(voce di SopraPensiero)

 

Pubblicato San Giovanni Nepomuceno di Tomaso Monicelli.

La giovane Maddalena riceve una grossa eredità dalla zia, a sua volta beneficata dall’ex suocero. Ma questa eredità è vincolata alla clausola di doversi maritare con uno dei due fratelli figli della cognata della defunta. La cosa sembrerebbe potersi fare, anche per l’intraprendenza del padrino-notaio, ma nel “triangolo” i sentimenti che si sviluppano non sono quelli corrisposti… Ne beneficerà la cappelletta di San Giovanni Nepomuceno e il ricovero di carità…

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Qualcuno venne ad aprire alla porta.
Entrammo in un andito buio, avanzammo in silenzio fino al quadrato di luce che veniva dall’ultima stanza a destra e aspettammo che, sprangata la porta, quegli venisse a riprenderci. Era un ometto d’una cinquantina d’anni, interamente raso, con degli occhi piccoli e lustri. Vestiva di nero ed era nella persona assai pulito, d’una pulitezza casalinga provinciale. Disse:
— S’accomodino.
E ci precedette nella stanza. Nella stanza non c’era nessuno. Una lucerna a petrolio sospesa al soffitto spandeva un breve cerchio di luce rossastra. Doveva essere la stanza da pranzo.
— Permettano – fece l’ometto. – Vado a chiamare mia figlia.
Sparì dall’altr’uscio. Restammo soli. Ci guardammo negli occhi. Quel mistero ci allettava. Passarono pochi secondi: poi uno scalpiccio, un urto, l’uscio si aperse e apparve, con l’ometto, una bella donna giovane.
Alta pallida forte, con i grandi occhi neri e due fosche bande di capelli sulla chiara fronte, ci guardava con un tremito della bocca molle, sorridendo un poco imbarazzata. Vestiva di nero, gravemente e soavemente. L’ometto accennò un’ottomana dove sedemmo, avvicinò una sedia, vi si abbandonò con uno strano viso d’ansia. Solo la donna rimase in piedi, immobile, con il sorriso vago degli occhi fissi su di noi.