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	<title>Pagina Tre &#187; Frontiere digitali</title>
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	<description>La rivista di Liber Liber</description>
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	<copyright>Copyright © Pagina Tre 2011 </copyright>
	<managingEditor>info@liberliber.itLiberLiber (Liber Liber)</managingEditor>
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		<title>Pagina Tre</title>
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	<itunes:subtitle>Pagina Tre, la rivista di Liber Liber</itunes:subtitle>
	<itunes:summary>Pagina Tre è una rivista sperimentale promossa dall’associazione culturale no profit Liber Liber (vedere http://www.liberliber.it/). Scopo dell’associazione, e della rivista, è favorire l’accesso alla cultura, nel senso più ampio dei termini. Favorire l’acceso: da un punto di vista tecnologico, semplificando dispositivi e programmi e introducendo accorgimenti che consentano l’accesso anche ai disabili; da un punto di vista economico, abbattendo o azzerando i costi; da un punto contenutistico, valorizzando le opere meno note.</itunes:summary>
	<itunes:keywords>cultura, letteratura, musica, libri, teatro, ebook, audiolibri</itunes:keywords>
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		<item>
		<title>Un tablet per ogni studente? La Apple tra iPad, iBooks e editoria&#8230;</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2012/02/01/5763/</link>
		<comments>http://www.paginatre.it/online/2012/02/01/5763/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 13:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fiorenzo Oliva</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal sito Mondi digitali. Le frontiere dell&#8217;editoria, http://mondigitali.wordpress.com Come si accennava nell&#8217;ultimo post pubblicato sul blog Mondi digitali, Le frontiere dell&#8217;editoria, la Apple è entrata con prepotenza nel mondo degli eBook, oltreché nel florido mercato del self-publishing. Le novità recentemente &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2012/02/01/5763/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal sito <em>Mondi digitali. Le frontiere dell&#8217;editoria</em>, <a href="http://mondigitali.wordpress.com" target="_blank">http://mondigitali.wordpress.com</a></p>
<p>Come si accennava nell&#8217;<a title="mondidigitali.wordpress.com" href="http://mondidigitali.wordpress.com/2012/01/10/guadagnare-di-piu-spendendo-di-meno-e-scoccata-lora-del-self-publishing-su-ebook/" target="_blank">ultimo post</a> pubblicato sul blog <a title="Mondi digitali" href="http://mondidigitali.wordpress.com" target="_blank">Mondi digitali, Le frontiere dell&#8217;editoria</a>, la <strong>Apple è entrata con prepotenza nel mondo degli eBook</strong>, oltreché nel florido mercato del self-publishing. Le novità recentemente presentate a New York su <em>iBooks 2</em> e <em>iBooks Author</em> (clicca <a title="Sito iPhone Italia" href="http://www.iphoneitalia.com/apple-education-event-tutte-le-novita-in-un-unico-articolo-costantemente-aggiornato-328450.html" target="_blank">qui</a> per leggere tutte le news sulla presentazione) hanno aperto un grande dibattito.</p>
<p><strong>Danno la possibilità di editare un eBook a costo zero. E allora qual è il problema?</strong></p>
<p><strong></strong>Innanzitutto, i fatti. Apple ha introdotto un nuovo software, gratuito e semplice da usare, per l&#8217;autoproduzione di eBook. Si chiama iBooks Author (se hai mac provalo <a title="iBooks Author Apple" href="http://www.apple.com/support/ibooksauthor/" target="_blank">qui</a>) ed è un software per il self-publishing. In concorrenza, quindi, a quello della Amazon. Nelle prime 72 ore il software è stato scaricato circa 90.000 volte, mentre sono stati più di 350.000 i download per i libri di testo che Apple ha messo a disposizione (leggi <a title="Macitynet" href="http://www.macitynet.it/macity/articolo/Record-di-download-in-soli-3-giorni-per-i-libri-scolastici-di-Apple-e-iBooks-Author/aA57078" target="_blank">qui</a> per saperne di più).<span id="more-5763"></span></p>
