L’arte è l’unica cosa al mondo che possa essere consolatoria e disturbante nello stesso tempo. Non saprei in che altro modo introdurre il capitolo che vi apprestate a leggere…

R. E.

35

All’ombra di un’imponente quercia, refoli di aria dondolano le lussureggianti fronde, che in fruscii vibrano arabeschi di fresco e abbaglio, facendo sgorgare a momenti alterni dalle labbra di Sissi, che Vincenzo sta fissando sgomento da una raffica di palpiti, fiotti di pura luce come sangue da un colpo feroce.
– Quando tornerà Arturo? – chiede scansando il bacio per un soffio.
– Non lo so – risponde con voce sepolcrale: la realtà, che prima di quel rifiuto gli appariva come un’avventura prodigiosa, ha perso di schianto ogni attrattiva, convertendosi in squallore. – E poi… ho detto che posso provare qualcosa, non che è sicuro al cento per cento che ce la farò.
Sissi sbuffa. – Perché ti sei alzato?
– Non lo so… in questo momento sono un po’ sconvolto, scusa.
È la seconda volta che nota una vettura in lontananza, ora passare su un campo viola e giallo di orchidee e ginestre.
– A quanto pare non sai un cazzo! – sbotta piccata.
Vincenzo si volta, la metà inferiore del viso coperta dal braccio con cui si sta appoggiando al tronco, e senza il coraggio di metterla a fuoco chiede: – Davvero non immagini perché sto così?
Sissi increspa la fronte per alcuni secondi, quindi risponde inespressiva: – Forse è meglio se torniamo.
Ha capito, pensa Vincenzo raggelato, ha capito e non gliene frega nulla, che idiota a illudermi: una come lei può avere chiunque e io sono solo uno sfigato.
Cavalca con l’animo spento, ulteriormente esacerbato dal brutale contrasto con le emozioni galvanizzanti esperite all’andata. Si accorge di un SUV coi vetri scuri sulla destra che li segue mantenendosi a poche centinaia di metri. Senza paura, provando niente di più che una debole indolenza, interpreta il serrarsi della vigilanza come il segno dell’avvicinarsi imminente dell’interrogatorio, e quindi della sua morte.
Smontato di sella dà qualche carezza al castrone, che mostra di gradire strofinando il muso sulla mano.
– Gli piaci.
– Almeno a lui – aspetta qualche secondo, ma Sissi non ribatte nulla, allora accennando al SUV che nel frattempo è apparso a sbarrare l’ingresso della scuderia: – Vado, mi stanno aspettando.
– È per questo che sei diventato trasparente in faccia?
– Non è per questo – risponde sostenendone lo sguardo finché non è lei a distoglierlo.
– Per cosa, allora?! – chiede incrociando le braccia.
Smarrito da quel tono di sfida così spiccatamente beffardo, mormora prima di allontanarsi: – Non lo saprai mai.
Sissi lo trattiene per una spalla e con rabbia lo fa voltare. – Tanto lo so!
Neppure dopo una trentina di secondi da che sta succedendo Vincenzo ci crede, né può credere o approcciarsi razionalmente ad alcunché, come se Sissi avesse spalancato la bocca per succhiargli il cervello anziché per baciarlo.

CONTINUA… martedì 10 aprile 2018 con il trentaseiesimo capitolo!

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