Dalla fisica alla filosofia. L’epistemologia di Anna Ludovicodi Paolo Calabrò. 27 aprile 2012
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Emilio Bacio Capuzzo. Vita di un partigianodi Paolo Calabrò. 24 aprile 2012
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A pochi passi da te, di Roberto Pellicodi Francesco Simone. 21 aprile 2012
“A POCHI PASSI DA TE “ Storie, storie, storie… storie di uomini che non sono di pietra, storie non immagini inventate ma bensì immagini di scorci reali di vita, di amori desiderosi di amore, desideri di quei abbracci così lontani ma allo stesso tempo vicini, intimi, dolorosi, abbracci capiti e non capiti, abbracci solitari, abbracci nascosti. Questo è un libro che ti porta a guardare con occhi esterni fuori, ti introduce dolcemente con amore, passione,imprevisti, allontanamenti ed avvicinamenti a vedere ed entrare in una realtà che può succedere davvero a qualunque sesso a pochi passi da te, conosciuta o sconosciuta per pregiudizio. Queste storie ti accompagnano verso un tramonto di luce emotiva speranzosa di amore cosa che accomuna ogni essere umano. Rita Maione Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Fai bei sognidi Patrizia Garofalo. 19 aprile 2012
«breve riposo dona alla mamma, Signore. Svegliala, falle un caffè e rimandala subito qui. Fai È forse nel titolo il significato profondo del romanzo di Gramellini. Quando ho scritto le parole in verticale, sono giunte carezzevoli la musica consolante di una ninna-nanna e la reciprocità madre-figlio, figlio-madre, consolazione che ci/li accompagna anche quando sono in là con gli anni; è grazie a quella cantilena che hanno potuto non aver paura dell’abbandono, dello stacco, dei sogni-brutti. Entrambi. Forse nel titolo, l’accoglienza di verità che ri-conosciute, ri-compongono ri-cordi e re-spingono ri-sentimenti. Ultimo dell’anno, odore della mamma, vestaglia ai piedi del letto, “guaito” del padre soccorso da due persone, l’autore-bambino sarà portato da vicini di casa; domande senza risposta e un letto a castello mentre le luci dei fuochi d’artificio «smacchiavano il buio della stanza» e «un angelo con le ali di vetro perdeva l’equilibrio e precipitava sul tappeto». Era un bambino che guardava, è un uomo quello che scrive oggi alternando sorriso e lacrime come quando si narra qualcosa di doloroso e nel contempo ci si sforza a non piangere e a non far piangere. Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Genitore e competente. Come educare i propri figli senza perderci il sonnodi Paolo Calabrò. 19 aprile 2012
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Flowdi Alberto Carollo. 19 aprile 2012
Enrico Palandri, Flow (Barbera Editore, pgg. 86, € 12,00 ISBN 978-88-7899-490-4)
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Il Dio dei leghisti. Intervista ad Augusto Cavadidi Paolo Calabrò. 15 aprile 2012
Grazie innanzitutto per aver accettato questa intervista. È passato con il Suo ultimo libro dall’indagine sul “Dio dei mafiosi” a quella sul “Dio dei leghisti”: un passo quasi naturale, scrive, rivelatore di tante similitudini ma anche di grosse differenze. Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Mario Lattes: “Il borghese di ventura” (1975)di Bartolomeo Di Monaco. 15 aprile 2012
Dopo la prima raccolta di racconti, “Le notti nere”, del 1958, l’anno successivo esordì nel romanzo con “La stanza dei giochi”, al quale fecero seguito più tardi i due romanzi maggiori: “Il borghese di ventura”, del 1975 e “L’incendio del Regio”, del 1976, entrambi pubblicati da Einaudi. Alcuni suoi articoli apparvero su “Il mondo” di Mario Pannunzio, nel 1957. Lattes ha al suo attivo una intensa e importante attività nel campo della pittura e della scultura. Non va dimenticato, inoltre, il suo impegno di editore pressola S.Lattes& C. Editori, specializzata nella pubblicazione di testi scolastici e scientifici. “Il borghese di ventura” è un romanzo non suddiviso in capitoli e narrato in prima persona. Siamo nel periodo della Seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre del ’43, e i genitori del protagonista – lo stesso autore sui vent’anni -, essendo ebrei, cercano un rifugio per il figlio onde sfuggire alle leggi razziali. Dove condurlo? In Svizzera? A Roma? In Vaticano? Decidono per Roma, dove hanno degli amici. Si è subito colpiti dalla spontaneità discorsiva della scrittura, accidentata come avviene quando si conversa o si pensa per concatenazioni di frasi che sorgono senza preavviso, dense e fresche come per una nascita: “Noi andiamo dal Commendatore e questa è la piazza, quella è la libreria. Si vede subito, la piazza è piccola. Nella vetrina la piazza si riflette leggermente scoscesa: qui c’è il Commendatore e il Commendatore mi fa entrare in Vaticano.”; “Questi, quando lo cerchiamo, la finestrina è sparita nel buio.” (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
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