<p><a href="http://mondidigitali.files.wordpress.com/2012/01/ibooksauthor.jpg"><img class="aligncenter" src="http://mondidigitali.files.wordpress.com/2012/01/ibooksauthor.jpg" alt="iBooks author" width="500" height="184" /></a></p>
<p>Vi starete chiedendo: e allora? Come mai tutto questo dibattito? Beh, gli <em>i</em>Book così creati possono essere <strong>venduti solo nell’iBookstore della Apple.</strong> E questo non è un dettaglio di poco conto. Quindi, se vi capiterà di editare il vostro bell&#8217;<em>i</em>Book, potrete intraprendere due strade:</p>
<p>1) renderlo pubblico gratuitamente;<br />
2) venderlo, dividendo ovviamente i guadagni con l&#8217;azienda di Cupertino.</p>
<p>Così scrive Alessandro Miglio nel suo interessante <a title="Alessandro Miglio" href="http://www.alessandromiglio.com/2012/01/22/educazione-digitaleapple-sceglie-che-cosa-studiamo/" target="_blank">post</a>:</p>
<blockquote><p><em>Ciò suona più o meno così: io, Apple, ti do in licenza gratuita un software per fare gli iBooks. Se tu vuoi vendere un testo digitale fatto con iBooks Author devi per forza farlo nel mio negozio. Io prendo una commissione (il 30%?) sui tuoi ricavi. Io decido che cosa è degno di stare nel mio store e che cosa invece non deve essere venduto. Insomma – conclude Miglio –, abbastanza inquietante, no?</em></p></blockquote>
<p><strong>A trovarlo inquietante sono in tanti</strong> (in merito leggi anche <a title="Come se" href="http://comese.wordpress.com/2012/01/25/ibooks-ebooks-textbooks-e-gli-insegnanti/" target="_blank">questo</a> interessante post del blog <em>Voglio vivere come se</em>), anche se, in realtà, messa in questo modo l&#8217;offerta non sembra molto differente da quella del <a title="Kindle Direct Publishing" href="https://kdp.amazon.com/self-publishing/signin/184-3985077-9241056" target="_blank">Kindle Direct Publishing</a> di Amazon (leggi due vecchi post sui successi &#8211; e sugli insuccessi &#8211; di chi si è autopubblicato, cliccando <a title="http://mondidigitali.worpress.com" href="http://mondidigitali.wordpress.com/2011/12/22/autopubblicazione-autoimpaginazione-e-autopromozione-e-possibile-vendere-un-milione-di-ebook-in-5-mesi/" target="_blank">qui</a> e <a title="http://mondidigitali.wordpress.com/" href="http://mondidigitali.wordpress.com/2012/01/10/guadagnare-di-piu-spendendo-di-meno-e-scoccata-lora-del-self-publishing-su-ebook/" target="_blank">qui</a>).</p>
<p><strong>Cosa c&#8217;è nascosto tra le righe?</strong></p>
<p><strong></strong>Ma in realtà la situazione è diversa e più complessa, e anche un tantino più inquietante. Il fatto è che la Apple punta sulla produzione di <strong>eBook educativi, per la scuola</strong>. E Il software è così ben fatto – a quanto si dice, io in realtà l&#8217;ho provato e qualche critica ce l&#8217;avrei, ma ne parleremo in uno dei prossimi post – che anche un utente poco esperto può generare eBook di discreta fattura.</p>
<p>L&#8217;utilizzo delle nuove tecnologie a scuola, in un mondo che si trasforma così velocemente, è da tempo dibattuto. Si sognano nuove forme di apprendimento, si sogna “<strong>un tablet per ogni studente</strong>”, come tempo fa aveva dichiarato il ministro Profumo (leggi <a title="Leggi l'articolo su Repubblica" href="http://www.repubblica.it/scuola/2011/12/23/news/un_tablet_sul_banco_non_solo_un_libro_2_0-27116836/" target="_blank">l&#8217;articolo</a> su Repubblica) e <em>app</em> per l’apprendimento (leggi anche <a title="da PianetaBook" href="http://www.pianetaebook.com/2011/12/ebook-a-scuola-basta-sognare-12115" target="_blank">questo post</a> di <em>pianetaebook</em>, pubblicato non più di un mese fa).<br />
