(voce di SopraPensiero)

Il commissario De Luca, fortunato personaggio nato dalla penna di Carlo Lucarelli, dopo aver compiuto la sua carriera con risultati alterni durante il regime fascista tra Squadra Mobile e Buoncostume, torna in piena Guerra Fredda con “Intrigo italiano” (Torino, Einaudi, 2017), un giallo che assume i toni del romanzo politico. La storia si articola in una serie di vicende, che spingono il lettore a trovare un filo conduttore per seguire la trama e non sottovalutare gli indizi, che conducono alla soluzione del caso su cui sta indagando il protagonista. Un’opera complessa ma avvincente, un tuffo negli anni cinquanta rievocati fin dalla prime pagine dall’Aurelia di De Luca e del suo assistente Giannino, ma soprattutto dall’ambientazione della città di Bologna che ci rimanda proprio al periodo della Guerra Fredda.

Buona parte del romanzo è un lungo flashback, dopo la premessa interrotta quando i due poliziotti, a causa di una moto che intralcia la strada, stanno per compiere un incidente mortale. È il 2 gennaio del 1954; l’autore sul momento evita di informare il lettore in merito alla sorte di De Luca e Giannino e torna indietro nel tempo, al 21 dicembre dell’anno precedente, quando erano iniziate le indagini sulla morte di Stefania Cresca. La vittima era la consorte del professor Cresca, noto ricercatore che amava circondarsi di belle donne e dei musicisti Jazz dell’Alma Mater, un gruppo in realtà dalle doti assai discutibili, abituato a passare con gli amici le notti in un appartamento a Bologna. Il trappolone, come lo soprannomina Giannino, giovane poliziotto ventenne che viene inviato dai servizi segreti a fare da assistente a De Luca. Ed è stato proprio nel trappolone dove un amante, o forse un serial killer, ha annegato nella vasca da bagno Stefania Cresca, che pensando di essere inseguita si era nascosta.

Dal primo sopralluogo il protagonista ha subito il presentimento che la morte della bella donna sia in qualche modo collegata all’incidente del marito, sospetto successivamente avvalorato dalla scoperta delle ripetute telefonate che il giorno del suo omicidio la Cresca aveva fatto ad Aldino, uno dei giovani jazzisti dell’Alma Mater. I due inquirenti non impiegano molto tempo a scoprire i legami del ragazzo con alcuni agenti sovietici, risvolti che consentono a Lucarelli di inserire nel suo romanzo noir il tema politico, rendendo l’opera più complessa, ma anche assai più interessante. Seguono una serie di situazioni che mettono in crisi le deduzioni di De Luca, sempre più determinato a scoprire la verità non solo per deontologia professionale, ma anche perché talmente invischiato in questa storia da rischiare la vita.

Dalla sua parte, oltre chiaramente al fedele Giannino, si schiera la bella cantante che saltuariamente collabora con l’Alma Mater, la dolce e sensuale Claudia. Malgrado le sue origini africane non siano proprio gradite per un ex commissario fascista, la ragazza riesce a rubare il cuore di De Luca, che inizia a dividere i suoi pensieri tra i sentimenti verso di lei e gli aspetti oscuri del caso su cui sta lavorando. Una storia d’amore vissuta nei ritagli di tempo e caratterizzata dalla notevole differenza di età (lei ventenne, lui quarantenne), ma alimentata dalle personalità affini dei due innamorati, ambedue in cerca di una nuova vita.

Degli anni cinquanta, al di là dei riferimenti nostalgici ai costumi del tempo di sapore vintage, Lucarelli ci descrive la preoccupante instabilità di un Paese diviso tra due ideologie politiche. Il comunismo e la democrazia, l’utopia dell’uguaglianza o i controsensi dello sviluppo, e in questa condizione le persone che dovrebbero e vorrebbero far prevalere la giustizia, hanno irrimediabilmente le mani legate. All’ombra della crisi politica internazionale proliferano coloro che difendono gli interessi individuali, pronti a spingersi persino all’omicidio pur di non perdere la loro partita. Un gioco di potere destinato a non avere né vinti né vincitori, ma solo personaggi che sul momento prevalgono, sempre a rischio di cadere se la parte a loro contraria prende il sopravvento.

De Luca come chiunque altro, dall’operaio all’imprenditore, è costretto ad adattarsi a una realtà, che con il senno di poi sappiamo fosse destinata a un costante peggioramento con l’accrescersi delle difficoltà economiche del Paese. Ma tra alti e bassi, spesso ripensa al passato, al suo potere sotto il regime fascista, quando la stabilità politica aveva un caro prezzo, la censura sulla libertà di pensiero, ma lui poteva ancora interrogare i malviventi avvalendosi di collaboratori, che nei casi più estremi li costringevano con la forza a confessare. Quel potere e quel rispetto che non può rivendicare negli anni della Guerra Fredda.

 

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Giampaolo Giampaoli nasce a Lucca il 12 febbraio 1973. Laureato in storia contemporanea e dottore di ricerca presso l’ateneo di Scienze Politiche dell’Università di Pisa, pubblica la sua prima raccolta “Diario di poesia” nel 2002 per Prospettiva Editrice. A due anni di distanza l’associazione letteraria Cesare Viviani gli offre la possibilità di realizzare esclusivamente in e-book la sua seconda silloge, dal titolo “Frammenti”. Sono anni densi di collaborazioni per l’autore, che è invitato da Roberto Capelli, direttore del sito letterario Progetto Babele, a lavorare come redattore della sua rivista, e inizia a scrivere racconti e poesie per Opposto.net. Quest’ultimo sito pubblica anche una breve raccolta intitolata “Emozioni difficili”, presentata nella trasmissione sui canali Sky “Opposto Time”. Si ricordano, infine, le liriche apparse sull’antologia “Quinto colore” e nelle raccolte degli autori dell’associazione “Cesare Viviani”.