Vi amo, anche se non vi conosco, e forse se vi conoscessi davvero vi amerei di meno, o affatto. Non è questa la meraviglia della letteratura? Ok, basta con le pippe e godetevi la puntata!

R. E.

33

L’animale china il muso ocra, solcato al centro da una peluria biancastra a forma di freccia, per cogliere la manciata di avena che Sissi gli porge.
– È lui Arturo? – chiede Vincenzo, vagando curioso lo sguardo per l’ampia scuderia.
– Non vedi che è una giumenta? – risponde stizzita. – Come fa ad avere un nome da maschio?
Lo stalliere li osserva da vicino all’entrata, nonostante appaia come un’ombra per via della compatta luce che sfolgora alle sue spalle, si nota il rigonfiamento della fasciatura attorno alla mano destra.
– Tuo padre dice che ha mandato tre uomini all’ospedale.
Sissi stira le labbra carnose in un sorriso beffardo. – Succede quando usi la frusta con uno stallone – sospira, con le dita pallide come ceramica sfiorando delicatamente la criniera – Il problema è che per mio padre i cavalli sono solo qualcosa da sfoggiare con gli amici, non li ama veramente.
Il trapelare di un’espressione tenera, così rara in Sissi, infonde grazia a quel viso già splendido, rendendolo addirittura stupefacente. Vincenzo dichiara di getto: – Voglio aiutarti a riavere Arturo.
– Sì, magari.
– Non ci credi?
– Tanto è impossibile.
– Io posso fare qualcosa – afferma molto seriamente.
Sissi lo fissa con interesse, per istanti in cui a Vincenzo sembra di cadere, risucchiato da quelle iridi chiare come fantasmi, finché l’urto contro un freddo riflesso di diffidenza non lo riporta bruscamente alla realtà.
– Come?
– Ora non è il caso di parlarne, devi avere fiducia in me. Tutto quello che ti chiedo in cambio è di conoscerci… passare del tempo insieme. Affare fatto?
Sissi lascia la mano che Vincenzo gli tende in sospeso nell’aria per quasi un intero minuto prima di convincersi a stringergliela. – Ti va di cavalcare? Papà ha detto che ti piace.
– Beh, sì, però è un po’ che non pratico, sai… – si gratta la nuca imbarazzato.
– Non ti preoccupare, ti do un castrone – replica, quindi rivolta allo stalliere esclama in tono perentorio: – Porta due finimenti!
L’uomo annuisce. Dopo qualche minuto torna dalla selleria. I due lo osservano in silenzio sistemare le bardature, ogni tanto digrignando i denti per la mano ferita, quindi montano a cavallo.
– Andrò piano, ma se non ce la fai comunque a starmi dietro grida.
– Ok – risponde Vincenzo, ma Sissi è già troppo avanti per sentirlo.
Inaspettatamente persino per lui, e complice la mansuetudine del castrone, impiega poco a riprendere confidenza e dal trotto lanciarsi al galoppo.
Il vento che gli sferza la faccia, il ritmico calpestio degli zoccoli sul prato all’inglese, la sospensione in aria prima della falcata successiva, gli svuotano la mente dal putridume per soffiarci libertà.
E Sissi, con la chioma che sventola selvaggia al sole, la lunga schiena tesa sulla cresta, le cosce sinuose sollevate dalla sella e i glutei sodi come marmo che sobbalzano nella spavalda cavalcata, è il vero punto di fuga dell’unica prospettiva che per Vincenzo ora conta, non l’orizzonte verso cui la tenuta sconfinata converge.
Il desiderio assurge a smania di possesso, che esplode in vampe di malessere carnale e spirituale, intollerabili. La vuole. La vuole da impazzire.

CONTINUA… martedì 27 marzo 2018 con il trentaquattresimo capitolo!

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