Un liceo di Bergamo sta già utilizzando i tablet per lo studio. Sono in prova, in via sperimentale (leggi <a title="Ipad a scuola" href="http://www.pianetaebook.com/2011/04/ipad-nella-scuola-italiana-primo-bilancio-positivo-6143" target="_blank">qui</a>). Succede in Italia, ma succede ancora di più all&#8217;estero, in particolare in Inghilterra o negli Stati Uniti. Ma la Apple con questa mossa vuole entrare con prepotenza sul mercato dei testi scolastici, un mercato non ancora battuto dai libri in digitale e in potenziale espansione (estrema). Così Alessandro Miglio &#8211; sempre in questo <a title="Alessandro Miglio" href="http://www.alessandromiglio.com/2012/01/22/educazione-digitaleapple-sceglie-che-cosa-studiamo/" target="_blank">post</a> &#8211; sintetizza che cosa ci promette l’accoppiata iPad-iBooks 2:</p>
<blockquote><p><em>1. Apple reinventa i libri di testo. Saranno splendidi (</em>gorgeous, gorgeous books<em>).</em><br />
<em>2. Faranno innamorare i bimbi dell’apprendimento.</em><br />
<em>3. Saranno interattivi, multimediali, ma anche fruibili in modo tradizionale.</em><br />
<em>4. Costeranno al massimo 14,99$ e acquistabili con un click (o un </em>tap<em>).</em></p></blockquote>
<p>Pensateci, quindi: <strong>un software gratuito dove docenti e insegnanti possono editare autonomamente i propri libri </strong>di testo, pensati per i propri alunni, sempre modificabili,<strong> sempre aggiornabili e immediatamente fruibili, a costi molto bassi</strong>, con guadagni sulle vendite. A livello teorico, grossi vantaggi per loro. E grandi vantaggi anche per gli studenti e le famiglie, che spenderanno di meno per i libri e quindi per l&#8217;educazione dei propri figli.</p>
<p>Ma il giochetto è conveniente soprattutto per Apple, sotto molti punti di vista. Innanzitutto diventa editore, senza investirci alcuna risorsa: ha un guadagno del 30% sulla vendita di ogni eBook, con spese quasi nulle. La Apple, però, si spinge ancora oltre, ed è questo il punto focale: che <strong>controlla anche il device</strong>. Gli eBook editi da Apple sono infatti file .ibooks, e pertanto leggibili solo con un iPad.</p>
<p><strong>Una intelligente mossa commerciale, ma chi ci guadagnerà?</strong></p>
<p><strong></strong>Quindi, per riassumere: i libri di testo per la scuola saranno più economici, ma quanto si dovrà spendere per poterli utilizzare? <strong>Ogni studente dovrà dotarsi di un device, o meglio di un device Apple, e cioè di un iPad</strong>. Almeno 500 euro di spesa. Che queste spese le sostenga la scuola, o il singolo studente, è ininfluente: se l&#8217;iBooks Author dovesse ingranare, per la Apple saranno palate di soldi. Ma, a ben vedere, solo per la Apple. Non sarà così per gli insegnanti – quanto guadagneranno a vendere i libri (eventualmente) editi da loro ai propri studenti? Non si parla sicuramente di grandi numeri, ma di bazzecole –. Non guadagneranno di sicuro neanche gli studenti (o la scuola), che risparmieranno sul singolo libro/eBook ma dovranno dotarsi di un costoso iPad.</p>
<p>La Apple invece guadagnerà in primo luogo vendendo i propri device. E poi &#8211; e non poco! &#8211; con le vendite degli eBook, con il meccanismo della <a title="La coda lunga secondo Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga" target="_blank">coda lunga</a>.</p>
<p>Per capire la coda lunga, copio e incollo questo estratto da <a title="Wikipedia.it" href="http://www.wikipedia.it" target="_blank">Wikipedia</a>:</p>
<blockquote><p><em>Un dipendente di Amazon ha descritto la coda lunga nei seguenti termini: &#8220;Oggi abbiamo venduto più libri tra quelli che ieri non sono affatto andati di quanti ne abbiamo venduti tra quelli che ieri sono andati&#8221;. Analogamente, Wikipedia, pubblicata dagli utenti della rete, conta un <strong>grande numero di voci di bassa popolarità, che collettivamente generano più traffico</strong> rispetto al numero limitato di voci molto popolari presenti in una enciclopedia convenzionale come la <a title="Encicolpedia britannica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Encyclop%C3%A6dia_Britannica" target="_blank">Encyclopædia Britannica</a>.</em></p></blockquote>
