(voce di SopraPensiero)

L’uomo usa la parola per comunicare. Anzi: la parola è il mezzo più potente e più frequente che l’uomo usi per comunicare. E con essa l’uomo esprime non solo se stesso agli altri, ma anche il proprio modo di recepirli: ci riflettiamo nell’altro quando capiamo – tramite ciò che ci dice – che ci è vicino, che lo stiamo annoiando o che ci disprezza. La parola, insomma – chi di noi non ne ha fatto l’esperienza, da protagonista o da vittima? – può essere anche molto pericolosa, proprio perché potente: andrebbe maneggiata con cura. Siamo soliti ad esempio, senza farlo apposta, sparare sentenze moralistiche su chiunque e fare facilmente paragoni, proprio mentre neghiamo o sminuiamo con la massima disinvoltura (e perizia retorica) le nostre responsabilità. Comunicare in maniera più efficace può essere utile non solo a una maggiore chiarezza, ma anche a stabilire rapporti migliori e più autentici con quelli che ci stanno vicino: ambito di studio della CNV (Comunicazione NonViolenta), ispirata all’intuizione gandhiana e perfezionata secondo le tecniche, le pratiche e le conoscenze moderne.
Un manuale di CNV scritto con un linguaggio piano, che intercala parti più didascaliche e descrittive con aneddoti tratti dall’esperienza dell’autore e con esempi ed esercizi proposti. A volte non è la mancanza di facondia che ci impedisce di dire la cosa giusta, ma solo la nostra incapacità (quasi mai dovuta a un limite strutturale; più spesso causata da una mancanza d’allenamento) di metterci nei panni degli altri. Coltivare l’empatia e la capacità di ascolto degli altri non è un’attività né complicata né per pochi, e può essere la soluzione a tanti problemi familiari, a scuola, sul lavoro.


M.B. Rosenberg, Le parole sono finestre [oppure muri], ed. Esserci, 20146, pp. 256, euro 16,90.