«Il giorno 2 alle ore 11 il comandante del campo riunisce tutti gli internati tedeschi, facendo loro un discorso nel quale assicurava che il campo non sarebbe stato evacuato e che egli stesso sarebbe rimasto in questo, fino all’arrivo delle truppe Americane, domandando però che essi dovevano assicurare l’ordine all’interno del campo. A questa notizia nessuno dei compagni dirigenti si fa illusioni sulle vere intenzioni del Comandante il campo»

Gilberto Salmoni – già autore di Luoghi che non avevo visto, fatti che non conoscevo, riedito da Fratelli Frilli nel 2012 – torna con un nuovo libro, Buchenwald. Una storia da scoprire, per raccontare la sua esperienza concentrazionaria: da deportato a soli 16 anni, a elemento su cui il Comitato Clandestino (l’organizzazione dei prigionieri politici all’interno del campo) avrebbe potuto contare, in caso di bisogno. Un reportage di prima mano che non ha soltanto il sapore e il valore della testimonianza. In questo momento storico delicatissimo – nel quale ancora c’è chi sostenga che la Shoah non sia mai esistita, è fondamentale il punto di vista (parziale, come tutti i punti di vista) di chi invece vi ha assistito. E la cui presunta debolezza (la parzialità, appunto) costituisce proprio la più grande forza: nel resoconto non stereotipato, ma lucido e «disallineato», come ogni racconto autentico, non preparato a tavolino, affinché le versioni concordino. Quasi centocinquanta pagine scritte con uno stile colloquiale e fervido che sembra ripreso direttamente da una conferenza a braccio. Da leggere senza meno. Per non dimenticare.


G. Salmoni, Buchenwald. Una storia da scoprire, ed. Fratelli Frilli, 2016.