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Gallo non fu mai, neanche al paese, di quelli che amano certi discorsi e si ubriacano in compagnia per farli con maggior libertà. Tra giovanotti c’è sempre qualcuno che ci si mette e vuota il sacco…
Questa è una storia dei primi tempi quando Masino non aveva ancora acquistato quella stabilità virile che gli permise in seguito di fare qualunque sciocchezza con ponderatezza e buon umore…
Masin e Pucci si sposarono sul finir dell’inverno e al pranzo di nozze il padre di Masin si fece venire il delirio a forza di bere. Masin fu contento di scappare con Pucci in due camere ammobiliate vicino alla Stazione – per comodità del suo lavoro…
C’erano mattine che ci svegliavamo stranamente riposati, tanto riposati che ci pareva d’essere stanchi. Il corpo ci pesava come pesa nel sonno. Nelle reni e nei polpacci si schiumava un sangue torpido ma vivo. Guardandoci in faccia, ciascuno di noi pareva venire da lontano.
Un mattino tiepido di settembre Masin sbucò, da un sentiero, sulla strada di Alba. Era tutto sporco e strappato, specialmente la sua camicia nera scolorita.
Masino era ormai un grand’uomo. Alto, un po’ sardonico, spigliato – anche troppo a parole – dove arrivava lo sentivano. Guadagnava molti soldi, divertendosi e senza nemmeno pensarci. È cosí che si fa.
Masin si stava già dicendo che un inverno in città coi Conti Celano non l’avrebbe piú resistito quando quelli gli tolsero il disturbo.
Masino – altrimenti, Tommaso Ferrerò – aveva un posto in un giornale di Torino, che lo soddisfaceva pienamente. Bisogna però dire che non è difficile essere soddisfatti del posto nel giornale quando si ha l’età di Masino – ventiquattro, venticinque – e l’esagerata adattabilità ai fatti esterni, che aveva lui.
Sotto le montagne, a una svolta scura della strada, c’era questo alberghetto. Giusto odiava le comitive in gita e serviva in questi casi soltanto per equità verso la sorella. Perciò, inoltrandosi l’estate, si faceva sempre piu scontroso.