[display_podcast] (voce di Luca Grandelis)

Pellegrinaggio e ritorno alla Sorgente (ed. Servitium-Jaca Book, 2012), di Raimon Panikkar e Milena Carrara Pavan (traduttrice di molti dei suoi libri e curatrice dell’Opera Omnia), nato come diario di un’esperienza condivisa dagli autori (il pellegrinaggio al monte Kailasa) esce in libreria per raccontare «una storia cosmoteandrica da una piccola angolatura umana». Così nelle parole di Panikkar (p. 13) viene inteso il senso e l’apertura di un evento che – come tutto ciò che esiste – non ha ripercussioni sul solo piano materiale (e intellettuale) ma anche su quello spirituale. L’esperienza di un contatto non tanto con le cose, bensì più propriamente con la loro profondità, con la loro inesauribilità nel pensiero e il loro eccedere ogni possibilità di previsione e di utilizzo; l’esperienza di un incontro nella sfera di quell’autenticità che Panikkar ha chiamato «nuova innocenza» e che si reputa solitamente riservata alla mistica e a quelle rare ed eccezionali religiosità che hanno la fortuna di abitarla. Ma è proprio questo il messaggio fondamentale: non si esaurisce tutto nel racconto di qualcosa di irripetibile (e di inaccesibile); al contrario, il racconto vale come «esempio che la vita spirituale non è riservata a pochi» (p. 11).
Il libro – animato dal medesimo spirito del precedente Pellegrinaggio al Kailasa, degli stessi autori (ed. Servitium, 2006, del quel riprende i contenuti) – ci mostra il filosofo a partire dalla prospettiva della discepola, che lo ritrae nel suo lato intellettuale ma anche umano, mostrando così una persona alle prese con i propri limiti e difetti, ma in grado di accettare la schiettezza del commento anche quando è doloroso. Il cui ritratto è coerente nel ricordare che Panikkar non ha mai voluto essere maestro, bensì a sua volta discepolo. Perché l’unica filosofia possibile è quella imparativa, e il vero filosofo non è quello che insegna ma colui che sa imparare: «discepolo è colui che è aperto a imparare, a trarre insegnamento dovunque, attraverso chiunque. Tutti siamo e dobbiamo sentirci discepoli, discepoli della Vita stessa» (p. 185).
Pellegrinaggio è un libro nel quale passeggiare tra la spiritualità, gli aneddoti, l’esperienza della conversione dell’autrice e i tanti dettagli dell’ampia fetta di vita trascorsa insieme «sotto al pino della meditazione». Con un DVD contenente tra l’altro una gran quantità di dettagli biografici, oltre all’ultima intervista che il filosofo catalano ha rilasciato alla Carrara (regia di Gabriele Fonseca) ed un saluto conclusivo dell’amico (e a sua volta traduttore dall’inglese di alcuni saggi di Panikkar) Jiso Forzani.


R. Panikkar, M. Carrara Pavan, Pellegrinaggio e ritorno alla Sorgente, ed. Servitium-Jaca Book, 2012, pp. 203, euro 20. Edizione con DVD e con inserto fotografico a colori di 16 pp.

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Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Ho collaborato con l'Opera Omnia in italiano di Raimon Panikkar. Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri» e membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Ho pubblicato in volume i saggi: – Scienza e paranormale nel pensiero di Rupert Sheldrake (Progedit, 2020); – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e 5 libri di narrativa noir: – Troppa verità (2021), romanzo noir di Bertoni editore (2021); – L'albergo o del delitto perfetto (2020), sulla manipolazione affettiva e la violenza di genere, edito da Iacobelli; – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.