Pubblicato Tartarino sulle Alpi di Alphonse Daudet.

Tartarino dopo la gloriosa avventura della caccia al leone nel Sahara, si appresta ad una nuova impresa per mettersi al riparo dalle manovre dell’infido Costecalde che vuole subentragli nella carica di PCA (presidente club alpino). Pensa allora di lasciare le colline di Tarascona e parte alla conquista delle più alte vette delle Alpi.

Spaccone solitario ovunque arriva porta sconcerto e buonumore, entra in contatto con comitive organizzate di inglesi amanti dei ghiacciai e delle vette; stringe amicizia con un gruppo di fuoriusciti russi nihilisti e si innamora di Sonia.

Finalmente si decide e con due guide parte alla conquista dello Jungfrau superando non poche diffficoltà e salvandosi a stento da un crepaccio in cui sono precipitati. Tornato al rifugio incontra Bompard, tarasconese megalomane contafrottole come Tartarino che gli fa credere che la Svizzera non sia che un immenso luna park dove tutto è organizzato e preparato in funzione dei turisti: i grandi alberghi in montagna, Gugliemo Tell una favola, le ragazze in costume; addiritura ora pensa che la sua caduta nel crepaccio faccia parte dello spettacolo.

Bompard, che millanta di aver scalato montagne in tutto il mondo, convinto da Tartarino, a malincuore lo segue alla conquista del Monte Bianco. L’avventura pare volgersi al peggio, ma niente può fermare Tartarino e la sua voglia di continuare ad essere l’incontrastato presidente del club alpino delle dolci colline di Tarascona.

Sinossi a cura di Mario Sciubba Caniglia

Dall’incipit del libro:

Il 10 agosto 1880 nell’ora favolosa di quel «tramonto di sole sulle Alpi» tanto celebrato dalle guide Joanne e Baedeker, una nebbia gialla e fittissima, complicata dai bianchi turbini della tormenta di neve, avviluppava la cima del Righi (Regina montium) col suo gigantesco albergo, meraviglioso a vedersi nell’arido paesaggio alpestre: quel Righi-Kulm tutto vetri come un osservatorio, massiccio come una fortezza, dove sosta per un giorno e una notte la moltitudine dei turisti adoratori del sole.

Mentre aspettavano il secondo segnale del pranzo, i passeggeri dell’immenso e fastoso caravanserraglio, intirizziti dal freddo nelle camere dei piani superiori o illanguidenti sui divani delle sale di lettura nel tepore umidiccio dei caloriferi, contemplavano, in mancanza delle meraviglie promesse, turbinare nell’aria i piccoli fiocchi bianchi, e accendersi sulla scalinata i grandi lampadari coi doppi vetri da faro cigolanti al vento.

Arrampicarsi fin lassù, venire da ogni parte del mondo per non vedere che questo! O Baedeker!…
D’improvviso qualche cosa emerse dalla nebbia, avanzandosi verso l’albergo con un tintinnío di ferraglie e con una esagerazione di movimenti prodotta da strani arnesi accessorii.

A venti passi di distanza, attraverso la neve, gli oziosi turisti col naso schiacciato contro i vetri, le misses con le curiose testoline pettinate alla maschietta presero quella apparizione: prima per una vacca smarrita, e poi per uno stagnino ambulante carico dei suoi utensili.

A dieci passi l’apparizione cambiò ancora aspetto, e parve di vedere la balestra a spalla e il morione a visiera calata di un arciere medievale; cosa che su quelle montagne è assai più difficile a incontrare che una vacca o uno stagnino ambulante.