Lo scrittore degno di occupare un posto nella storia della letteratura ha saputo delineare nelle sue opere un’immagine personale del proprio tempo, talmente profonda a livello analitico da renderla una testimonianza storica, cogliendo atteggiamenti e mancanze della natura umana che si sono ripresentati con il passare dei secoli. È tale il peso letterario che Mario Martone giustamente attribuisce al personaggio di Giacomo Leopardi nel film “Il giovane favoloso”, uscito al cinema nel 2014, ma riproposto sul piccolo schermo di recente.

Il regista è interessato a rappresentare la personalità del poeta in modo marcatamente realistico, per andare oltre gli aspetti caratteriali solitamente riportati nei manuali scolastici e diffusi nell’immaginario comune. Il recanatese appare in tutti i suoi contrasti intimi e con il mondo del suo tempo, una ricostruzione che è il risultato di un’attenta ricerca per comprendere nella sua complessità il pensiero leopardiano, capace di sollecitare ancora oggi essenziali riflessioni sulla condizione umana e di impartire insegnamenti per la convivenza civile. Pregi che al tempo non tutti seppero apprezzare nel loro valore reale e Martone non evita di evidenziare le angosce, che attanagliarono l’animo di Leopardi per la mancata solidarietà di alcuni intellettuali con cui ebbe rapporti.

Il protagonista è interpretato da Elio Germano, che nelle due parti in cui si divide la pellicola, che coincidono con le fasi centrali della vita del poeta, cerca costantemente di rappresentare non solo l’autore ma anche l’uomo, superiore ad altri letterati nel valutare in modo oggettivo gli atteggiamenti meschini di cui si alimenta la società, ma reso inferiore dall’impossibilità di reagire in modo aggressivo a livello  fisico e verbale. Talmente incapace di trovare la forza di ribellarsi da subire prima le imposizioni familiari, poi, una volta uscito da Recanati, la malvagità delle persone di vario livello culturale. Il poeta appare in ogni sua debolezza, come la nota golosità per il gelato rivelata a Napoli, nei turbamenti della psiche dovuti essenzialmente alle difficoltà con l’altro sesso e nella sua avversione per la condizione umana, che lo condusse a maturare il suo irreversibile pessimismo. Aspetti della sua personalità ampiamente conosciuti dai lettori, ma che nel film conducono insoliti atteggiamenti di rabbia o di disperazione; Leopardi cerca di ribellarsi al destino, ma i suoi sforzi producono solo un graduale e inesorabile peggioramento fisico e mentale.

In alcune scene Germano rappresenta la crisi esistenziale del suo personaggio nelle forme più estreme, donandoci degli spaccati estremamente realistici della vita del poeta. Nella prima parte, che culmina con il fallimento del tentativo di fuggire da Recanati, il protagonista si trova a subire la predica del padre, interpretato da Massimo Popolizio. Una tortura psicologica insostenibile, che gli fa immaginare di possedere la forza necessaria per ribellarsi con rabbia, fracassando la sedia su cui gli è stato imposto di sedere. Ma è solo una fantasia; in realtà il poeta non può che cercare inutilmente di convincere il genitore con fare rispettoso di quanto siano giuste le sue aspirazioni. Martone dimostra come il giovane aristocratico si trovi in difficoltà non solo per il suo carattere remissivo, ma anche perché fisicamente troppo debole.

Superato il periodo buio che segue a questo avvenimento, Leopardi inizia a viaggiare con l’amico Ranieri (Michele Riondino) in cerca dell’amore, ma anche di un clima favorevole alla sua salute compromessa. La mancata soluzione ai suoi problemi lo spinge a scrivere “Il dialogo della Natura con un islandese”, il brano delle “Operette morali” in cui il suo pessimismo raggiunge l’apice, attraverso la visione di un irrimediabile declino naturale che tutti gli esseri viventi devono accettare. Concetti pesantemente criticati dai letterati fiorentini, che decidono di non assegnare al poeta il loro prezioso premio. Ancora una volta il protagonista accetta con remissività il suo destino, limitandosi a sostenere di fronte ai colleghi che, se le sue convinzione contrastano con i grandi ideali del primo Risorgimento, lui non sa come risolvere il dissidio. Non può evitare di scorgere solo sofferenza nel vivere, anche se prova gioia nel constatare come altri la pensino in modo completamente opposto.

Martone insiste sulle difficoltà di Leopardi nel relazionare con le persone, chiusura che esclude pochi a lui emotivamente vicini, tra cui il bel Ranieri. Da questo punto di vista, la scena più efficace interessa la sofferta sessualità del poeta, che appare assolutamente incapace di esprimere le emozioni fisicamente a causa del suo aspetto,  anche se si tratta di usufruire della donna comprando la sua prestazione. Quando l’amico gli organizza una notte d’amore con una prostituta di un borgo malfamato di Napoli, avvertendo la ragazza di non prendersi gioco del suo cliente e di non fare apprezzamenti sulla sua gobba, Leopardi entrando nella camera nota affacciati alla finestra dall’esterno alcuni rozzi popolani. Terrorizzato fugge inseguito e deriso dalla feccia, mentre cerca di affrettare il passo appoggiandosi goffamente al suo bastone.

“Il giovane favoloso” dimostra che per apprezzare un autore fino al punto di conoscerne a fondo la personalità, si deve comprendere come i suoi ideali civili e politici hanno influito sulle scelte di vita, fino a determinare la condizione sociale e il rapporto con gli uomini del suo tempo. Oltre al valore letterario, si devono valutare le reazioni dell’uomo agli stimoli posti dalle realtà intellettuale, comportamenti dovuti non solo alle capacità culturali, ma in alcuni casi anche alle condizioni fisiche. Da questo studio emerge una conoscenza tale dei contenuti dell’autore da oltrepassare le barriere del tempo, per attualizzarne la visione storica e comprendere che una parte dei suoi insegnamenti resta valida ancora oggi.

                                                             

“Il giovane favoloso”

Regia di Mario Martone

Anteprima nazionale 1 settembre 2014

Premi: David di Donatello e Nastro d’Argento

Cast: Elio Germano (Giacomo Leopardi), Michele Riondino (Antonio Ranieri), Anna Mouglalis (Fanny Targioni Tozzetti), Isabella Ragonese (Paolina Leopardi), Massimo Popolizio (Monaldo Leopardi)

 

 

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Mi chiamo Giampaolo Giampaoli e sono nato a Lucca il 12 febbraio del 1973. Laureato in storia contemporanea e dottore di ricerca presso l’ateneo di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, ho pubblicato la prima raccolta di versi dal titolo “Diario di poesia” nel 2002 per Prospettiva Editrice. Due anni dopo l’associazione letteraria Cesare Viviani mi ha offerto la possibilità di realizzare esclusivamente in e-book la mia seconda silloge, dal titolo “Frammenti”.
L’incontro con Roberto Capelli, direttore del sito letterario Progetto Babele, e la collaborazione con la sua rivista come redattore mi hanno arricchito e maturato culturalmente, in un periodo in cui ero impegnato anche a scrivere racconti e poesie per Opposto.net. Quest’ultimo sito ha ospitato una mia breve raccolta in versi intitolata “Emozioni difficili”, presentata nella trasmissione sui canali Sky “Opposto Time”.
Recentemente la rivista La Recherche (www.larecherche.it) ha pubblicato alcune delle mie ultime liriche.