Pronti per una puntata al cardiopalmo?! Tuffatevi nella lettura, allora!

R. E.

39

Vincenzo osserva la porzione di cortile visibile dall’esigua finestra, poco più larga di una feritoia, del ripostiglio dove lo hanno rinchiuso.
Stravaccato su una panca c’è Checco che ogni tanto guarda in su, rivolgendogli la solita smorfia sadica. Non è il solo a dedicargli attenzione, pure un obeso in pantaloncini corti e canottiera un minuto sì e l’altro no alza la grossa testa, avvicinando e allontanando un pugno alla bocca spalancata, facendo il gesto di un pompino.
– Ci godono a uccidere – considera con un tremito nella voce.
La quiete è interrotta da un motore in avvicinamento sul selciato, un furgoncino di quelli per il trasporto animali. Viene fatto scendere uno stallone dal lucido manto nerissimo.
– Arturo! – si sente gridare di gioia un paio di minuti dopo, è Sissi accorsa a riabbracciare l’animale.
La furia del sole estivo ricopre lo spiazzo di bave e bagliori di bianco accecante, da far rammaricare di doversene andare in una giornata tanto splendida.
Sissi lo cerca con lo sguardo, quindi con un sorriso smagliante esclama: – Grazie!
Vincenzo alza timidamente una mano in risposta, sentendosi quasi in imbarazzo a scalfire con la sua situazione la felicità di lei.
Un fischio. Checco e l’obeso si voltano all’unisono in direzione del suono, poi giusto un attimo per ghignare verso di lui, e si dirigono pimpanti all’ingresso del palazzo.
– Ci siamo – mormora Vincenzo, – sono fottuto.
Calcola che per arrivare dall’atrio al ripostiglio occorrono un tre minuti, il che significa che gli restano circa centottanta secondi di vita.
Fissa Sissi, è l’immagine a cui vuole restare aggrappato.
Centoventi, centodieci secondi.
Continua a fissarla.
Sessanta, forse cinquanta…
Passi pesanti nel corridoio.
– Ti amo! – le urla.
Scatto della serratura.
La porta si apre.
– No! – strilla Sissi, vedendo attraverso la finestrella Checco e il compare apparire alle spalle di Vincenzo. – Lasciatelo stare!
Percepire il panico vibrarle nella voce, fa assaporare a Vincenzo la più sublime estasi che sia data di provare sulla terra: essere ricambiati in sentimento dal vero amore.
È così esaltato che ignora la canna della Beretta premuta sulla tempia. Si sente Dio, e Dio non può morire.
– Addio, merda!

CONTINUA… mercoledì 18 aprile 2018 con il quarantesimo capitolo!

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