<p>In pratica, guadagnando il 30% (o simili percentuali) su ogni eBook scolastico venduto, la Apple, anche se probabilmente non avrà tanti eBook che scalano le classifiche, <strong>collettivamente</strong> guadagnerà un sacco di soldi, provenienti dalle migliaia di libri venduti anche solo per qualche decina di copie da ogni insegnante ai propri studenti.</p>
<p><strong>&#8220;Non possiamo permetterci sistemi economici inefficienti e illiberali</strong>&#8221;</p>
<p>Concludo citando Marco Calvo, uno dei punti di riferimento di <a title="Liber LIber, il sito" href="http://www.liberliber.it" target="_blank">Liber Liber</a> (leggi qui un vecchio <a title="LIber Liber su mondidigilita.wordpress.com" href="http://mondidigitali.wordpress.com/2011/12/10/liber-liber-il-sapere-condiviso-e-unutopia-possibile/" target="_blank">post</a> su <a title="Mondi digitali" href="http://mondidigitali.wordpress.com" target="_blank">Mondi digitali</a>), che in un <a title="Paginatre" href="http://www.paginatre.it/online/2012/01/19/5683/" target="_blank">post</a> sulla rivista online <a title="Paginatre.it" href="http://www.paginatre.it/online/" target="_blank">paginatre.it</a> (rivista per la quale anch&#8217;io ho di recente iniziato a collaborare) scrive così:</p>
<blockquote><p><em>iBooks Author della Apple, una delle poche grandi aziende realmente capaci di innovare, può perciò essere un’ottima notizia, addirittura straordinaria. Attenzione però a entusiasmarsi subito. Tutto verrebbe cancellato se la Apple avesse progettato un <strong>sistema chiuso, come altri che ha realizzato in passato, nel quale imprigionare editori, docenti e studenti</strong>. Internet ci ha insegnato l’importanza degli standard interoperabili, ci ha fatto vedere quante ottime cose succedono quando le persone sono in grado di scambiarsi informazioni liberamente, ci ha dimostrato come anche l’economia prosperi quando non ci sono oligopoli, rendite di posizione, cartelli. E di questi tempi certo non possiamo permetterci sistemi economici inefficienti e illiberali.</em></p></blockquote>
<p><iframe width="640" height="360" src="http://www.youtube.com/embed/Z6HeyTldraw?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Per saperne di più</strong></p>
<p><strong></strong>iBooks Author permette l&#8217;utilizzo di testi e immagini con funzione <em>drag &amp; drop</em> e include <em>widget multitouch</em> per gallerie di immagini, filmati o altro. Prevede inoltre l&#8217;utilizzo di <em>template</em> e una vasta scelta tra colori e font. (Clicca <a title="Per saperne di più" href="http://www.macitynet.it/macity/articolo/Su-Mac-App-Store-arriva-iBooks-Author-in-Italiano/aA56997" target="_blank">qui</a> per saperne di più a livello tecnico).</p>
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		<item>
		<title>iBooks Author: una grande novità, o una pessima notizia?</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2012/01/19/5683/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 22:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Calvo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) La Apple ha da poche ore rilasciato il programma iBooks Author, come ampiamente riportato dalla stampa. Si vedano ad esempio i siti Internet Macity (link esterno) e Webnews (link esterno). Si tratta di un software progettato per &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2012/01/19/5683/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><a href="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2012/01/iBooksAuthor.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5684" title="iBooks Author della Apple" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2012/01/iBooksAuthor-150x150.png" alt="" width="150" height="150" /></a>La Apple ha da poche ore rilasciato il programma <strong>iBooks Author</strong>, come ampiamente riportato dalla stampa. Si vedano ad esempio i siti Internet <a href="http://www.macitynet.it/macity/articolo/Su-Mac-App-Store-arriva-iBooks-Author-in-Italiano/aA56997">Macity (link esterno)</a> e <a href="http://www.webnews.it/2012/01/19/ibooks-author-recensione/">Webnews (link esterno)</a>.</p>
