(voce di SopraPensiero)

Ugo Mazzotta, medico legale, vincitore del Premio Tobino nel 2002 con Commissariato di polizia «La bella Napoli», ha pubblicato numerosi romanzi e racconti gialli. Ha collaborato come soggettista e sceneggiatore alle fiction televisive «R.I.S. – Delitti imperfetti» e «R.I.S. Roma – Delitti imperfetti». È membro emerito di NapoliNoir. Il suo ultimo romanzo è Il segreto dell’assassino (ed. Leone). www.ugomazzotta.com

Sta per uscire il tuo ultimo Il segreto dell’assassino (ed. Leone, 2016): quale continuità rispetto al passato, e quale novità assoluta?
L’elemento di continuità sta ovviamente nella presenza del personaggio seriale, il vice questore Andrea Prisco, protagonista di quasi tutti i miei romanzi. La novità sta nel fatto che lo stesso Prisco si muove e agisce sempre meno da “ufficiale di pubblica sicurezza”; vicende personali e di lavoro lo hanno portato a isolarsi e in quest’ultimo romanzo si comporta quasi più da investigatore privato che da funzionario della Polizia di Stato.

Non ambienti quasi mai in Campania i tuoi romanzi. Il segreto dell’assassino fa eccezione?
No, essendo ambientato in Sardegna come il precedente. In compenso ho cercato di dar sfogo alla mia napoletanità inserendo, come già mi è capitato in precedenti storie ma con un peso anche maggiore nello sviluppo della trama, personaggi partenopei e situazioni che a Napoli possono essere ricondotte.

Copertina Il segreto dell assassinoDescrivi il tuo nuovo romanzo con 3 parole che iniziano per R; e il tuo stile narrativo con 3 parole che iniziano per S.
Retrodatato (per capirla bisogna leggere il romanzo); Rovente (basta guardare la bellissima copertina); Ruvido (in questa storia nessuno va molto per il sottile).
Lo stile vorrei che lo giudicassero i lettori, non sta a me giudicarlo.

Scrivere un romanzo e portarlo fino alla pubblicazione è sempre un lavoro titanico, che coinvolge molte persone. Vuoi citarne qualcuna in particolare? E quale aneddoto, retroscena, indiscrezione puoi raccontarci?
Se me lo permetti vorrei citare una persona che non ha preso parte alla nascita di questo particolare romanzo ma senza la quale il romanzo stesso probabilmente non sarebbe mai stato nemmeno pensato. In effetti ho voluto dedicare il libro alla memoria di Tecla Dozio, editor e amica, che se ne è andata qualche mese fa. Se più di dieci anni fa non avesse creduto in me, con ogni probabilità oggi sarei solo un medico-legale e le cose più simili a un giallo che scriverei sarebbero perizie e relazioni.

Dopo un sodalizio decennale con Todaro, esci oggi con l’editore Leone: che significa questo per Mazzotta?
Una nuova avventura, tutta da scoprire.

Sei uno dei membri storici di NapoliNoir. Cosa significa per te far parte di questa Associazione di scrittori?
Godere delle cene sociali organizzate dalla nostra socia fondatrice Luciana Scepi, il va sans dire… a parte gli scherzi, sono sempre stato convinto che “fare squadra” sia importante per la crescita della scena gialla napoletana, una realtà importante ma che forse rispetto ad altre, penso per esempio a Milano e Bologna, è stata in passato meno capace di farsi conoscere, pur avendo tra i padri fondatori nomi come Veraldi o Ferrandino. Napolinoir cerca di lavorare in questa direzione, e la nostra ultima antologia, “C’è un sole che si muore” ne è una prova.

Una piccola anticipazione, in esclusiva per i nostri lettori? In attesa del 17 novembre…
Una piccola scena a testimonianza di quanto dicevo prima a proposito di Napoli.

Prisco, senza chiedergli il permesso, sedette al tavolino di Buondonno.
«Avvocato, ma guardate che sorpresa! E voi che ci fate qua?»
L’altro lo guardò in tralice. «Sono fatti miei, con il vostro permesso.»
«Avete fatto bene, qui si sta una bellezza. E poi voi mi sa che lavorate troppo.»
A Buondonno scappò un’occhiata all’orologio.
«Aspettate qualcuno?»
In fondo agli occhi dell’avvocato si accese una piccola luce di speranza, che Prisco fosse capitato davvero lì per caso.
«Veramente avevo un mezzo appuntamento con un conoscente.»
Prisco non rispose subito. Rimase a fissare Buondonno, senza alcuna espressione in volto. Solo alla fine scosse la testa. «Non viene, avvoca’.»
«Come?»
L’appuntamento, il mezzo appuntamento. Non si presenta.»
Adesso era Buondonno a guardare Prisco senza parlare.
«Avvoca’, ma che cazzo volevate fare? Eppure vi avevo detto come stavano le cose.» Prisco aveva abbassato di molto il tono della voce e smesso di sorridere. «Congiu non vi serve più a nulla. Non conta niente, l’azienda l’ha chiusa o sta per farlo e non può assumersi appalti in proprio; che ve ne fate? O volevate solo punirlo e per questo l’avete fatto picchiare?»
Visto che dal suo interlocutore non arrivavano risposte, Prisco continuò. «So’ asciuti scemi gli Autuori? Quelli non sono guappetti di cartone, che si mettono a spaventare la gente senza uno scopo. O sì? Perché ormai Congiu, quello gli potete fare quello che volete ma non vi risolve niente. O mi volete fare credere che non siete capace di trovare un’altra impresa edile disposta a coprire i vostri affari?» La voce di Prisco divenne un borbottio sommesso; solo Buondonno, a cui si era avvicinato molto più di quanto non facesse piacere a entrambi, poteva distinguere le sue parole. «Avvoca’, ma fatevi due conti. Quando ci siamo visti noi, sei, sette giorni fa?»
Buondonno finalmente aprì bocca. «Cinque.»
«Ecco, bravo. In cinque giorni qualcuno ha rotto le scatole a voi o agli Autuori? Avete sentito voci, movimenti su quel terreno a Capoterra?» Ora Prisco aveva catturato completamente l’attenzione dell’altro. «No, vero? Perché il fatto è che in questa faccenda il mio interesse è personale. Non ho detto niente a nessuno. Ma se voi non lasciate in pace all’architetto Congiu, allora io so’ costretto a chiamare i colleghi della questura, parlargli del terreno, dei vostri progetti; e lo sapete, mezz’ora dopo il terreno è sotto sequestro giudiziario, e al comune di Capoterra, dove c’è il vostro caro amico sindaco, si fa la folla di carabinieri e finanzieri. Ma chi v’o ffa fa’? Non è meglio che lasciate in pace a quel povero ragazzo e ve ne andate mò mò da qui?»
Voltò un po’ la testa, in direzione di Faccia di mastino.
«Avvoca’, su voi non sono disposto a giurare; ma dell’amico vostro sono sicuro, quello tiene un casellario giudiziario lungo qualche metro. E visto che ‘o guaglione sta carico» fece un gesto per fermare la replica di Buondonno «sta carico, avvoca’, per chi mi avete preso? L’ho visto come s’è mosso. Dicevo, secondo voi quanto ci metto a chiamare una volante e farlo portare in questura per accertamenti? E a questo punto, com’è che un pregiudicato armato si accompagna con un rispettabile avvocato del foro di Napoli? I miei colleghi sicuramente vorranno chiedere all’avvocato Buondonno perché se la fa con gente simile, no? Avvoca’, ve lo ripeto: chi v’o ffa fa’?»