iBooks Author: una grande novità, o una pessima notizia?

19 gennaio 2012

(voce di Luca Grandelis)

La Apple ha da poche ore rilasciato il programma iBooks Author, come ampiamente riportato dalla stampa. Si vedano ad esempio i siti Internet Macity (link esterno)Webnews (link esterno).

Si tratta di un software progettato per creare libri con una speciale attitudine alla didattica, grazie alla capacità di fondere insieme immagini, testi, video, modelli 3D e interazioni. iBooks Author ha dalla sua diversi punti di forza: è gratuito, è facile da usare ed è ben progettato.

Ma, sebbene sia presto per giungere a giudizi definitivi (molti dettagli non sono ancora noti), qualche motivo di perplessità sussiste: iBooks Author sembra produrre libri che, qualora si decidesse di venderli, possono essere distribuiti soltanto attraverso l’iTunes store della Apple; inoltre il formato “.ibooks” (non “.ePub”) generato dal programma non si sa se sia aperto e interoperabile, oppure chiuso e proprietario.

Dall’avvento dei personal computer, e con maggiore convinzione oggi, con tablet e lettori e-ink, la migliore editoria ha sempre sognato di evolvere, di approfittare delle opportunità che questi dispositivi multimediali offrono. iBooks Author della Apple, una delle poche grandi aziende realmente capaci di innovare, può perciò essere un’ottima notizia, addirittura straordinaria.

Attenzione però a entusiasmarsi subito. Tutto verrebbe cancellato se la Apple avesse progettato un sistema chiuso, come altri che ha realizzato in passato, nel quale imprigionare editori, docenti e studenti.

Internet ci ha insegnato l’importanza degli standard interoperabili, ci ha fatto vedere quante ottime cose succedono quando le persone sono in grado di scambiarsi informazioni liberamente, ci ha dimostrato come anche l’economia prosperi quando non ci sono oligopoli, rendite di posizione, cartelli. E di questi tempi certo non possiamo permetterci sistemi economici inefficienti e illiberali.

In attesa di maggiori dettagli tecnici, ci auguriamo che la Apple sostenga con convinzione il libero scambio di informazioni, i mercati concorrenziali e la centralità dei formati aperti.

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5 commenti »

Commento di fleo
20 gennaio 2012 @ 08:45

Marco, scusa, ieri ho provato a creare un ebook con questo nuovo tool.
Alcune precisazioni:

- è in formato epub. Infatti puoi tranquillamente rinominare il file prodotto da .ibooks in .epub (letteralmente rinominare, non convertire, cambiare semplicemente l’estensione)

- il file .epub puoi distribuirlo come ti pare, così come fai con gli altri .epub qui in liberliber. Attualmente, quel .epub (essendo epub3 con integrazioni riconosciute solo da Apple) potrà al momento essere letto solo su Apple iPad.

in sintesi:

- non è un formato chiuso (il .epub puoi unzipparlo e accedere tranquillamente al “sorgente” per modificarlo e rezipparlo come con qualunque .epub non DRM o criptato)

- è distribuibile attraverso tutti i canali che credi. E non ho letto da nessuna parte che se vuoi vendere l’ebook fatto con iBooks Author, devi farlo solo tramite Apple.

Insomma, Marco, è una grande novità.
Ho caricato qui un video che dimostra il risultato del test che ho fatto ieri sera.

http://youtu.be/0IVcCzEGTXw

Se vuoi ti passo anche il file e lo carichi sul tuo iPad, così verifichi tu stesso quanto ho detto, puoi aprirlo e persino modificarlo. E se mi paghi 3 euro, dimostri anche che posso distribuire e vendere l’ebook senza passare da Apple :)

Commento di Marco Calvo
20 gennaio 2012 @ 12:13

In rete stanno un po’ tutti cercando di capire meglio.

A quanto ho appreso nelle ultime ore e a quanto risulta anche a te, il formato “.ibooks” è un dialetto di ePub 3. Non si sa se rilasciato in formato libero o no. Né si sa se, come auspicabile, la Apple convergerà a ePub 3 non appena ufficializzato. Insomma, se .ibooks risponde all’esigenza commerciale della Apple di uscire subito sul mercato, amen. Un esperimento che può anche starci. Se invece è il tentativo di creare – e mantenere – un dialetto proprietario, di tutto ha bisogno l’editoria, tranne che di una babele di formati incompatibili fra loro, alcuni dei quali per di più proprietari.

Altra questione: le licenze. Fino ad oggi, legittimamente, le software house ponevano delle condizioni all’uso dei propri prodotti (lo puoi usare se lo compri, oppure fai quello che ti pare perché è freeware, ecc.). Oggi la Apple si spinge oltre. Oltre il ragionevole. Pretendono di dirci cosa fare con i NOSTRI file. Vedi qui:
http://venomousporridge.com/post/16126436616/ibooks-author-eula-audacity

A quanto pare, come dici tu, se distribuisci i file gratuitamente sei libero. E OK. Se vuoi venderli, devi venderli obbligatoriamente tramite iTunes, cedendo ad Apple il 30%. Ed è il meno. L’assurdo è che decidono loro, unilateralmente, se pubblicare o no. E aggiungono lo sgarbo che ti rispondono nei tempi che pare a loro!

L’editoria ha un assoluto bisogno di evolvere. Ho scaricato e provato iBooks Author. E’ fantastico, elegante e facile da usare. Ma se le licenze rimangono queste, e se la Apple sta cercando di creare un dialetto proprietario di ePub, vanno fermati. Neanche una scuola deve adottare questa roba.

Commento di fleo
20 gennaio 2012 @ 12:58

questa restrizione della licenza è decisiva. Vade retro iBooks Author. Mi ricredo.
È un ottimo tool, ma messa così è una trappola micidiale.

Grazie per la messa in guardia, noi esaltati Apple cadiamo facilmente in queste trappole.

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