Teatro Rasi di Ravenna: una città, una storia

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100 anni fa l’intitolazione al drammaturgo e attore Luigi Rasi. Nell’anniversario, sabato 27 aprile alle 17 va in scena la commedia Il deputato di Bombignac di Bisson, regia di Alessandra Casanova

100 anni fa, nell’aprile 1919, il teatro ravennate di via di Roma viene intitolato a Luigi Rasi, drammaturgo nato nel 1852 e vissuto qui fino al 1867, quando con la famiglia si trasferisce a Firenze e inizia la sua carriera in teatro come attore, autore, regista e insegnante. Muore a Milano il 9 novembre 1918, lontano dall’ambiente provinciale e ristretto della città bizantina, che però vuole onorare il concittadino intitolandogli un teatro appena uscito dalla ristrutturazione.Già, perché il Teatro è già in essere da tempo. A metà del XIII secolo Chiara da Polenta fonda (assieme ad una comunità di clarisse) un monastero dove sorge il vecchio oratorio di Santo Stefano. Anche la Chiesa viene restaurata e diviene Chiesa di Santa Chiara. La Chiesa rimane luogo di culto fino al 1805 quando, con l’editto napoleonico, viene trasformata in cavallerizza. Nel 1874 diviene proprietà del Comune di Ravenna e, pochi anni dopo, l’Accademia Filodrammatica chiede il permesso di trasformarla in Teatro. Il comune acconsente e i lavori partono. Nel maggio 1892 il teatro viene aperto con il nome di Teatro Filodrammatico e, durante l’inaugurazione, viene presentata la commedia “Il deputato di Bombignac” di Alexandre Bisson. Dopo circa 25 anni il teatro viene restaurato e riaperto con un altro nome: viene intitolato a Luigi Rasi. Per una ventina d’anni ospita compagnie di alto livello, oltre a concerti, opere, operette e balli. Dato in concessione ventennale all’Opera Nazionale Dopolavoro alla fine del 1939, la struttura viene assegnata, con il rinnovo della concessione, nel 1959, all’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori, che ha sostituito l’OND. Il tempo passa e durante gli anni il Rasi perde la sua lucentezza e si trasforma pian piano in un vecchio e malandato Teatro che non vuole scomparire. Infatti non scompare. Anche se malridotto, continua ad ospitare giovani attori che nei suoi locali si ritrovano per portare avanti i loro percorsi teatrali. Nella seconda metà degli anni ’60, l’attore Renato Casanova, formatosi a Roma, alla Libera Accademia di Teatro diretta da Pietro Sharof, aiuto regista di Konstantin Stanislawskij, forma una compagnia di Teatro classico ed offre corsi di dizione e recitazione ai giovani. Il suo gruppo (aderente all’ENAL) prende il nome di Teatro stabile Città di Ravenna. Avvia un intenso lavoro di promozione del teatro classico che, attraverso gli anni, arriva fino ai giorni nostri. Non si può non ricordare anche Gino Caprara, che negli anni ’70 avvia la rassegna di teatro popolare in dialetto per conto dell’associazione Capit: una rassegna che viene proposta ancora oggi con il titolo di Ritroviamoci al Rasi. Il Rasi viene restaurato ancora una volta e, terminati i lavori nel 1978, riprende il percorso che è noto a tutti e che accompagna la vita culturale di Ravenna. Oggi il teatro ospita la rassegne di teatro in vernacolo, una parte della programmazione della Stagione dei Teatri, curata dal centro di produzione teatrale Ravenna Teatro che ha qui la sua sede. Tanti anche gli spettacoli teatrali nel corso dell’anno che si affiancano alla programmazione del teatro Alighieri per arricchire l’offerta della città nel settore. Per festeggiare l’anniversario, sabato 27 aprile alle 17 la compagnia teatrale di giovani attori, intitolata anche questa a Luigi Ras (nella foto in alto), porta in scena proprio la divertente commedia di Bisson.

Alessandra Casanova

Anna Cavallo