<p>Si tratta di un software progettato per creare libri con una speciale attitudine alla didattica, grazie alla capacità di fondere insieme immagini, testi, video, modelli 3D e interazioni. <strong>iBooks Author</strong> ha dalla sua diversi punti di forza: è gratuito, è facile da usare ed è ben progettato.</p>
<p>Ma, sebbene sia presto per giungere a giudizi definitivi (molti dettagli non sono ancora noti), qualche motivo di perplessità sussiste: <strong>iBooks Author</strong> sembra produrre libri che, qualora si decidesse di venderli, possono essere distribuiti soltanto attraverso l&#8217;<em>iTunes store</em> della Apple; inoltre il formato &#8220;.ibooks&#8221; (non &#8220;.ePub&#8221;) generato dal programma non si sa se sia aperto e interoperabile, oppure chiuso e proprietario.<span id="more-5683"></span></p>
<p>Dall&#8217;avvento dei personal computer, e con maggiore convinzione oggi, con tablet e lettori e-ink, la migliore editoria ha sempre sognato di evolvere, di approfittare delle opportunità che questi dispositivi multimediali offrono. <strong>iBooks Author</strong> della Apple, una delle poche grandi aziende realmente capaci di innovare, può perciò essere un&#8217;ottima notizia, addirittura straordinaria.</p>
<p>Attenzione però a entusiasmarsi subito. Tutto verrebbe cancellato se la Apple avesse progettato un sistema chiuso, come altri che ha realizzato in passato, nel quale imprigionare editori, docenti e studenti.</p>
<p>Internet ci ha insegnato l&#8217;importanza degli standard interoperabili, ci ha fatto vedere quante ottime cose succedono quando le persone sono in grado di scambiarsi informazioni liberamente, ci ha dimostrato come anche l&#8217;economia prosperi quando non ci sono oligopoli, rendite di posizione, cartelli. E di questi tempi certo non possiamo permetterci sistemi economici inefficienti e illiberali.</p>
<p>In attesa di maggiori dettagli tecnici, ci auguriamo che la Apple sostenga con convinzione il libero scambio di informazioni, i mercati concorrenziali e <strong>la centralità dei formati aperti</strong>.</p>
<p>Sono graditi i commenti; utilizzate il form disponibile qui sotto per dire la vostra.</p>
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		<itunes:subtitle> (voce di Luca Grandelis)
La Apple ha da poche ore rilasciato il programma iBooks Author, come ampiamente riportato dalla stampa. Si vedano ad esempio i siti Internet Macity (link esterno) e Webnews (link esterno).
Si tratta di un software progettat[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
La Apple ha da poche ore rilasciato il programma iBooks Author, come ampiamente riportato dalla stampa. Si vedano ad esempio i siti Internet Macity (link esterno) e Webnews (link esterno).
Si tratta di un software progettato per creare libri con una speciale attitudine alla didattica, grazie alla capacità di fondere insieme immagini, testi, video, modelli 3D e interazioni. iBooks Author ha dalla sua diversi punti di forza: è gratuito, è facile da usare ed è ben progettato.
Ma, sebbene sia presto per giungere a giudizi definitivi (molti dettagli non sono ancora noti), qualche motivo di perplessità sussiste: iBooks Author sembra produrre libri che, qualora si decidesse di venderli, possono essere distribuiti soltanto attraverso l&#8217;iTunes store della Apple; inoltre il formato &#8220;.ibooks&#8221; (non &#8220;.ePub&#8221;) generato dal programma non si sa se sia aperto e interoperabile, oppure chiuso e proprietario.
Dall&#8217;avvento dei personal computer, e con maggiore convinzione oggi, con tablet e lettori e-ink, la migliore editoria ha sempre sognato di evolvere, di approfittare delle opportunità che questi dispositivi multimediali offrono. iBooks Author della Apple, una delle poche grandi aziende realmente capaci di innovare, può perciò essere un&#8217;ottima notizia, addirittura straordinaria.
