(voce di SopraPensiero)

 

C’è anche tanta Italia nella fabbrica del futuro. Nell’ambito dei finanziamenti europei per progetti legati all’ Industria 4.0, nel quadro del programma Horizon 2020, infatti, è appena stato concluso Improve, l’iniziativa che ha coinvolto diverse università dell’Ue, tra queste anche Unimore, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Improve, un successo anche italiano

Improve è un progetto finanziato dal programma Horizon 2020 dell’Unione europea. Il finanziamento dell’iniziativa è pari a 4,2 milioni di euro. Tra tutti i progetti legati al mondo dell’Industria 4.0 è da considerarsi una vera e propria eccellenza. È nato con l’obiettivo di imprimere un’accelerazione importante allo sviluppo della fabbrica intelligente, quella completamente digitalizzata, dove il futuro è a portata di mano. È in queste fabbriche che i processi produttivi stanno cambiando, con trasformazioni importanti anche sul fronte dell’organizzazione interna. Sono le imprese che non temono la rivoluzione che dal 2019 scatterà con la fatturazione elettronica perché sono ben oltre questo scoglio e si sono informate per tempo, scoprendo tutto sulla fattura elettronica 2019 anche grazie al supporto di portali come Fatture in Cloud. Cosa cambia con Improve? Che la fabbrica diventa sempre più virtuale.

Il progetto nel dettaglio

Improve nasce proprio con l’obiettivo di realizzare una fabbrica virtuale capace di fornire servizi per il supporto degli utenti. L’iniziativa, che ha visto la collaborazione di diversi istituti universitari, si è focalizzata in particolare sull’ottimizzazione e il monitoraggio, permettendo di rilevare comportamenti anomali e prevenire le inefficienze nella fase produttiva. Quattro i rami di analisi sui quali si è soffermato lo studio promosso nell’ambito del progetto: simulazione e ottimizzazione, monitoraggio delle condizioni, gestione degli allarmi e previsione qualitativa. L’obiettivo è quello di realizzare, attraverso il percorso di ricerca, delle soluzioni standardizzate da commercializzare e rendere applicabili per le p.m.i di tutta Europa. Soluzioni chiamate a rispondere a problemi che spaziano dai temi dell’autodiagnosi (monitoraggio delle condizioni, manutenzione predittiva) a quelli dell’auto-ottimizzazione (ottimizzazione energetica).

Il ruolo di Unimore

Il progetto, che si è concluso lo scorso 31 agosto, è stato realizzato grazie alla sinergia che si è creata tra 13 importanti attori internazionali. Tra questi, le università HS-OWL, ISOB, TUM (Germania), Unimore (Italia), Marmaris (Turchia) e le imprese Reicofil, Brückner, Eurice (Germania), Arcelink (Turchia), Ocme (Italia), TT (Polonia), B&R (Austria) e Xcelgo (Danimarca). L’Italia, quindi, ha fatto la sua parte sia sotto il profilo universitario che sotto quello delle imprese. Unimore, nello specifico, ha contribuito grazie al lavoro svolto dal gruppo di ricerca di Automation, Robotics e System Control Lab del DISMI – Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria. A loro il compito di occuparsi della parte di simulazione e ottimizzazione che ha portato a uno dei risultati più interessanti del progetto, quello relativo alla formazione degli operatori grazie all’utilizzo della realtà aumentata. Da queste simulazioni, infatti, è stato possibile partire per effettuare previsioni di qualità, ottimizzazione energetica e simulazione del cambio di ruolo. Coordinatore del progetto a livello italiano è stato Cesare Fantuzzi del DISMI che ha spiegato alla stampa: “Questo progetto, nel quale Unimore ha un ruolo primario, si inserisce nelle attività di altissimo livello nella ricerca industriale nel campo dell’Industria. Grazie ai risultati di questo progetto europeo, le tecnologie della simulazione ed ottimizzazione delle risorse (es. consumo di energia) potranno migliorare i processi manifatturieri nel senso delineato dalla Industria 4.0 per la competitività industriale e la sostenibilità della UE”.