(voce di SopraPensiero)

 

(di Agatha Orrico)

Maya Angelou si è ‘infilata’ più volte nella mia vita pur non conoscendola realmente. Ricordo di essermi imbattuta per la prima volta nello sguardo di questa incredibile signora guardando un video di qualche anno fa che ritraeva la cerimonia di insediamento alla casa bianca di Bill Clinton, fatto che mi stupì dato che era dai tempi di un Kennedy che non si sentiva un poeta recitare dei versi; lei recitava una sua poesia intitolata “On the Pulse of Morning”. Andai a cercare la poesia e con grande disappunto scoprii che in libreria era impossibile trovare un qualunque suo libro tradotto.
Ritrovai qualche tempo dopo il suo nome nell’elenco – quasi un guinnes dei primati – delle persone con il maggior numero (oltre 50) di lauree honoris causa: wooow per una donna, perdipiù nera! La presi ulteriormente in simpatia e volli approfondire, ma fu lei, di nuovo, a venirmi incontro: trasmettevano una sua intervista in lingua originale rilasciata alla tv americana, dove ripercorreva dolorosamente la sua infanzia. Fu lì che me ne innamorai perdutamente e non la lasciai andare più.
La piccola Maya
Nascere donna nel Missouri del 1928, e nascere nera, equivaleva ad essere considerati l’ultimo anello della catena sociale. La piccola Maya aveva subito di tutto, dalla povertà alle discriminazioni razziali. Ma il dolore più grande aveva origine nella sua famiglia: il trauma di una terribile violenza sessuale subita in casa quando aveva solo sette anni per mano del patrigno fu talmente lacerante che la piccola si isolo’ in un mutismo che durò oltre 5 anni. Maya si muoveva solitaria, in un mondo parallelo fatto di silenzio, mentre veniva avviata alla prostituzione e rimaneva incinta a 16 anni. Poi il risveglio dallo choc, la volontà di riprendersi, gli innumerevoli lavori (tra cui quello di tramviere: la prima donna, la prima nera a guidare un tram in Missouri).
Partì con il sogno di diventare qualcuno, in tasca pochi spiccioli e una ferrea volontà di riscatto. Diventò prima attrice poi ballerina, arrivarono la tv, il cinema, l’insegnamento, il giornalismo, la scrittura, fino alla consacrazione mondiale e i numerosi riconoscimenti.
ca. 1970, San Francisco, California, USA — San Francisco: Poet Maya Angelou shown in photo from files dated 1970. — Image by © Bettmann/CORBIS
Maya Angelou si è battuta tutta la vita come attivista contro le discriminazioni dei neri ma soprattutto delle donne.
Si è spenta a 86 anni, pur avendo smesso da un pò di festeggiare il suo compleanno, che coincideva con il giorno dell’assassinio di Martin Luther King: ogni 4 aprile Maya inviava un mazzo di fiori a Coretta Scott, la vedova di King.
La poetica della Angelou ha un’energia che rapisce, una potenza e un orgoglio che si incontrano raramente: esprime passione, gioia, ma anche amarezza e rabbia. Esprime la vita.
La poesia “Still I rise”, tratta dal suo terzo volume “And still I rise” usa parole di denuncia contro la discriminazione razziale, richiamando ai suoi predecessori costretti allo schiavismo. Una donna straordinaria, che ha fatto delle sconfitte il suo punto di forza.
Semplicemente donna, in tutte le sue forme.
*
Leggi la poesia:

STILL I RISE

You may write me down in history

With your bitter, twisted lies,

You may trod me in the very dirt

But still, like dust, I’ll rise.

Does my sassiness upset you?

Why are you beset with gloom?

‘Cause I walk like I’ve got oil wells

Pumping in my living room.

Just like moons and like suns,

With the certainty of tides,

Just like hopes springing high,

Still I’ll rise.

Did you want to see me broken?

Bowed head and lowered eyes?

Shoulders falling down like teardrops,

Weakened by my soulful cries?

Does my haughtiness offend you?

Don’t you take it awful hard

‘Cause I laugh like I’ve got gold mines

Diggin’ in my own backyard.

You may shoot me with your words,

You may cut me with your eyes,

You may kill me with your hatefulness,

But still, like air, I’ll rise.

Does my sexiness upset you?

Does it come as a surprise

That I dance like I’ve got diamonds

At the meeting of my thighs?

Out of the huts of history’s shame

I rise

Up from a past that’s rooted in pain

I rise

I’m a black ocean, leaping and wide,

Welling and swelling I bear in the tide.

Leaving behind nights of terror and fear

I rise

Into a daybreak that’s wondrously clear

I rise

Bringing the gifts that my ancestors gave,

I am the dream and the hope of the slave.

I rise

I rise

I rise.