(voce di SopraPensiero)

««E Perez?» chiese Manuel atterrito. «Perez rimane dov’è. Lui è il vaticanista del giornale, tu scriverai pezzi di costume». Non capiva, continuava a fissare il direttore in cerca di spiegazioni. Questi tolse finalmente gli occhi dallo schermo. «Bergoglio è un fenomeno mediatico, non te ne sei accorto? La gente vuol sapere tutto di lui: che scarpe indossa, cosa mangia a colazione, a chi telefona la sera». Manuel sentì la bocca seccarsi improvvisamente. Trasferirsi dall’altra parte del mondo, così da un giorno all’altro, per scrivere gossip sul papa […]».

È per questo che aveva tanto studiato? E che aveva rischiato, con la sua inchiesta ardita sulla polizia corrotta della capitale argentina? Non può non domandarselo Manuel Favaro, che si vede di punto in bianco catapultato agli antipodi della redazione a fare il reporter della visita del papa in Monferrato. Evento caratterizzato da un vino particolare, il Ruché, che secondo una leggenda (che sarebbe attestata da un documento, almeno così dicono) il padre di Bergoglio, Mario, emigrante, avrebbe stappato per festeggiare il suo arrivo sano e salvo all’altra riva. Stucchevole fino all’imbarazzante, pensa; ma poi la bottiglia di Ruché più vecchia della valle (1922) viene trafugata e la cosa comincia a farsi un po’ più interessante […] Romanzo a sei mani che sa coniugare bene la leggerezza del buon vino alla densità dell’indagine. Un giallo… da bere tutto d’un fiato.


G. Fasola, I. Lombardo, F. Moscatelli, Il vino del papa, ed. Wingsbert House, 2015.