Attenzione però a entusiasmarsi subito. Tutto verrebbe cancellato se la Apple avesse progettato un sistema chiuso, come altri che ha realizzato in passato, nel quale imprigionare editori, docenti e studenti.
Internet ci ha insegnato l&#8217;importanza degli standard interoperabili, ci ha fatto vedere quante ottime cose succedono quando le persone sono in grado di scambiarsi informazioni liberamente, ci ha dimostrato come anche l&#8217;economia prosperi quando non ci sono oligopoli, rendite di posizione, cartelli. E di questi tempi certo non possiamo permetterci sistemi economici inefficienti e illiberali.
In attesa di maggiori dettagli tecnici, ci auguriamo che la Apple sostenga con convinzione il libero scambio di informazioni, i mercati concorrenziali e la centralità dei formati aperti.
Sono graditi i commenti; utilizzate il form disponibile qui sotto per dire la vostra.</itunes:summary>
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		<itunes:author>Liber Liber</itunes:author>
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		<title>I video degli Stati Generali dell&#8217;Innovazione</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/12/21/5498/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 20:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Siti Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[micropagamenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Paolo Gentiloni (PD) che propone postazioni pubbliche per i cittadini con minore familiarità con la Rete, a Guido Scorza (avvocato, giornalista) che promuove gli “Open Data”, i dati prodotti con risorse pubbliche, per aumentare la trasparenza della PA e consentire lo &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/12/21/5498/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da <strong>Paolo Gentiloni</strong> (PD) che propone postazioni pubbliche per i cittadini con minore familiarità con la Rete, a <strong>Guido Scorza</strong> (avvocato, giornalista) che promuove gli “Open Data”, i dati prodotti con risorse pubbliche, per aumentare la trasparenza della PA e consentire lo sviluppo di nuove forme di impresa.</p>
<p>Nella <a title="Video" href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/progetti/evento-2011/atti/video/">sezione video</a> del sito Internet degli Stati Generali dell&#8217;Innovazione, anche gli interventi di <strong>Linda Lanzillotta</strong> (PD) e di <strong>Gianni Pittella</strong>, vice presidente vicario del Parlamento Europeo.</p>
<p>Qui Paolo Gentiloni parla dei micropagamenti:</p>
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<p>Qui gli <a title="Video" href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/progetti/evento-2011/atti/video/">altri video</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’Innovazione Indifferente, ovvero perché il governo Monti non parla (giustamente) di innovazione nella PA</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/12/11/5431/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Russo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Frontiere digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Poste]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Generali dell'Innovazione]]></category>

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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) Volentieri rilanciamo questo articolo di Paolo Russo, del sito Stati Generali dell&#8217;Innovazione. Lo so. Non è un gran titolo per un post sul sito di una associazione che si propone di &#8220;portare l’innovazione nell’agenda della politica &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/12/11/5431/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5485" title="logo SGI" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/12/2011-12-13-logo-SGI-300x300-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Volentieri rilanciamo questo articolo di Paolo Russo, del sito <a href="http://www.statigeneralinnovazione.it/online/2011/12/linnovazione-indifferente-ovvero-perche-il-governo-monti-non-parla-giustamente-di-innovazione-nella-pa/">Stati Generali dell&#8217;Innovazione</a>.</p>
