Dalla fisica alla filosofia. L’epistemologia di Anna Ludovico

di Paolo Calabrò. 27 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)

Se Dalla fisica alla filosofia di Anna Ludovico (ed. Nuova Cultura, 2011) fosse il libro di un esordiente, magari una tesi di laurea o di dottorato, si potrebbe recensirlo esaltandone l’erudizione a dispetto della scarsa incisività, o la continua attenzione rivolta al linguaggio a scapito dell’approfondimento teoretico. Tuttavia l’autrice (docente di Epistemologia del Dipartimento di Filosofia dell’Università «La Sapienza» di Roma) non è per nulla un’esordiente, ma una scrittrice consumata con innumerevoli pubblicazioni al suo attivo e che ha tra l’altro contribuito alla stesura di voci per le Enciclopedie Treccani prima di venir inserita nella rassegna Who’s Who in the World (2003) e di essere inclusa tra i 2000 Outstanding Intellectuals of 21th Century (2009). (continua…)

Emilio Bacio Capuzzo. Vita di un partigiano

di Paolo Calabrò. 24 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)

Emilio Bacio Capuzzo, classe 1926, partigiano ed ex deportato, conobbe sulla propria pelle il peso del regime fascista che non era ancora nato. Nell’agosto del 1938 suo padre era stato convocato dal datore di lavoro per ricevere l’ingiunzione di iscriversi al partito fascista, pena il licenziamento. Fu così che il padre di Bacio, per giunta sfrattato su due piedi (anche il proprietario di casa era fascista) si spostò da Anguillara Veneta a Nova Milanese con sua moglie e i suoi tre bambini: il più grande di quattro anni e mezzo, il più piccolo – Bacio – ancora nella pancia della mamma (Bacio è il suo “vero” nome, scelto dalla nonna, cui fu aggiunto “Emilio” solo per poterlo battezzare cristianamente: «in chiesa, dato che non c’era san Bacio, non l’hanno accettato e così hanno dovuto aggiungere Emilio»).
Comincia con questo affresco il libro di Fabrizio Cracolici e Laura Tussi dal titolo Un racconto di vita partigiana. Il ventennio fascista e la vicenda del partigiano Emilio Bacio Capuzzo (ed. Mimesis, 2012), (continua…)

A pochi passi da te, di Roberto Pellico

di Francesco Simone. 21 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)

“A POCHI PASSI DA TE “
un libro di Roberto Pellico recensito da Rita Maione.

Storie, storie, storie… storie di uomini che non sono di pietra, storie non immagini inventate ma bensì immagini di scorci reali di vita, di amori desiderosi di amore, desideri di quei abbracci così lontani ma allo stesso tempo vicini, intimi, dolorosi, abbracci capiti e non capiti, abbracci solitari, abbracci nascosti.

Questo è un libro che ti porta a guardare con occhi esterni fuori, ti introduce dolcemente con amore, passione,imprevisti, allontanamenti ed avvicinamenti a vedere ed entrare in una realtà che può succedere davvero a qualunque sesso a pochi passi da te, conosciuta o sconosciuta per pregiudizio.

Queste storie ti accompagnano verso un tramonto di luce emotiva speranzosa di amore cosa che accomuna ogni essere umano.

Rita Maione

Fai bei sogni

di Patrizia Garofalo. 19 aprile 2012

Massimo Gramellini, Fai bei sogni, Longanesi, collana “La Gaja scienza”, Longanesi, Milano 2012, pp. 216, euro 14,90. ISBN: 8830429155

«breve riposo dona alla mamma, Signore. Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui.
È mia mamma, capito? O riporti giù lei o fai venire su me, Scegli tu. Ma in fretta.
Facciamo che adesso chiudo gli occhi e quando li riapro hai deciso? Così sia».

Fai
Bei
Sogni

È forse nel titolo il significato profondo del romanzo di Gramellini. Quando ho scritto le parole in verticale, sono giunte carezzevoli la musica consolante di una ninna-nanna e la reciprocità madre-figlio, figlio-madre, consolazione che ci/li accompagna anche quando sono in là con gli anni; è grazie a quella cantilena che hanno potuto non aver paura dell’abbandono, dello stacco, dei sogni-brutti. Entrambi.

Forse nel titolo, l’accoglienza di verità che ri-conosciute, ri-compongono ri-cordi e re-spingono ri-sentimenti.

Ultimo dell’anno, odore della mamma, vestaglia ai piedi del letto, “guaito” del padre soccorso da due persone, l’autore-bambino sarà portato da vicini di casa; domande senza risposta e un letto a castello mentre le luci dei fuochi d’artificio «smacchiavano il buio della stanza» e «un angelo con le ali di vetro perdeva l’equilibrio e precipitava sul tappeto». Era un bambino che guardava, è un uomo quello che scrive oggi alternando sorriso e lacrime come quando si narra qualcosa di doloroso e nel contempo ci si sforza a non piangere e a non far piangere.

