[display_podcast] (voce di Luca Grandelis)

Con il passare dei giorni, diventa sempre più evidente che con poche eccezioni (es. La Stampa) i media e le cerchie di intellettuali che collaborano alle pagine culturali dei principali quotidiani non hanno capito chi è stato il fondatore del progetto Gutenberg, Michael S. Hart.

A differenza che sui mezzi di comunicazione tradizionali, su Internet molti hanno dedicato spazio al suo lavoro e hanno reso merito alla sua capacità di guardare avanti. È stato detto, con una forzatura non così eccessiva, che Hart ha inventato l’e-book. Ma non c’è bisogno di ricorrere a immagini forti per dire che ha ispirato tantissimi progetti di biblioteca digitale nel mondo (ha sicuramente ispirato noi di Liber Liber) e che è stato fra i pochi a capire quanto Internet può favorire il lavoro collaborativo e disinteressato. Come pure non gli si può non essere grati per avere regalato al mondo uno dei primi esempi pratici di cultura veramente libera.

È stato anche detto che il suo contributo alla letteratura è stato molto più significativo di tanti premi Nobel. Un parere che sottoscrivo senza esitazioni.

Questa situazione mi fa tornare alla mente quei canuti opinionisti che si lamentano delle nuove generazioni, e del generale declino della cultura. Ai loro occhi nei bei tempi andati si producevano capolavori nel campo della musica, della letteratura e dell’arte in generale. Mentre oggi c’è solo la televisione, con le sue veline.

Più modestamente credo che la cultura sia altrove, dove questi signori non sanno guardare. Consentitemi una dichiarazione spiazzante: se un tempo i pittori più grandi lavoravano per i papi, oggi alcuni dei talenti più originali e incisivi sono impegnati nell’industria dei videogiochi… Solo bisogna avere la mente aperta (e una consolle) per accorgersene. Analogamente possiamo dire che un tempo le penne più prolifiche si dedicavano alle opere teatrali; oggi alcune delle migliori scrivono straordinarie sceneggiature per i telefilm e per i fumetti (e qualcuna ancora per il teatro, che resta vivo nonostante tutto).

Sono certo che una candidatura al Nobel di Hart verrebbe accolta da questi signori con perplessità e scetticismo. Un motivo in più, a mio parere, per presentarla. Se il compito del Nobel è di premiare il merito e di valorizzare ciò che i più non comprendono, allora non esiste candidato migliore di Michael S. Hart.