[display_podcast] (voce di SopraPensiero)

Le favole tradizionali, si sa, pullulano di matrigne. Indifferenti o persino crudeli, a loro è consentito quel che da una madre biologica non sembra accettabile, e dunque a malapena pensabile. Possiamo immaginare una madre cattiva? Dipende cosa intendiamo. Se l’orizzonte è la perfezione, allora tutte le madri sono cattive, tutte le madri hanno delle falle, falle che loro stesse faticano a perdonarsi e persino a confessarsi, inondate come sono dalle aspettative proprie e altrui.

Sono diversi – per fortuna – i libri che negli ultimi anni hanno cercato di sfatare miti come l’istinto materno e quello della realizzazione femminile nella maternità, dagli studi della Badinter al recente Pentirsi di essere madri di Orna Donath. Serena Ballista, giovane autrice modenese, ha scelto invece di trattare il tema attraverso la narrativa, sperimentando una pluralità di storie e di voci che toccano quasi ogni sfumatura, ogni ambivalenza dell’esperienza materna (o non materna), con una leggerezza nel racconto che non viene meno neppure davanti ai temi più scottanti.

Cattiva madre (Giraldi Editore, 2017, 10 €) è una raccolta di racconti, nove come i mesi della gravidanza; ciascuno è il ritratto di una o più madri differenti per età, provenienza, approccio alla maternità o alla non maternità.

Le accomunano la non conformità ai modelli, la consapevolezza, spesso sofferta, di un’ambivalenza originaria, in alcuni casi, il non essersi esaurite come donne nella funzione materna – fatto che ancora oggi suscita senso di colpa, quando non diretta riprovazione. Ma come: non vuoi essere madre? Non vivi solo per i tuoi figli? Sono cose che nessuno chiederebbe a un uomo, cose che le donne continuano a domandarsi, pur sapendo che si tratta di costruzioni sociali – diciamo pure patriarcali. Va detto, en passant, che mentre si lavora per decostruire i modelli più vieti si rafforzano quelli propri dell’efficientismo capitalista, se si pensa che al tradizionale cliché dell’angelo del focolare si affianca quello, altrettanto pernicioso, della madre efficiente, pedagogicamente edotta, moderna, in grado di fornire continui stimoli intellettuali ed educativi restando tuttavia bella e socialmente inserita.

Le cattive madri dei nove racconti, invece, sono quelle vere, con desideri, dubbi, pentimenti, traumi: come Laura, che proprio mentre progetta la sua maternità da “superdonna” dimentica sua figlia (Profumatissima lavanda); come Ksenija, che cambia vita per rielaborare il dolore lancinante della morte in culla (A mani calde); come Precious, la migrante nigeriana che per salvarsi ha abbandonato sua bambina; oppure come la protagonista di Due arance, che volontariamente non fa figli perché non vuole “diventare la madre di un’umanità tanto bellicosa”. In Uroboro, invece, si affronta la questione della medicalizzazione eccessiva del parto che oggi, talvolta, finisce per trasformarsi in un’esperienza di malattia – in cui le donne rischiano di esser percepite come neutre, senza personalità, puri contenitori. E così via.

Non si tratta, tuttavia, di racconti puramente descrittivi o distruttivi, poiché l’autrice sembra aver nascosto un germe di speranza, un appiglio concreto che chi ha esperienza di femminismo non faticherà a chiamare sorellanza: accanto alle protagoniste dei racconti ci sono spesso altre donne (la loro autrice per prima) che le sostengono. È il caso di Lavinia, che scambia il suo segreto inconfessabile con quello di sua nonna, trovando un’insospettabile solidarietà; è il caso delle due donne che si sfiorano in ospedale, in Uroboro, è il caso della madre di Apologia, che spera che sua figlia potrà, un giorno, capire la sua imperfezione e il valore anche politico che essa riveste. E così, accanto allo sgomento appare la vitalità, l’errore diventa umanità.

La funzione materna della donna, anche quando negata, resta ancora in primissimo piano. Si può immaginare qualcosa di diverso?

Il Book Trailer

https://www.youtube.com/watch?v=2QA-nZ4TX6o

Serena Ballista è nata a Modena nel 1985. Dal 2014 è presidente dell’Unione Donne in Italia di Modena. Insieme a Judith Pinnock ha pubblicato Bellezza femminile e verità. Modelli e ruoli nella comunicazione sessista (Lupetti, 2012), A tavola con Platone. Esercitazioni e giochi d’aula sulle differenze culturali, sessuali e di genere (Ferrari Sinibaldi, 2012), BELLA CostituZIOne. Madri e padri costituenti crescono (Ferrari Sinibaldi 2016).Nel 2017 ha pubblicato il libro per l’infanzia Una stanza tutta per me (Settenove). Cattiva madre è la sua prima opera di narrativa per adulti.