«Quando Gesù Cristo disse agli Apostoli: “Istruite tutte le genti… insegnando loro d’osservare tutto quello che v’ho comandato” ingiunse espressamente alla Chiesa d’impadronirsi della morale. Certo gli uomini hanno, indipendentemente dalla religione, dell’idee intorno al giusto e all’ingiusto, le quali costituiscono una scienza morale. Ma questa scienza è completa? È cosa ragionevole il contentarsene? L’essere distinta dalla teologia è una condizione della morale, o un’imperfezione di essa? Ecco la questione: enunciarla è lo stesso che scioglierla».
 

La collana “Biblioteca della polvere” dell’editore Il Prato nasce con il lodevole e audace intento di recuperare classici della filosofia sottovalutati o accantonati. Questo secondo volume (il primo è dedicato a La divina onnipotenza di Pier Damiani) propone al lettore del terzo millennio l’opera filosofica di Alessandro Manzoni, che spesso – e quanto a torto – viene ricordato come quel noioso autore studiato a forza tra i banchi, e soltanto per il suo I promessi sposi (o magari per l’Adelchi). Il volume raccoglie i saggi: “Del romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione” – “Dell’invenzione” – “Sulla distinzione di filosofia morale e di teologia” – “Del piacere” – “Del sistema che fonda la morale sull’utilità”. A cura di Andrea Tagliapietra – ordinario di Storia della filosofia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore della collana – che qui firma l’introduzione, le note e gli apparati.


A. Manzoni, La storia e l’invenzione, ed. Il Prato, 2014, pp. 272, euro 18.