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Prima dei vecchi e remotissimi tempi era il tempo dei primi principii. Era quando il vecchissimo Mago preparava le cose. Prima egli preparò la terra, poi il mare, e poi disse a tutti gli animali che potevano uscire a giocare.
C'era una volta nel bosco un piccolo abete, che avrebbe dovuto essere molto contento della propria sorte: era bello, e in ottima posizione; aveva sole e aria quanta mai ne potesse desiderare, e amici più grandi di lui, pini ed abeti, che gli stavan d'attorno a tenergli compagnia.
Le foreste dell'America meridionale, sotto certi aspetti, sono ben più pericolose di quelle africane, quantunque anche queste siano popolate da un gran numero di fiere, avide specialmente di carne umana.
Era una domenica di luglio – così incominciò un suo nuovo racconto Cutt-Hardy – ed io mi disponevo a santificare la festa con un assoluto riposo; del qual riposo avevo proprio bisogno perchè mi sentivo stanco per l’enorme lavoro dei giorni precedenti. Sdraiato sulla mia poltrona confortable, io stavo fumando uno squisito avana…
Io era allora – saprete subito perchè non lo sono più – Egbert Craddok Cummins. Il nome esiste però sempre.
Piena anche per gli olivi quell'annata. Piante massaje, cariche l'anno avanti, avevano raffermato tutte, a dispetto della nebbia che le aveva oppresse sul fiorire. Lo Zirafa, che ne aveva un bel giro nel suo podere delle Quote a Primosole, prevedendo che le cinque giare vecchie di coccio smaltato che aveva in cantina non sarebbero bastate a contener tutto l'olio della nuova raccolta, ne aveva ordinata a tempo una sesta piú capace a Santo Stefano di Camastra, dove si fabbricavano: alta a petto d'uomo, bella panciuta e maestosa, che fosse delle altre cinque la badessa
C'era una volta un re e una regina, ch'erano tanto tanto arrabbiati di non aver figli. Visitarono tutte le acque del mondo: voti, pellegrinaggi, divozioni spicciole, tutto inutile. Alla fine però la regina divenne gravida e partorì una bambina.
Salivo quella scala semibuia in certe sere silenziose, dopo che avevo lasciato sull’angolo la ragazza; e a metà della rampa guardavo da una finestretta che dava sul cielo nudo. Non mi fermavo; facevo una carezza mentale al grande cielo che giungeva fin là dentro, e suonavo alla porta.