(voce di SopraPensiero)

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese d’adozione, studi in giurisprudenza e in lingua cinese, collabora con la rivista online «MilanoNera», diretta da Paolo Roversi. Ha pubblicato: AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi.

Penombra segna il tuo esordio nel noir. Cominciamo dunque da qui: che cos’è questo titolo?
La penombra gioca un ruolo importante nel libro sotto più aspetti. È la penombra fisica e reale in cui vivono alcuni dei personaggi ma, allo stesso tempo, anche la penombra come condizione psicologica e morale. È qualcosa di non ben definito, una terra di passaggio tra il giorno e la notte, tra il bene e il male. Ed è proprio in penombra che avviene la maggior parte dei fatti rilevanti del libro.

Questo però non è il tuo primo libro.
È il primo cartaceo. In precedenza avevo pubblicato un e-book, AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi, di tutt’altro genere, riguardante il mondo dei giovani e le difficoltà che questi incontrano nell’ottenere un lavoro, considerata la crisi attuale. A ben pensarci, anche questo forse è un noir… o forse una tragedia.

Qualcosa, in come il volume si presenta, fa pensare d’istinto a un romanzo. Poi lo sfogli e ti accorgi che si tratta di racconti. Poi cominci a leggere e vedi che le storie sono legate fra di loro […]
Realtà e apparenza. Come nelle trame dei racconti, anche nella struttura del libro. Battute a parte, è vero. I cinque racconti sono collegati tra loro da alcune caratteristiche comuni, quali, appunto, le dicotomie realtà-apparenza e mondo onirico-mondo reale. Gli ultimi tre racconti, poi, sono accomunati dalla presenza del medesimo protagonista, il commissario Molteni, e della sua squadra.

Oltre al poliziesco c’è nel tuo libro la spinta ad andare «oltre»: parli di depressione e dipendenza, ad esempio. Qual è la cifra del tuo scrivere gialli?
È vero, e mi fa piacere che tu abbia colto questo dettaglio. Quello che mi interessa veramente, infatti, è l’aspetto psicologico dei personaggi. Indagare, da un lato, i loro sentimenti e la loro mente e, dall’altro, i moventi, le cause che hanno spinto a compiere azioni delittuose o folli. Tutto ha un motivo, reale o meno. Siamo abituati, ormai, ad additare il «mostro», ci stupiamo e indigniamo per quello che ha fatto, senza cercare di capire come e perché è arrivato a tanto. Ecco, questo invece è proprio il mio obiettivo.

Il tuo protagonista è un commissario: Molteni. Perché dovremmo appassionarci ai suoi casi? Cos’è che lo rende diverso dagli altri?
Anche qui non posso che darti ragione. La letteratura «gialla» è piena, anzi straripante di «poliziotti» di qualsiasi natura. Quello che posso dirti è che ho cercato di non rifarmi a nessuno degli investigatori che hanno preceduto Molteni. Semmai, mi sono un po’ ispirato a me stesso per quanto riguarda, ad esempio, la precisione e la cura per i dettagli e la tendenza ad osservare con distacco i comportamenti e le piccole manie di chi mi sta di fronte e a cercare di andare oltre le apparenze. Insomma, ho tentato di rappresentare un uomo normale, non un eroe o l’ennesimo 007.

Che fai nella vita? E come si concilia questo con la passione per il noir?
Diciamo che un po’ tutto quello che faccio riguarda il «crimine». Non nel senso che sono un serial killer, bensì per i miei studi giuridici – non a caso, il mio interesse principale è sempre stato rivolto all’ambito penalistico e criminologico – e per la mia collaborazione con «MilanoNera» in cui ci occupiamo, per l’appunto, di libri ed eventi riguardanti il mondo della letteratura thriller. Vista la passione per le letture di questo genere ho deciso di mettermi alla prova con la scrittura in prima persona.

Certamente, mentre parliamo di questo tuo nuovo libro, stai pensando al prossimo. Un’anteprima per i lettori di «Pagina3»?
Sarebbe uno scoop anche per me. Nel senso che ho vari progetti e idee che mi frullano in testa ma non sono ancora riuscito a mettere ordine. Di sicuro ho intenzione di restare nel genere noir, magari con un romanzo, questa volta. E non è detto che il commissario Molteni non torni con qualche nuovo caso.