[display_podcast] (voce di SopraPensiero)

Giorni fa Antonio Tombolini sul suo blog (vedi sotto) ha fatto una interessante riflessione sul futuro degli e-book. Il mercato è minacciato del modello “Spotify”, ovvero dagli abbonamenti forfait che pare garantiscano remunerazioni bassissime ad autori ed editori? Ecco un contributo al dibattito. Vi sarò grato se vorrete dire anche voi la vostra (vedere sotto il riquadro per i commenti).

Caro Antonio,

avevo letto giorni fa questo tuo post e mi ripromettevo di risponderti con un messaggio ben scritto, ma niente da fare. Il tempo corre, così dovrò produrre le solite frettolose righe di commento.

La maggior parte degli Italiani, terminati gli studi, legge un solo libro nell’arco della propria esistenza, e moltissimi nemmeno quello. Uno spreco, ma questo è lo scenario.

La fruizione di musica è tutta un’altra storia, in Italia e fuori. Ciascuno di noi ascolta decine, alcuni centinaia di brani musicali al mese. La musica può fare da sottofondo mentre facciamo le nostre troppe cose più o meno utili. Il libro invece richiede attenzione.

Questo fatto credo che condizionerà inevitabilmente i modelli di distribuzione, e dubito che un “abbonamento forfait” a tutti i libri del mondo possa essere una minaccia, anche perché c’è già (si chiama biblioteca pubblica) ed è in dismissione. Non perché le biblioteche siano diventate inutili o superate, ma perché abbiamo la classe politica che abbiamo.

Se devo dirla tutta, è altro che mi preoccupa del destino dei contenuti culturali che amiamo.

Come sai, attraverso la tua bella impresa distribuiamo su Amazon, iTunes, ecc. i nostri libri. Su alcuni nostri titoli la Apple ha messo un veto. Non vuole distribuirli. La scelta è avvenuta in modo del tutto casuale, come si addice a ogni capriccio di sovrano. Non gli è piaciuta una frase nella descrizione dei nostri e-book (una frase innocua, presente su tutti i nostri titoli, che ricorda ai lettori che abbiamo un sito con migliaia di titoli gratuiti).

Non è comunque importante il singolo episodio. E nemmeno che sia impossibile parlare con la Apple o capire perché alcuni titoli sì e altri (con la stessa identica frase) no.

E’ importante che due sole realtà, iTunes e Amazon, realizzino il 90% delle vendite (e non so quanto tempo resisterà Amazon, che fra l’altro ha commesso l’errore di adottare per gli ebook un formato proprietario).

E’ ammissibile che il mercato sia in mano a due soli operatori che fanno quello che vogliono, in barba a ogni buon senso? Qualche ingenuo dice che gli store come iTunes o Amazon sono come librerie, e che il libraio deve essere libero di scegliere cosa vendere e cosa no. Non capiscono questi ingenui che quando due soli negozi gestiscono il 90% del mercato mondiale non sono due negozi qualsiasi. E che la scelta di non farci entrare alcuni libri, o alcuni temi (è nota l’idiosincrasia di Apple verso il porno) e forse un giorno alcuni lettori, non dovrebbe essere lasciata nelle mani di due sole aziende. Perché il loro fine ultimo, benché legittimo, è semplicemente il profitto (il massimo profitto, nel minor tempo possibile), e non il progresso sociale. Che invece interessa tutti noi e che dovrebbe essere la massima priorità dei nostri Governi.

A noi hanno bloccato alcuni libri, Amazon a una lettrice norvegese (colpevole di aver fatto acquisti sullo store inglese) ha bloccato, senza rimborso, tutta la sua libreria regolarmente pagata. A un vignettista USA (vincitore del Pulitzer) hanno bloccato le vignette perché troppo sarcastiche.

Ma molti continuano a considerarli store come altri. Liberi di fare quello che gli pare dei nostri, ripeto nostri, contenuti.

Non ti pare preoccupante?

Il post originale di Antonio Tombolini: “Il futuro dell’ebook: un dubbio atroce, e sì che Rifkin me l’aveva già detto…“.