Fiume paganodi Alberto Carollo. 3 settembre 2010
Laura Costantini, Loredana Falcone, Fiume Pagano
Nessun commento.
La nostalgia di Tahar Ben Jelloun, metafora dell’umano errare ,“illumina un sogno di farfalle”di Patrizia Garofalo. 1 settembre 2010
Sempre in un continuo crescendo nell’intera silloge “una luce balena” e il poeta diventa cantore della persistenza della nostalgia. Essa avvolge immagini, ricordi, paesaggi, oggetti e interiori-interni, nella colorazione sfuocata, inafferrabile e dolorosamente ricorrente dell’alba e del tramonto che trascolora la ricerca di un’appartenenza. Il perdersi in un deserto, lentamente si configura come ricerca umana di identità, vita e morte, spaesamento e “fuggenza” dal reale. La poesia di Jelloun si svela insieme al respiro del vento che soffia sui ricordi, insabbia il dolore per poi rimandare al cuore, specchi di sé che riflettono e sconquassano alberi e mare. “Nelle notti d’esilio/ dal paese amato soffia un vento così forte/ da far crollare gli alberi di nostalgia/ e depositare le sabbie del Sud sui tuoi occhi chiusi./”. “Quando lo specchio, stanco di riflettere,/ cesserà di restituire immagini,/ quando il tempo, liberato dalle nostre urgenze,/ fermerà il suo andare,/ quando il colore, tradendo i sensi,/ si mescolerà alla grisaglia dei nostri mattini/ solo il gabbiano andrà/ a posarsi ancora sulle creste di schiuma/”. Tahar Ben Jelloun Nessun commento.
Vincenzo Pardini: “Banda randagia”, Fandango, 2010di Bartolomeo Di Monaco. 31 agosto 2010
“Donata era bella quanto misteriosa. La sua solitudine ne accentuava il fascino.” Donata è la protagonista del primo dei nove racconti, “La moglie del serpente”, che formano la raccolta. Nata già un po’ ritrosa, un tentativo di violenza subito da un compagno la segna ancora di più nel carattere. Dubiterà degli uomini. Non le andrà mai di parlare con altri della sua vita intima. “Essere aggredita, stuprata era un timore da cui non riusciva a liberarsi.” La sua natura e la terribile esperienza accentueranno in lei alcune perversioni latenti. Facilitata in ciò dalla sua bellezza, si troverà a vivere esperienze di forte morbosità. Non si sottrarrà nemmeno al desiderio di uccidere. Un serpente boa acquistato in un negozio cinese, da cui si sente attratta, la renderà protagonista di una insolita storia d’amore. La scrittura di Pardini è veloce, fatta di frasi stentoree. Il sesso vi compare come elemento dominante della vita, al quale nessuno può sottrarsi, e che riesce a far esplodere le più nascoste e inquiete verità su noi stessi. Anche Eldo, il protagonista di “Banda randagia”, è un tipo introverso, come Donata. Appartato, silenzioso, non ama intrattenersi con i compagni. Troverà una pistola e sarà spinto dal desiderio di uccidere. (continua…) Nessun commento.
La guerra lontano dalla guerra. L’Emilia Romagna, una regione ospedaledi Andrea Scartabellati. 29 agosto 2010
Nessun commento.
L’ “Urlo di Munch” nella parola disvelante di Alessandro Rivalidi Patrizia Garofalo. 15 agosto 2010
«“C’è una rete che imbriglia/ quello che non si vede/…”. Forse Rivali scrive di questa tela e ha compreso il compito vero ed arduo del poeta: fare visibile l’invisibile senza lacerare la tela che lo imbriglia, svelare. E il compito dello svelamento non è indolore. Il sangue versato è anche il suo». (Roberto Mussapi, dalla recensione su “La riviera del sangue“). (continua…) 1 commento.
Curzio Malaparte: “Mamma marcia”, 1959di Bartolomeo Di Monaco. 14 agosto 2010
Tra onirismo ed espressionismo si apre questo romanzo – confessione, uscito postumo, a cura di Enrico Falqui, due anni dopo la morte dell’autore (al secolo Kurt Erich Suckert – Prato, 9 giugno 1898 – Roma, 19 luglio 1957). La confessione consiste nel ripercorrere la sua vita con le gioie e le delusioni che l’hanno contraddistinta. La madre sta morendo, il figlio è accorso al suo capezzale. La madre sa che è la prima volta che il figlio si apre a qualcuno ed è felice che lo faccia con lei. Qualche volta si appisola penetrata a poco a poco dalla morte, ma l’autore non si arresta, non fa pause. Davanti a quella morte avverte la necessità di fare il bilancio anche della sua vita. Troveremo scritto più avanti che un uomo comincia a morire soltanto quando muore sua madre. Il titolo viene da questa frase: “L’Europa è ormai una mamma marcia”. Nessun commento.
Vademecum per uomini liberi: “Fahrenheit 451″di Michele Nigra. 30 luglio 2010
Ray Bradbury, “Fahrenheit 451” – Mondadori, Oscar classici moderni, 2005 Guy Montag, il protagonista di Fahrenheit 451, è un figlio d’arte. Esercita la stessa professione del nonno e del padre, in una cupa America asfissiata da un maccartismo all’ennesima potenza. La prima edizione del romanzo di Bradbury vide la luce nel 1953, quando il clima di sospetto e persecuzione instaurato dal senatore repubblicano Joseph McCarthy volgeva al termine. La storia architettata da Bradbury è figlia del suo tempo, fu concepita in un’epoca che, secondo le parole di Eleanor Roosevelt, “è stata una vera e propria ondata di fascismo, la più violenta e dannosa che questo paese abbia mai avuto”. Guy Montag, come dicevamo, è un figlio d’arte, ma il suo lavoro non incarna i valori positivi di una qualunque disciplina che nobiliti il genere umano. Non è uno scrittore, non dipinge, non fa emergere forme dal marmo né compone musica. Insieme ai suoi colleghi percorre la città nottetempo a bordo di un veicolo arancione. Tutti calzano “neri elmetti color coleottero”. Nel buio squarciato dalla loro sirena si dirigono veloci verso le case dei sovversivi. Corrono attraverso giardini, sfondano porte, salgono scale a perdifiato. Quando scoprono dei libri formano delle cataste e, schiacciando il pulsante dei tubi lanciafiamme, li inondano di cherosene ardente. In un mondo normale, Guy Montag e i suoi compagni sarebbero i vigili del fuoco ma qui, in questo grottesco mondo liberticida, sono chiamati gli incendiari. Montag, con malcelato orgoglio, dice che il suo “è un bel lavoro. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.” (continua…) Nessun commento.
|