Tra le novità del 2011 la TV che nientemeno si occupa di Internet, una moderna diavoleria dove sembra ci sia una cosa chiamata Wikipedia. Un servizio del TG5 di qualche giorno fa la descrive così:

Il video contiene alcune inesattezze che ci sembra utile commentare.

Si dice che Wikipedia contiene errori (fatto vero), dopo una premessa che magnifica le doti delle enciclopedie cartacee, scritte da un “comitato di scienziati che per anni si sono dedicati alla scienza e al sapere” (altro fatto vero, anche se descritto in modo un po’… naïf).

Il servizio lascia intendere che nelle enciclopedie di carta gli errori non ci sono. Una tesi così ardita che nemmeno i venditori delle enciclopedie stesse osano sostenere. E che la rivista Nature smontò, dopo una (seria e documentata) indagine giornalistica. Si vedano ad esempio:

Insomma, gli errori ci sono, sia in Wikipedia, sia nelle enciclopedie tradizionali, persino nella più prestigiosa e autorevole di tutte, la Britannica. E sembra che ci siano in numero grosso modo equivalente. Certo, sarebbe interessante una nuova analisi statistica, fatta con gli stessi metodi rigorosi della rivista Nature, ma purtroppo il TG5 non ha saputo farli propri.

Proseguendo nel servizio, sentiamo poi: “[Wikipedia] si rivela piena di errori, di piccole e grandi sciatterie, condite però da giudizi critici e sommari che ne rivelano la natura di enciclopedia ideologizzata”. Il passaggio è debole per varie ragioni. Sarebbe stato corretto ribadire che gli errori sono in percentuale equivalente alle enciclopedie tradizionali (non è un dettaglio). E che i giudizi critici non sono di per sé un danno al dibattito culturale. Si aggiunga che per la lingua italiana il “giudizio critico” non ha necessariamente una valenza negativa; ma al di là di questo, anche le critiche negative – quando sono fondate e ben espresse – sono utili al dibattito, forse sono addirittura più utili.

Il passaggio peggiore, che sconfina nel dileggio, è però quel marchio di “enciclopedia ideologizzata”. Un’accusa così grave, un’infamia così mortificante per un progetto collaborativo, andrebbe per lo meno giustificata. E invece nulla. Il TG5 non ci spiega come fa a essere “ideologizzata” una collezione di informazioni che le specifiche di progetto vogliono il più possibile oggettiva e neutrale (http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:NPOV). Non ci spiega come possono diventare tesi condizionate da un’idea preconcetta informazioni raccolte da milioni di utenti nel mondo (i quali avranno presumibilmente ognuno un proprio punto di vista), prevenienti dalle culture e dai paesi più diversi.

Dice poi il TG5: “Fa finta di essere libera, ma intanto lancia l’appello del suo fondatore, Jimmy Wales, che in cima alla home page chiede agli Italiani una piccola donazione per far continuare a crescere Wikipedia“. Intanto una precisazione: la sottoscrizione di Wikipedia non è rivolta solo agli Italiani, ma a tutti gli utenti Internet del mondo. E poi, di nuovo, l’accusa di mentire (“fa finta di…”) andrebbe motivata. Wikipedia non chiede finanziamenti pubblici, non dipende quindi dai Governi e dai partiti politici. E non ospita pubblicità, quindi non dipende dagli inserzionisti. Vive grazie alle libere e spontanee donazioni dei suoi utenti. Quale maggiore garanzia di libertà?

In rete la quasi totalità degli utenti fa osservazioni più o meno salaci sulle accuse di sudditanza (verso chi?) di Wikipedia, mosse dal TG5 Mediaset, una testata giornalistica di un gruppo condizionato da gravi conflitti di interessi. Non mi sembra utile aggiungere considerazioni a riguardo, ma certo a volte il ridicolo sfocia nel grottesco.

Ancora dal TG5: “[…] mantenere aperta la partecipazione di tutti, peccato che così non sia, perché basta provare a modificare alcuni profili per scoprire che giudizi, commenti e dati storici non sono modificabili”. Wikipedia, quindi, mentirebbe ancora. Si dice aperta alla collaborazione, ma poi nell’andare a modificare le voci si scopre che non è possibile. Se non vi è mai capitato di imbattervi in questo problema, è perché non esiste. Ci sono sì voci protette, in percentuali infinitesimali, ma per fondate ragioni: sono le voci più esposte alle posizioni ideologiche, quelle stesse che poco prima il TG5 condannava. Quali sono i criteri per proteggere una voce? E chi decide quali voci bloccare e quali no?

Queste sarebbero state domande interessanti, ma il TG5 non se l’è poste. Così ci pensiamo noi, e trovare la risposta è piuttosto semplice, basta leggere la pagina “Gestione del vandalismo” (http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Gestione_del_vandalismo). E se non si è d’accordo con le raccomandazioni di Wikipedia? Se si ritiene di aver escogitato un regolamento migliore? Si va negli appositi spazi di discussione, e se le proprie tesi raccolgono sufficiente consenso (vedere http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Consenso), vengono approvate e messe in pratica. Queste “cose” si chiamano libertà e collaborazione.