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Si può criticare “la rete” e le sue tante emanazioni (dall’e-commerce al web 2.0) quanto e come si vuole; ma se questa critica non è utile a governare il processo che ne deriva – il quale, con ogni evidenza, al momento è in progressiva espansione – resta qualcosa di sterile, elitario e, tutto sommato, velleitario.
Da questa considerazione prende le mosse il bel volume di Maria Ranieri e Stefania Manca, I social network nell’educazione. Basi teoriche, modelli applicativi e linee guida (ed. Erickson): poiché internet penetra sempre di più nelle abitudini di tutti noi (e non solo delle giovani generazioni), tanto vale “farsela amica” e provare a cavarne qualcosa di utile per i nostri figli. Battuta a parte, le autrici (con l’attenzione specificamente rivolata ai social network – ormai sempre più su piattaforma mobile: smartphone, tablet ecc., e dunque sempre più onnipresenti -sottolineano e sviluppano il risvolto potenzialmente positivo della questione: conoscere queste tecnologie e comprendere i meccanismi con i quali esse si insediano stabilmente nei processi comunicativi dei giovani, vuol dire entrare negli ingranaggi del loro modo di vedere, pensare, apprendere il mondo. Qui si apre lo spazio per una didattica nuova – non condiscendente – ma al passo coi tempi nella misura in cui sa rendere digeribili le solite, buone, vecchie cose agli stomaci dei nativi digitali, tutt’affatto e innegabilmente nuovi.
Il confine tra apprendimento formale e informale si fa qui labile, a favore del secondo, accresciuto da una poderosa spinta all’autonomia (e alla responsabilità) del soggetto discente nella ricerca delle proprie fonti di conoscenza. Qui, dove pedagogia e tecnologia si incontrano (e forse, almeno in certi casi, si scontrano) il problema più grave può essere talvolta non la formazione dei ragazzi bensì, paradossalmente, quella dei professori, poco o nulla preparati (per non dire disposti) a un radicale cambio del paradigma educativo.
Basato su un’amplissima bibliografia quasi interamente in inglese (a conferma del fatto che si tratta di un lavoro pionieristico, soprattutto in Italia) e su una solida conoscenza del mondo de social network, il libro si offre anche al lettore non edotto tramite la chiarezza dell’esposizione e l’utilizzo di immagini, schede e tabelle esplicative.

INDICE
Prefazione di Giulio Trentin
Introduzione
1. Social network: origini e definizioni
2. Educare all’uso consapevole dei social network
3. Insegnare e apprendere con i social network
4. Formarsi nei social network: comunità informali e gruppi professionali
Conclusioni
Appendice 1. Schede di buone pratiche
Appendice 2. Schede tecniche
Glossario
Bibliografia
Sitografia

Maria Ranieri è Ricercatrice di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze, dove insegna Nuove Tecnologie e Apprendimento, E-Learning e Didattica Multimediale.

Stefania Manca è Ricercatrice presso l’Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove si occupa di tecnologie didattiche, apprendimento basato sulle tecnologie, formazione a distanza ed e-learning dal 1995.


M. Ranieri e S. Manca, I social network nell’educazione. Basi teoriche, modelli applicativi e linee guida, ed. Erickson, 2013, pp. 210, euro 18.

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Laureato in scienze dell'informazione e in filosofia, gestisco il sito ufficiale in italiano del filosofo francese Maurice Bellet. Ho collaborato con l'Opera Omnia in italiano di Raimon Panikkar. Sono redattore della rivista online «Filosofia e nuovi sentieri» e membro dell'associazione di scrittori «NapoliNoir». Ho pubblicato in volume i saggi: – Scienza e paranormale nel pensiero di Rupert Sheldrake (Progedit, 2020); – Ivan Illich. Il mondo a misura d'uomo (Pazzini, 2018); – La verità cammina con noi. Introduzione alla filosofia e alla scienza dell'umano di Maurice Bellet (Il Prato, 2014); – Le cose si toccano. Raimon Panikkar e le scienze moderne (Diabasis, 2011) e 5 libri di narrativa noir: – Troppa verità (2021), romanzo noir di Bertoni editore (2021); – L'albergo o del delitto perfetto (2020), sulla manipolazione affettiva e la violenza di genere, edito da Iacobelli; – L'abiezione (2018) e L'intransigenza (2015), romanzi della collana "I gialli del Dio perverso", edita da Il Prato, ispirati alla teologia di Maurice Bellet; – C'è un sole che si muore (Il Prato, 2016), antologia di racconti gialli e noir ambientati a Napoli (e dintorni), curata insieme a Diana Lama.