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Pubblicato Vita matematica napoletana di Federico Amodeo.

Studio storico e biografico sulle vicende della matematica a Napoli a partire dal 1650 fino alla prima metà del secolo XIX attraverso le figure di Cornelio, i fratelli Di Martino, Caravelli, fino a Fergola; le vicende di questi scienziati si intersecano con quelle politiche del Regno delle due Sicilie retto dai Borboni, con l’intermezzo proficuo per l’università napoletana del regno dapprima di Giuseppe Bonaparte e poi di Gioacchino Murat. Interessante capitolo dedicato alle figure dei più eminenti astronomi del periodo, tra i quali spicca quella di Piazzi.

Dall’incipit del libro:

Leggendo le poche storie che trattano degli studî a Napoli nel secolo diciassettesimo si rimane colpiti dal seguente unanime giudizio: Gli studii, che a Napoli avevano avuto un certo splendore sotto i Normanni, gli Svevi, gli Aragonesi, decaddero sotto la dominazione Spagnuola.
I mali di Napoli cominciano quando con Federico II d’Aragona sparve la regia dei nostri Aragonesi e Napoli diventò provincia, dice Pietro Napoli-Signorelli (a p. 3 del tomo 3º della 1ª ed.) nelle Vicende della Coltura delle due Sicilie1. E questo fa subito ricorrere la mente a quanto egli stesso dice nel vol. 2º riguardo ad Alfonso d’Aragona: Nulla però ne rendè più cara la memoria ai Napoletani quanto, oltre alla copia di libri da lui raccolti, l’onore che egli compartiva alla loro Università, dove solea portarsi ancora a piedi per ascoltare i professori, e la cura di provvedere al sostentamento dei giovani d’ingegno, privi di sostanza, affinché potessero apprendere l’eloquenza e la scienza.
Tutto ciò diventò leggenda per più di un secolo e mezzo, tanto la lunga durata della dominazione spagnuola sfibrò e quasi estinse ogni energia nazionale, e appena appena i napoletani si sollevarono dall’oscurità in cui vivevano, verso gli ultimi anni di questa dominazione, con la presenza di alcuni viceré, che, avendo una certa istruzione, s’interessarono a rialzare qui le sorti delle lettere e delle scienze.