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In una valle chiusa da colline boschive, sorridente nei colori della primavera, s‘ergevano una accanto all‘altra due grandi case disadorne, pietra e calce. Parevano fatte dalla stessa mano, e anche i giardini chiusi da siepi, posti dinanzi a ciascuna di esse, erano della stessa dimensione e forma. Chi vi abitava non aveva però lo stesso destino.
Primo, Secondo e Terzo, i tre fratelli Gelmini, erano andati a portare un cestino d’uva alla nonna. Non che la nonna non avesse dell’uva; anzi ne aveva tanta che i suoi pergolati erano più neri che verdi; ma di quella qualità, posseduta in tutti quei dintorni solo dalla famiglia Gelmini, non si sapeva se ce ne fosse altra al mondo.
In casa Borsino avevano proprio paura che l'aria si mangiasse quei due bambini tanto desiderati e venuti con tanto ritardo; e avevano paura del freddo, del caldo; insomma non saprei dire di che cosa non avessero paura.
Neanche da ragazzo Geri s’era mai capacitato di quei mendicanti che si presentavano alla porta vestiti decentemente – d’inverno, con un soprabito – e salutavano chiedendo l’elemosina seri, come chi attende a un affare e non ha tempo da perdere e lo fa capire.
Il castello, nel quale il mio domestico s'era deciso di penetrare a viva forza, anziché permettermi, deplorevolmente ferito come io era, di passare una notte all'aria aperta, era una di quelle costruzioni, indecifrabile miscuglio di grandezza e di melanconia, che hanno per sì lungo tempo innalzate le loro rocche eccelse in mezzo agli Apennini, tanto nella realtà quanto nell'immaginazione di mistress Radcliffe.
Stammi un po' a sentire. Sai che in campagna, vicino alla strada maestra, c'è una villa: devi averla veduta anche tu, certo, una volta o l'altra. Dinanzi alla villa c'è un giardinetto, con tanti fiori e una bella cancellata dipinta.
Bagnanti ce ne sono sempre stati in questi paesi, e d’estate spuntano per la strada della collina, in mezzo ai canneti, e si voltano a guardare il mare. Può anche darsi che col tempo riempiano la città, e sul molo si vedano altrettante cabine.
Nero tra il baglior polverulento d'un sole d'agosto che non dava respiro, un carro funebre di terza classe si fermò davanti al portone accostato d'una casa nuova d'una delle tante vie nuove di Roma, nel quartiere dei Prati di Castello. Potevano esser le tre del pomeriggio.
A venticinque anni, bella, ricca, fidanzata, senza aver mai provato un dolore veramente grande, un giorno Maria Magda si sentì improvvisamente il cuore nero e vuoto. Fu come il principio d'un malore fisico, che andò di giorno in giorno aumentando, allargandosi, spandendosi.