(voce di SopraPensiero)

Digitalizzare la pubblica amministrazioneC’è un nuovo Governo e, come a Natale, gli si manda una letterina. Questa non è una di quelle che scalda il cuore delle masse: parla di burocrazia e digitalizzazione.

Non è emozionante, lo ammetto. E questo fatto è parte del problema. Se alla efficienza della nostra macchina burocratica gli Italiani dedicassero un briciolo di passione e competenza che dedicano ad altre attività, l’Italia sarebbe il Paese più competitivo d’Europa, le aziende straniere verrebbero a investire molto più facilmente (se non ricordo male, siamo al penultimo posto in Europa), e noi e i nostri figli troveremmo lavoro molto più facilmente. E invece no, non ci appassiona.

Vediamo se andando subito al dunque riesco a sollecitare qualche commento.

Primo: la burocrazia da un lato uccide (ovvero provoca morti, reali, non metaforiche), intralcia il lavoro delle aziende e fa tribolare i cittadini, ma dall’altro, va detto per non sprofondare nel pessimismo, si razionalizza e si rende molto più gestibile senza bisogno di spendere cifre altissime, anzi risparmiando, giacché come è facile intuire la burocrazia inefficiente è anche molto costosa;

secondo: la cosa più importante da fare per razionalizzare la burocrazia, è liberarsi dal pregiudizio che la specie umana sia intelligente. Buona parte delle complicazioni che subiamo è dovuta a nient’altro che stupidità. Che va stroncata. Certo ci sono le guerre di poltrone di altissimi dirigenti, lasciati per decenni nei loro feudi ad accumulare privilegi e potere (soprattutto d’intralcio), in cambio di assunzioni e favori. Ma per fortuna il grosso dei problemi della nostra burocrazia è figlio della incompetenza.

Del resto a chi può venire in mente, al giorno d’oggi, di concepire cose come il certificato di iscrizione alla Camera di Commercio o il DURC? Pezzi di carta (o file PDF nella migliore delle ipotesi) che fanno perdere agli Italiani milioni di giorni di lavoro e comportano costi inutilmente elevati. Questo approccio medioevale alla burocrazia, basato sugli oggetti (sia pure a volte digitali) è totalmente privo di senso.

Come se ne esce? Proverò a essere breve, sia perché nessuno probabilmente ha voglia di leggere un trattato, sia perché immaginare un approccio completamente diverso, e un minimo razionale, non richiede molto tempo.

Tanto per cominciare, hanno inventato Internet. E’ una buona notizia per chi vuole combattere la burocrazia. La burocrazia è gestione delle informazioni. Se le digitalizzo, le conservo in un formato standard e interoperabile, grazie a Internet queste viaggiano veloci e a costi tendenti a zero.

Roba tecnica, inutile scendere in dettagli. Ecco come potrebbe funzionare: io cittadino (privato, amministratore di un’azienda, ecc.) mi collego con il mio ID digitale (ne ho uno solo) e faccio tutto, ma tutto, online. Se non so usare o non ho un computer, mi reco presso un qualunque ufficio pubblico, presso sportelli ormai liberi.

Fine della burocrazia.

Non è stato difficile, vero? 🙂 Certo, ci sono alcuni problemi:

  1. dobbiamo essere sicuri dell’identità del cittadino;
  2. il cittadino oggi è chiamato a fornire alcune (o molte) informazioni. Oggi la burocrazia cartacea procede a colpi di autocertificazioni, ma queste informazioni, magari date in buona fede, sono corrette?
  3. sempre più lo Stato affida a privati (medici, Poste, ecc.) sue funzioni. Come la mettiamo con la privacy, la sicurezza e quant’altro?
  4. gli esempi di burocrazia digitale già inaugurati sono disastrosi. I siti funzionano male o malissimo, non sono accessibili, non sono standard, sono complicati ed evidentemente molto spesso progettati da incompetenti;
  5. c’è più o meno un altro milione di possibili eccezioni e anomalie da gestire.

Se ne può uscire vivi? Penso di sì, un passo alla volta.

Potremmo ad esempio cominciare con l’ID unificato (utente, password e password di 2° livello). Ogni amministrazione pubblica, e ogni privato che eroga servizi per conto dello Stato, deve appoggiarsi all’ID unificato.

Già questo consentirebbe da un lato di risparmiare miliardi (ogni PA si è fatto il suo sistema di identificazione, sempre costoso, spesso cervellotico e inaffidabile). Dall’altro consentirebbe di garantire livelli di sicurezza adeguati: la maggior parte delle PA non ha le competenze per progettare e gestire un sistema sicuro (la sicurezza è roba complessa). Centralizzando il tutto magari, con un pizzico di fortuna, gli “amici degli amici” che si aggiudicano gli appalti in virtù di tutto, tranne che della competenza, per una volta si riescono a tenere a bada.

Secondo passo: le informazioni vengono conservate in un formato standard e interoperabile. Quando mi collego a un servizio, ho sempre accesso al 100% delle informazioni che lo Stato ha su di me.

Se ad esempio devo iscrivere mio figlio a scuola, non devo reperire io le informazioni sul mio reddito e fornirle con un’autocertificazione. Ho una casellina che richiede il consenso, faccio click su “Sì” e il sistema autorizza la scuola ad accedere alle informazioni necessarie, e solo a quelle. Nel rispetto della privacy. Fine delle complicazioni (e delle falsificazioni).

Sto partendo per l’estero con l’auto della mia azienda e vengo fermato alla Dogana? Non devo esibire un’autocertificazione che attesta che sono io l’amministratore dell’azienda (l’autocertificazione è falsificabile, e sono guai solo se sono onesto e l’ho semplicemente dimenticata; è chiaro che il truffatore non avrà mai problemi). Inserirò invece il mio utente e password sul palmare del doganiere, e in pochi secondi, senza nemmeno scendere dall’auto, il doganiere saprà se posso o no guidare quell’auto. Con dati aggiornati in tempo reale, e non con autocertificazione vecchia fino a 6 mesi.

A chi teme il “Grande Fratello” faccio osservare che è la vecchia burocrazia a lasciare circolare le informazioni senza controllo. Ad esempio, ovunque debba qualificarmi come maggiorenne, devo esibire un mio documento dove c’è scritto come mi chiamo, dove abito, quanti anni ho esattamente, quanto sono alto, ecc. Quando invece le uniche informazioni che devo rendere note sono chi sono (tramite l’aspetto, non il nome) e che sono maggiorenne (nel 99,99% dei casi non importa quanti anni ho esattamente, e a quello 0,01% dei casi si rimedia svincolando quella specifica informazione, e solo quella). E ancora, si pensi ai dati sensibili come le malattie. Oggi se mi metto in fila per un esame rendo pubbliche a tutti informazioni delicatissime, che non di rado vengono attaccate su un foglio di carta all’ingresso dell’ambulatorio, per i turni di ingresso. Con un ID unificato e con un sistema di filtri, passo alla struttura sanitaria solo le informazioni necessarie, certificate e senza bisogno di esibirle pubblicamente.

Potrei continuare. Magari un giorno parleremo della cartella clinica digitale, anche questa standard e interoperabile. Ma come prima letterina di Natale al nuovo Governo può bastare.

Mi aiutate a farla girare? Il nuovo Ministro Madia si occuperà anche di queste innovazioni?