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Carlo Meazza (a cura di), Luoghi di un’amicizia. Antonia Pozzi Vittorio Sereni 1933-1938, collana «Centro Internazionale Insubrico», Mimesis Edizioni, Sesto San Giovanni (MI), 2012, pp. 132, € 20,00 – ISBN: 9788857512396

 

Sono le ultime settimane dell’anno centenario della nascita della poetessa Antonia Pozzi (1912-1938); tra breve si aprirà quello di Vittorio Sereni (1913-1983). Sui vent’anni, i due – colleghi alla facoltà di Lettere della Regia Università di Milano (attualmente la ‘Statale’) – stabilirono un rapporto di amicizia solido e profondo. «Ecco, tu sei stato così per me: quell’essere di sesso diverso, così vicino che pare abbia nelle vene lo stesso tuo sangue, che puoi guardare negli occhi senza turbamento, che non ti è né di sopra né di fronte, ma a lato, e cammina con te per la stessa pianura», ebbe a scrivergli la Pozzi.

Il rapporto tra i due è stato molto studiato e un libro del 1995 (A. Pozzi e V. Sereni, La giovinezza che non trova scampo. Poesie e lettere, Scheiwiller). Giunge ora in libreria un nuovo volume, originale nell’impianto e nella realizzazione, sull’amicizia di due dei ‘grandi’ della poesia novecentesca.

«Questo mio libro – scrive Carlo Meazza – è dedicato ai luoghi della loro amicizia e della loro poesia: Pasturo, Luino, Milano, La Zelata di Bereguardo e Portofino. Antonia Pozzi e Vittorio Sereni si conobbero frequentando la facoltà di Lettere e Filosofia dell’università di Milano verso la metà degli anni Trenta e il loro fraterno rapporto di amicizia continuò fino alla tragica morte di lei. Entrambi facevano parte di un gruppo di studenti tra i quali Remo Cantoni, Enzo Paci, Luciano Anceschi, Alberto Mondadori, Dino Formaggio che, guidati dal loro professore, il filosofo [Antonio] Banfi, resistevano alla rozzezza dei tempi. Una ‘resistenza’ fondata sulla forza e sull’etica delle idee che diedero vita alla cosiddetta «scuola di Milano»».

Il volume si avvale degli importanti contributi di studiosi come Fulvio Papi, Graziella Bernabò, Onorina Dino, Pierangelo Frigerio, Clelia Martignoni, Fabio Minazzi e Stefano Raimondi. Ma «perno e vita del libro» (Clelia Martignoni, p. 19) sono proprio le fotografie di Meazza – valente fotografo con una sessantina di libri alle spalle. Meazza rinuncia alla tentazione di attingere alle molte e conosciute foto dei due. «Discretissimo anche lui come il grande Sereni, asciutto, severo, Carlo intitola il libro nudamente Luoghi di un’amicizia. [ […]] Propone solo, in un pulito e raffinato bianco e nero, i luoghi, seccamente separati e alternati alle immagini ricorrenti dei testi poetici (o più di rado epistolari) dei due amici, spesso riprodotti negli originali autografi degli archivi» (p. 19).

«Il luogo – afferma Fulvio Papi nel testo d’apertura – diventa l’autore stesso, l’occasione della sua vita e molto probabilmente anche della sua parola» (p. 13). Ma la scelta di non pubblicare immagini d’archivio, ma di quegli stessi luoghi nell’oggi, è di natura interpretativa. Dice ancora Papi: «In questo libro la fotografia di Meazza è un’interpretazione che riesce a dare una sua traduzione dei luoghi, provoca la loro vicinanza alla parola dei poeti Antonia e Vittorio, non è mai la referenza, è sempre una lettura, tutto il contrario di quella visibilità che è parente stretta con la curiosità esteriore e turistica che consente a qualcuno di dire ‘io ho visto’» (p. 14).

Risultato ne è un libro «pluricentrico», ricco di spunti e intensamente poetico.