[display_podcast] (voce di Luca Grandelis)

Isabel Allende è una delle autrici più importanti e apprezzate della letteratura sudamericana.

I suoi romanzi hanno molteplici sfaccettature, raccontano storie di donne che cercano la propria verità attraverso un percorso introspettivo, un cammino a ritroso che si snoda tra realismo e surrealismo, tra dolore provato, vissuto, come la morte della figlia della scrittrice, e magia, visioni, esoterismo…

«La casa degli spiriti», «Paula», «Ritratto in seppia», “La città delle bestie” sono solo alcune delle opere dove è possibile rintracciare questi aspetti, che fanno la cifra stilistica della Allende.

Con l’ultimo romanzo, «Il quaderno di Maya», l’autrice cilena torna a raccontare la vita di una donna, Maya Vidal, adolescente vittima di droga e alcol che, dai bassifondi di Las Vegas, riesce a scappare per raggiungere una terra incontaminata, nel sud del Cile, dove affronterà un altro viaggio: dal suo passato torbido, difficile, intriso di degrado e solitudine al suo futuro, fatto di solidi valori, di natura e semplicità, di rispetto e amore.

In questa isola incantata dell’arcipelago di Chiloé, terra d’origine della sua nonna paterna, un luogo primordiale, ma amico, Maya può ritrovare le proprie radici, passaggio indispensabile per guardare al futuro. La ragazza ha un quaderno dove annota tutto ciò che le accade e, attraverso la scrittura, come pezzi di un puzzle, alterna passato e presente, per ricostruire e ricomporre la sua vita.

Una prosa incalzante che si tinge di noir fa da cornice ad un altro esempio di figura femminile, coraggiosa e mai scontata, che popola la narrativa di Isabel Allende.