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Ugo Santamaria

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“Lascia andare!”, fece Blesio, vedendo impallidire tutt’a un tratto il suo amico Raimondo Palli, che aveva cessato di parlare quasi interrotto da un groppo di singhiozzi. “Mi racconterai il resto un’altra volta”.
Ascoltami, disse il Demonio, posandomi la sua mano sulla testa. La contrada di cui ti parlo è una ben triste contrada nella Libia, sulle rive del fiume Zaira. E là non regnano nè riposo, nè silenzio.
Nella nobile città di Burgfarrubach un piccolo spirito maligno faceva da un pezzo questo curioso scherzo: quando un sacerdote, chiamato per scacciarlo dalla casa che metteva a soqquadro, procedeva nell’esorcismo, non ne aspettava il compimento; scappava via troppo presto, lasciando l’esorcista con un palmo di naso. E appena era al nuovo luogo e un altro esorcista arrivava con le benedizioni, le maledizioni e gli scongiuri — fst! —, esso ripeteva il giuoco.
Affari importanti mi avevano costretto a rimanere quasi tutto il santo giorno alla «Chancery Lane.» Erano le nove di sera, e francamente ne avevo abbastanza di lavorare, tanto più che il capo incominciava a dolermi.
Trafelati, ansanti, per far piú presto, quando furono sotto il borgo, — sú, di qua, coraggio! — s'arrampicarono per la scabra ripa cretosa, ajutandosi anche con le mani — forza! forza! — poiché gli scarponi imbullettati — Dio sacrato! — scivolavano.
Allora vi dirò quanto so di questo marinaio d'antfico stampo, che godette molta popolarità nella nostra marina: ma non troppe cose, poiché, quantunque lo abbia veduto coi miei occhi, abbia navigato molto tempo in sua compagnia e vuotato insieme con lui non poche bottiglie di quel vecchio e autentico Cipro che egli amava tanto, non ho mai saputo il suo vero nome, né in quale città o borgata della nostra penisola o delle nostre isole egli fosse nato.
Ho conosciuto la scià Manin da fanciullo, nel mio paese sul mare. Semplice, nel vestire e nel fare, che non si distingueva dalle altre signore della sua condizione ed età. I suoi abiti erano scuri, neri più spesso, cioè quasi sempre, con filettature e guarnizioni varie, ma sobrie, secondo la foggia del tempo… no, d’un tempo che non era già più quel tempo. Mattiniera, sì, come tutte le donne e le ragazze di provincia, sapevo che la vedevano in giro pel paese, lesta lesta, alle prime luci del giorno. Andava alla prima messa, tutte le mattine; quella prima messa che per me era come se non la dicessero, e nemmeno l’annunziassero, ché mai sentivo – beati sonni della fanciullezza! – la campanella garrula a rompere con le sue squille veloci il silenzio ancora notturno, per chiamare i fedeli.
Ai tre figli che aveva un mugnaio non lasciò altro che un mulino, un somaro e un gatto. La divisione fu presto fatta senza bisogno di notaio o procuratore, che s'avrebbero mangiato essi tutto il misero patrimonio. Il maggiore ebbe il mulino, il secondo l'asino, e l'ultimo il gatto. Non si consolava questi che gli fosse toccata una così magra porzione. "I miei fratelli, diceva, potranno, mettendosi insieme, guadagnarsi onestamente la vita; per me, mangiato che avrò il gatto e fattomi della sua pelle un manicotto, bisognerà che muoia di fame"
C'era una volta una vedova, che aveva due figlie: la prima tanto le somigliava nel viso e nel carattere, che veder lei e la mamma era tutt'una cosa. Erano tutt'e due così intrattabili e superbe che non era possibile viverci insieme. La seconda invece, che per dolcezza e civiltà era tutto il babbo, era anche la più bella ragazza che si potesse vedere