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«L’istinto primo» di Ausilio Bertoli (Italic/Pequod, 2014)

L'istinto primo_coverPotrebbe essere un romanzo «a tesi» L’istinto primo, il nuovo lavoro di Ausilio Bertoli, sociologo della comunicazione e scrittore vicentino. Nella postfazione l’autore stesso spiega come lo psicanalista inglese John Bowlby sosteneva che il senso di appagamento umano (o soddisfacimento del piacere) non fosse strettamente connesso alla sfera sessuale. Un individuo può, in altre parole, accoppiarsi in mille modi e con differenti partner, ma continuare ad avvertire un senso di vuoto esistenziale. In effetti il non-più-giovane protagonista del romanzo, il libraio Fabio Mori, è alla ricerca (potremmo quasi dire «disperata») della sua metà mancante, così come teorizzata nel Simposio di Platone, dopo la fine di un rapporto con la Stronza (così appella la sua ex!) che lo ha piantato in asso per il suo professore di filosofia della scienza.

La delusione d’amore ha segnato profondamente Fabio. Otto anni dopo questi fatti, in apertura del romanzo troviamo Mori, sentimentalmente fragile e disorientato, alle prese con Anita Salmidon, infermiera di notte nel reparto di chirurgia all’ospedale dove il nostro libraio si è ricoverato per sottoporsi a un intervento chirurgico di ernia inguinale. I due trovano un’intesa immediata, o almeno così sembra a Mori. Bertoli, in questo caso si balocca con l’ambivalenza del personaggio, che in alcuni momenti travalica l’empatia e le premure che esprimono in genere queste figure professionali per flirtare col paziente, confidandogli aspetti importanti della sua vita. Per un «cuore spezzato» come quello di Fabio Mori sarebbe bastato davvero molto meno; come fosse un copione già scritto l’innamoramento divampa, intenso e irrefrenabile.

Una volta dimesso, Mori non esita a mettersi sulle tracce di Anita, che nel frattempo si è licenziata dall’ospedale, per trovare un impiego più confacente a occuparsi della sua famiglia, presso una comunità terapeutica. Mori va a trovarla sul posto di lavoro ma la delusione sarà cocente. Anita pencola tra alcune richieste di condivisione affettiva e protezione lanciate a Fabio e le pressioni delle convenzioni sociali esercitate da coloro che le stanno attorno (il marito, le figliolette, gli ospiti e il personale del centro di assistenza). Infine lo respinge con brutalità, rivelando una personalità emotivamente disturbata. Al nostro non resta che leccarsi le ferite con Betty, presentatagli dal cugino, una donna che proviene da esperienze sentimentali negative, come nel suo caso. Il rapporto tra i due rimane comunque fermo ai blocchi di partenza: troppo lunghe le ombre dei loro rispettivi trascorsi. C’è una certa attrazione fisica, ma Fabio non avverte quel trasporto che lo legava, invece, ad Anita. Seguirà una parentesi moldava che si tingerà di noir.

E altre infatuazioni: ancora un’infermiera, un’italiana che esercita in Moldavia, Alexandra. La ragazza sembra, sulle prime, concedere qualche chance a Fabio e inebriarlo con la sua sensualità. Anche Alexandra ha qualche cicatrice nell’animo da risanare; la tragica perdita del fratello, per esempio. E alcuni progetti di vita: una laurea, un’attività commerciale da avviarsi con alcuni suoi contatti moldavi. Alexandra ci appare come una donna volitiva e determinata, salvo poi prendere una colossale sbandata per un giovane medico dell’ospedale di Chisinau e sparire. Letteralmente, abbandonando la sua vecchia vita e tutti i suoi amici e conoscenti.

Non ci appare insolito che tutte le donne con le quali Fabio Mori entra in contatto rivelino aspetti materni e protettivi. Queste dinamiche, scrive Bertoli, farebbero la gioia di gente come Melanie Klein e Donald Winnicot. La chiave di volta del romanzo, allora, potrebbe condensarsi nella domanda: «Cosa riempie quel vuoto esistenziale di cui abbiamo parlato in apertura?». La risposta potrebbe essere quel che cerca Fabio Mori: un senso di protezione, di sicurezza, di certezze e di appartenenza. Ma al di là dei temi sui quali è stato imperniato il racconto, L’istinto primo è una lettura gradevole – prioritario, per il lettore, in un lavoro di narrativa -, servita da una scrittura fluida e attenta alla costruzione dei dialoghi, che restituiscono le sfumature caratteriali dei personaggi senza impantanarsi nella sociologia o negli psicologismi. Il registro è quello della commedia sentimentale e il tono, sempre lieve e sottilmente ironico anche nelle situazioni più tormentate o drammatiche, ben dispone a seguire le stralunate peripezie di Fabio Mori che paiono debordare, talvolta, nel paradossale.

I venti bizzosi e imprevedibili delle umane vicende sparigliano le carte del destino e il percorso di Fabio Mori incrocerà nuovamente quello di Anita Salmidon. La donna ha nel frattempo ricomposto, in parte, la sua vita, dopo un evento lacerante che non rivelerò per non spoilerare la trama. Con Anita Fabio riscoprirà quel codice intimo non visibile a tutti e comunque non stabilmente; riannoderà i fili di un gomitolo ora sfilacciato ora aggrovigliato, come «[ […]] quei reporter e viaggiatori incalliti, strabiliati dal mondo visibile e dai suoi misteri. Dino Buzzati li avrebbe giudicati anime inquiete, attirate dal presentimento d’amore». L’amore e la sua attesa, capace di rischiarare l’esistenza, di sottrarla al perdurante autunno, abulica e rassegnata al lento consumarsi del suo ciclo vitale. La cosa più semplice e al contempo la più difficile contemplabile. Ma allora, che cos’è questo «istinto primo» se non un poderoso e inestirpabile «istinto di sopravvivenza»?