, le reazioni e le repliche  di Lucilio, nel suo isolamento  dalla vita pubblica e dalle faccende legate alla gestione dell’esistente politico?

Con questo interessante  stratagemma viene avviata la ricostruzione fantastica del saggista,  che si sofferma, pur reinterpretandolo, sul reale pensiero  del moralista; l’atmosfera  è storicamente affascinante e caratteristica dal momento che si tratta di un coetaneo di Cristo, e che la corrispondenza epistolare viene dipinta  come una serie di carteggi  scoperti  all’interno dell’abitazione  pompeiana.

La felicità, la bellezza, la verità: temi sempre più offuscati dalla società di oggi che si rivolge alla pancia delle persone e raffigura gli individui come cinici ed avviliti. La Bellezza salverà il mondo affermava  Dostoevskij, ed  i libri, la cultura, la musica, il buon cinema ed ogni tipo di  arte possono invogliare alla ricerca di tutto quello che ci può innalzare da un’idea di mondo che certi media vorrebbero propinarci.Anche questo è l’intento del saggio, la volontà  di recuperare dal classico il fantastico ed il ’bello’. La volontà di proiettare nel presente le memorie da custodire e trasmettere.

Morale e Filosofia, Etica e Religione sono gli elementi intorno ai quali partono dilemmi, interrogativi, passioni e questioni esistenziali: l’incanto  del mondo illuminato dalla riflessione, un’indagine  della vita dedicata agli altri e a qualcosa di più grande di noi.

Lucilio lontano da Roma indaga fra i suoi pensieri e in questa serenità melanconica afferra una verità :  la vita va dedicata a qualcosa, a qualcuno, ad un luogo di nascita e di vita,  a Dio o agli dei, alle arti, ai mestieri, alle passioni.

Tutto secondo la propria sensibilità culturale ed  intellettuale.

La vita può essere dedicata all’amicizia ad esempio, con la distinzione fra amici della spensieratezza e amici del pensiero, sempre più rari. Già ritrovarsi, diremmo noi, davanti ad un piatto di pasta ed un bicchiere di vino a conversare leggermente di profondità è un assaggio di felicità, il tesoro dell’amicizia.

In Lucilio convivono felicità e malinconia, una caratteristica che marca la sua serenità.Successivamente viene toccato il tema della perfezione disegnata come l’energia di un ragazzo con la saggezza di un anziano. Finché vive lo stimolo al miglioramento e l’uomo tende a qualcosa che lo elevi, la singola persona  può salvarsi dall’abbrutimento con l’opportunità reale di  dedicare la vita, oltre a viverla e basta. La vita va vissuta al meglio, questo è un dato assodato, ma Veneziani tiene a precisare che l’azione senza un forte pensiero alla sua base rischia di divenire isterica e ripetitiva. Vivere è estrinsecare un modo di pensare, Agire è sostanziare l’arte del riflettere .

L’azione non deve essere frenetica, ma va condivisa, pensata, dedicata ad un pensiero, ad uno stile di vita, ad una credenza e ad una fede. Bisogna individuare anche un solo  elemento che dia senso e direzione ad un’attività e ad una scelta.

Il dialogo epistolare fra Seneca e Lucilio è contraddistinto da rispetto reciproco e da stima, tuttavia nonostante una forma aulica, il lettore non perde mai il contatto con un linguaggio semplice ed accessibile.

Centrale poi il capitolo su Gesù ed i falsi profeti, e una frase: “….in me si sovrappone il ricordo di quel corpo inchiodato ad una croce a testa in giù che vidi in Roma, e l’incrociarsi dei nostri sguardi da punti di vista prossimi ma così capovolti…osservando dalla terra, io guardavo diritto e lui al rovescio, osservando dal cielo era il contrario….

Dunque un orientamento  per  affrontare  le sfide di un mondo globalizzato che spesso spaccia il fracasso ed il rumore per nuova  religione civile. Perché il fracasso spenge il silenzio e a volte senza silenzio non ci si concentra.

La vita non va solo pienamente vissuta, ma anche concettualizzata, interiorizzata, dedicata a Qualcosa, a Qualcuno, alla Sete di Infinito.

Perché vivere non basta.