(voce di SopraPensiero)

«Ci sono delle domande – delle domande molto speciali – a cui si può rispondere soltanto raccontando una storia».

Quando inciampa in quel corpo, in mezzo alla strada, capisce subito che sarà una pessima giornata; ancor prima di trovare il secondo, poi il terzo. Alla fine i cadaveri ritrovati saranno 12 (anzi 15); ma di cosa siano morti, nessuno riesce a capirlo. Sembrano tutti finiti per cause naturali, tutti nello stesso momento: il che non è solo inverosimile, ma perturbante. Tuttavia, che cosa c’entra questo con lo strano impiegato dell’ufficio brevetti che sembra a tutta prima un individuo normale, anzi, in carriera… e con la sua strana disfunzione sessuale?
Pietro De Angelis, qui al suo vero esordio in grande stile in narrativa – dopo un primo romanzo sotto pseudonimo, una decina di anni fa – consegna un libro ambientato nella Londra vittoriana, riprodotta meticolosamente nelle sue sfaccettature culturali, sociali, morali. Spicca ovviamente la repressione della sessualità, tipica dell’epoca, con le sue tante conseguenze; e vengono ben messe in scena, di pari passo, le vicende personali del protagonista e quelle che hanno a che fare con il tetro Broadmoor Asylum e con le vicende che vi si apprendono. Ben scritto, al di là di qualche scelta lessicale o stilistica discutibile (“piccolo mobiletto” o “compieva”), Il mistero di Paradise Road va letto nell’ottica del romanzo vittoriano: non cioè del ritmo e della suspense cui ci ha abituati il thriller moderno, ma dell’ansia che cresce lenta, e inesorabile, fino alla fine. Bella anche l’edizione con bandelle e un’accattivante copertina.


P. De Angelis, Il mistero di Paradise Road, ed. Elliot, 2016.