(continua…)

Genitore e competente. Come educare i propri figli senza perderci il sonno

di Paolo Calabrò. 19 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)

Chi sa già tutto di come si fa il genitore alzi la mano. E alzi la mano anche chi non ha mai avuto problemi con un bambino che non vuol saperne di dormire, con la gelosia dei più grandi verso i nuovi arrivati, con la stanchezza o i sensi di colpa. A tutti quelli che non hanno alzato la mano (cioè a tutti i genitori) il libro Genitori competenti (ed. Erickson, 2012) del terapeuta danese Jesper Juul, spiega che educare i figli in maniera efficace e senza perdere la serenità familiare è possibile. E non perché esistano delle ricette già pronte, adatte a tutti i ragazzi e a tutti i contesti; bensì perché i bambini, nella maggior parte dei casi, desiderano davvero accontentare i propri genitori. (continua…)

Flow

di Alberto Carollo. 19 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)
Enrico Palandri, Flow
(Barbera Editore, pgg. 86, € 12,00 ISBN 978-88-7899-490-4)

Flow è uno dei primi titoli editi di questa nuova sfiziosa collana di Barbera Editore, Centocinquanta, in omaggio all’Unità d’Italia e all’inestimabile patrimonio delle nostre patrie lettere – non a caso il riferimento più diretto è a 100 Pagine, storica collana diretta da Italo Calvino per Einaudi. Il direttore di Centocinquanta è il sermidese Davide Bregola, che in un articolo apparso sulla Gazzetta di Mantova così esprime il suo modo di intendere la letteratura: «dire è lasciare che il mondo scorra attraverso di noi, nel tempo-non tempo che ci è riservato, scovare il pensiero che si immerge in noi». Un’idea che collima perfettamente con i contenuti di questa nuova prova di Enrico Palandri, già autore di Boccalone (1979, 2010 Bompiani) e de I fratelli minori (Bompiani, 2010). (continua…)

Il Dio dei leghisti. Intervista ad Augusto Cavadi

di Paolo Calabrò. 15 aprile 2012

(voce di Luca Grandelis)

Augusto Cavadi (www.augustocavadi.eu) è filosofo consulente (riconosciuto da “Phronesis”) e teologo laico (socio dell’Associazione teologica italiana). Tra i suoi scritti: Fare teologia a Palermo (1986), Le nuove frontiere dell’impegno sociale, politico, ecclesiale (1992), Il vangelo e la lupara (1995), E, per passione, la filosofia (2006), In verità ci disse altro (2009), Il Dio dei mafiosi (2009), Chiedete e non vi sarà dato (2010), Filosofia di strada (2010), Non lasciate che i bambini vadano a loro (2010), La bellezza della politica (2011). L’ultimo titolo (Il Dio dei leghisti, 2012) è stato edito dalla San Paolo di Cinisello Balsamo (Milano).

Grazie innanzitutto per aver accettato questa intervista. È passato con il Suo ultimo libro dall’indagine sul “Dio dei mafiosi” a quella sul “Dio dei leghisti”: un passo quasi naturale, scrive, rivelatore di tante similitudini ma anche di grosse differenze.
Quando una formazione politica (anche la mafia, a suo modo, lo è) si avvicina al potere, in Italia non può evitare di fare i conti con la Chiesa cattolica: per abbindolarla, se può; per minacciarla, se deve; in ogni caso, per utilizzarla come instrumentum regni. Il quadro è reso più drammatico, talora più divertente, comunque più complesso, dalla tendenza corrispettiva della Chiesa cattolica a fare altrettanto per rafforzare la sua egemonia culturale sulla popolazione. Sinora la storia attesta che, sulla breve distanza, vincono le formazioni politiche ‘laiche’ (Impero Romano, Carolingi, Napoleone, Monarchia sabauda, Fascismo, Mafia, Democrazia cristiana, Berlusconismo, Lega…), ma – sul lungo periodo – la Chiesa cattolica sopravvive al tramonto definitivo dei suoi avversari e aspiranti complici. (continua…)

Mario Lattes: “Il borghese di ventura” (1975)

di Bartolomeo Di Monaco. 15 aprile 2012

Lo scrittore torinese, nato nel 1923 e scomparso nel 2001, è nel novero di quegli autori che hanno cercato di rappresentare attraverso l’arte le contraddizioni e le umiliazioni della vita e l’anelito dell’uomo all’affrancamento e alla libertà.

Dopo la prima raccolta di racconti, “Le notti nere”, del 1958, l’anno successivo esordì nel romanzo con “La stanza dei giochi”, al quale fecero seguito più tardi i due romanzi maggiori: “Il borghese di ventura”, del 1975 e “L’incendio del Regio”, del 1976, entrambi pubblicati da Einaudi. Alcuni suoi articoli apparvero su “Il mondo” di Mario Pannunzio, nel 1957.

Lattes ha al suo attivo una intensa e importante attività nel campo della pittura e della scultura.

Non va dimenticato, inoltre, il suo impegno di editore pressola S.Lattes& C. Editori, specializzata nella pubblicazione di testi scolastici e scientifici.

Il borghese di ventura” è un romanzo non suddiviso in capitoli e narrato in prima persona. Siamo nel periodo della Seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre del ’43, e i genitori del protagonista – lo stesso autore sui vent’anni -, essendo ebrei, cercano un rifugio per il figlio onde sfuggire alle leggi razziali. Dove condurlo? In Svizzera? A Roma? In Vaticano? Decidono per Roma, dove hanno degli amici.

Si è subito colpiti dalla spontaneità discorsiva della scrittura, accidentata come avviene quando si conversa o si pensa per concatenazioni di frasi che sorgono senza preavviso, dense e fresche come per una nascita: “Noi andiamo dal Commendatore e questa è la piazza, quella è la libreria. Si vede subito, la piazza è piccola. Nella vetrina la piazza si riflette leggermente scoscesa: qui c’è il Commendatore e il Commendatore mi fa entrare in Vaticano.”; “Questi, quando lo cerchiamo, la finestrina è sparita nel buio.” (continua…)

« IndietroAvanti »