Come nasce un caso giornalistico

13 gennaio 2011

Alcune sere fa mi è capitato di leggere su Facebook un invito pubblicitario (almeno, era nella colonna dell’advertising) a consultare un articolo su tech.fanpage.it riguardante una delibera che ci avrebbe coperto di ridicolo di fronte al mondo intero, relativa a Youtube ed altre piattaforme di tv service, in merito all’obbligo di rispetto di alcune regole proprie della tv. Leggendo l’articolo, effettivamente il testo sembrava parlar chiaro, con molti link a dimostrare la tesi presentata.

L’incipit fortemente polemico:

“YouTube è una TV: le delibere Agcom indignano i media internazionali”

E’ davvero svilente scorrere i titoli dei principali blog tecnologici (inglesi e statunitensi) e constatare, dolorosamente, che le decisioni prese dalle istituzioni italiane in materia di Internet e tecnologia fanno ridere i polli, indignano gli addetti ai lavori e gettano nello sconforto i web-journalist che, ormai, non sanno più come commentare le notizie senza offendere la sensibilità di chi ha preso certe decisioni

Il corollario degli articoli linkati ed il tono del testo rendevano quasi uno zimbello, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, il nostro sistema, mentre l’opinione del lettore veniva orientata verso una zona di ribellione e di disprezzo contro la classe politica italiana.
Così, mi sono spostato su uno dei link citati e precisamente su Engadget, web magazine statunitense che gode di buona reputazione, per capirci qualcosa di più. Ed in effetti anche qui il taglio dato alla presunta decisione dell’Autorità italiana sembrava nettamente a sfavore, dove si parlava addirittura di “pazzia che per fortuna non potrà contaminare gli USA“.

In fondo all’articolo scorgo, però, una riga: “SOURCE: La Repubblica.“, ovvero la fonte degli articoli proveniva dal quotidiano italiano.

Decido allora di seguire il filo all’indietro e vado a leggere l’articolo di Repubblica, firmato da Alessandro Longo dal titolo “YouTube è come una tv – Agcom vara i nuovi obblighi”.  Due delibere appena pubblicate impongono regole ai siti di video generati dagli utenti. Destinate a far discutere le norme sulla responsabilità editoriale, l’obbligo di rettifica e le fasce protette.

Letto l’articolo, mi sono ricordato che Longo ha anche un blog, e da lì scopro che l’opinione contenuta nel suo articolo su Repubblica è stata confutata dall’opinione di un altro autorevole esperto della materia ovvero Stefano Quintarelli (nessun link è riportato su Repubblica), il quale ridimensionando notevolmente la portata della polemica del primo, riconduceva la delibera Agcom in un contesto di validità delle regole che non vuol dire che “Youtube viene equiparato alla tv” ma che si parla di servizi media e di altri aspetti da verificare.

Ora, lascio al lettore l’approfondimento sui singoli temi, laddove di interesse.

In quest’ottica mi preme osservare che a partire da un fatto si possono ottenere diverse opinioni e può accadere che soltanto una di queste possa acquisire visibilità magari a causa della linea  dell’editore, e di fatto essa può essere replicata su un numero enorme di media anche internazionali seguendo soltanto un filone, laddove il contesto potrebbe richiedere, invece, un approfondimento per essere messo a fuoco e inquadrato nella sua complessità. E’ un aspetto che bisogna tenere a mente: questo stesso articolo, per dire, è stato citato su Socialtimes.com, Tech Dirt, Tech.blorge ed una serie di altri magazine che fanno tutti riferimento all’articolo di Repubblica.

Si dirà: è la stampa bellezza. Vero. Ma l’approfondimento è quantomai necessario, specialmente oggi che c’è Internet. Non dimentichiamolo mai, quando cerchiamo di capire la realtà.

(il post è stato pubblicato anche su lucianogiustini.org)


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