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La nonna è molto vecchia, ha tante tante rughe e i capelli tutti bianchi; ma gli occhi brillano ancora come due stelle; son più belli, anzi, delle stelle, e così dolci, così affettuosi, che il guardare in fondo ad essi fa bene all'anima.
La pulce, la cavalletta e la salterella vollero un giorno vedere chi saltasse più alto, e per ciò invitarono alla gara il mondo intero, e chiunque altri volesse venirci. Bisogna dire il vero: quelle che là s'eran date convegno erano tre saltatrici provette.
C'era una volta un vecchio Poeta, un vecchio Poeta proprio buono. Una sera, mentr'egli se ne stava tranquillo a casa sua, scoppiò una terribile bufera. La pioggia veniva giù a torrenti, ma il vecchio Poeta si godeva il caldo, comodamente seduto dinanzi alla sua stufa di terra cotta, dove il fuoco ardeva e le mele cuocevano con un piacevole rumorino.
— Siamo tutti in casa? – domandò mio padre, rientrando una sera sul tardi, tutto intabarrato e col suo fazzoletto di seta nera al collo. E dopo un rapido sguardo intorno si volse a chiudere la porta col paletto e con la stanga, quasi fuori s’avanzasse una torma di ladri o di lupi. Noi bambine gli si saltò intorno curiose e spaurite.
Un paléo ed una palla stavano con altri balocchi in un cassetto; e il paléo disse alla palla: «Se ci sposassimo, da che stiamo nello stesso cassetto?» Ma la palla, ch'era ricoperta di marocchino, e pretensiosa come lo sono spesso le belle signorine, non gli diede nemmeno risposta.
L’uomo più buono del mondo ch’io ho conosciuto era il mio padrino: e non poteva essere che tale, se era l’amico intimo di mio padre. Mio padre non usciva, si può dire, fuori di casa, eppure conosceva, o meglio era conosciuto, da una infinità di gente…
A volte noi dubitiamo che Dio esista. Perché, infine, dov’è questo Dio? In cielo in terra in tutte le cose: va bene; ma insomma nessuno lo ha mai veduto. Allora Dio, per provarci la sua esistenza, ordina che venga una bella giornata.
Un'alba come mai fu vista. Una bimba venne fuori della nera capannetta, coi capelli arruffati su la fronte e con un fazzoletto rosso-sbiadito in testa. Mentre andava abbottonando la dimessa vesticciuola, sbadigliava, ancora abbindolata dal sonno, e guardava: guardava lontano, con gli occhi sbarrati come se nulla vedesse.
Io vissi sempre in campagna nella bella stagione, da giugno a ottobre, e ci venivo come a una festa. Ero un ragazzo, e i contadini mi portavano con loro ai raccolti – i piú leggeri, far su il fieno, staccare la meliga, vendemmiare.