<p style="padding-left: 30px;">Lo so. Non è un gran titolo per un post sul sito di una associazione che si propone di <em>&#8220;portare l’innovazione nell’agenda della politica italiana&#8221;</em>. Però forse è anche il caso di cominciare a comunicare in maniera un po’ diversa dal solito. Propongo a tutti noi che lavoriamo in questo settore di fare una cosa innovativa: un po’ di autocritica. Seguitemi per un minuto mentre vi racconto una breve storia.</p>
<p>Ieri pomeriggio dovevo espletare una sgradevole incombenza: pagare una multa per divieto di sosta. Ammetto il crimine. Mi tocca pagare. Sul retro dell’accertamento vengo doviziosamente informato che posso attraversare tutta Roma per andare a pagare presso un ufficio comunale in orari impossibili per chi lavora. Oppure posso pagare alle Poste. Ma anche lì mi aspetterebbero un paio d’ore di fila. Vuoi che la mia &#8220;smart city&#8221; non mi offra un modo intelligente di pagare on-line?<span id="more-5431"></span></p>
<p>Vado sul sito del Comune di Roma e dopo 10 minuti di ricerche non ho trovato nulla. Scemo me. Ormai dovrei sapere che i siti delle PA sono studiati scientificamente per non farti trovare quello che cerchi. Vado su Google. Boom! Cinque secondi e trovo il sistema di gestione pagamenti del Comune di Roma. In effetti, mi ricordo che era una <em>innovazione</em> annunciata con molta enfasi qualche anno fa. Fantastico: se hai un account attivo con l’Agenzia delle Entrate puoi accedere subito! Dopo una successione di sei tediose schermate di informative inutili il mio entusiasmo svanisce all’improvviso, quando nella pagina che finalmente dovrebbe farmi procedere all’autenticazione leggo: &#8220;Il servizio è momentaneamente sospeso&#8221;. Impreco tra me e me. Non me lo potevano scrivere sei schermate fa?</p>
<p>Pazienza. Vorrà dire che è la volta che apro un account alle Poste per usare i loro <em>innovativi</em> servizi on-line: pubblicizzano che si può pagare con la carta di credito ed è quello che mi serve. Dieci minuti e sono registrato. Però poi per accedere ai servizi dispositivi devo ri-autenticarmi e mi segnala un errore. Perdo altri dieci minuti a verificare di aver scritto correttamente username e password. Poi l’illuminazione: proviamo con Chrome al posto di Safari. Funziona. Evidentemente alle Poste non hanno risorse da investire per testare la compatibilità dei loro servizi con tutti i maggiori browser. E poi perché una autenticazione funziona e l’altra no? Bah. Paghiamo e non facciamoci troppe domande. Si, troppo facile! Arrivato al dunque scopro che si può pagare con la carta di credito, ma non i bollettini bianchi. Quelli rossi si, quelli bianchi no. Misteri.</p>
<p>A questo punto ho buttato via già più di tre quarti d’ora. Potevo essere a metà della fila alla Posta. Persevero per puntiglio. Scopro che un servizio <em>innovativo</em> di Lottomatica consente di pagare le multe dal tabaccaio, ma solo in contanti. Beh, meglio di niente, almeno non c’è fila. Mi vesto e vado. &#8220;Mi spiace ma le multe accertate con un modulo TPL non si possono pagare qui. Solo quelle con i foglietti che hanno sopra il codice a barre. Non è colpa nostra se il Comune ha modi diversi di elevare le contravvenzioni&#8221;. Altra mezz’ora buttata. Decido di non sprecare tempo ad andare a provare l’innovativo servizio che consente di pagare le multe agli sportelli Bancomat del Monte dei Paschi. Probabilmente scoprirei che è obbligatorio indossare mocassini e io ho solo scarpe con i lacci.</p>
<p>Stamattina sono in fila da più di un’ora alle Poste e mi aspetta almeno altrettanto. Però posso usare il mio iPad per scrivere questo post ed evitare di buttare del tutto queste due ore della mia vita. Ah, le bellezze dell&#8217;innovazione che funziona!</p>
<p>Ogni favola ha la sua morale.</p>
<p>Per cominciare, l’innovazione tipicamente autoreferenziale delle strutture pubbliche non migliora la vita del cittadino. La peggiora semmai introducendo ulteriore frammentazione delle procedure. È una semplice meccanizzazione della follia.</p>
<p>Ma non sarebbe così grave: basterebbe ignorarla. Però, se la percezione della persona della strada è che l’innovazione nella PA gli peggiora la vita, allora in un momento in cui ha bisogno di costruire consenso intorno a misure dolorosissime e impopolari, un governo non può certo basare la propria comunicazione sui vantaggi chimerici di una <strong>innovazione indifferente</strong> alle necessità del cittadino.</p>
<p>Se al mondo esiste una <strong>&#8220;broken user experience&#8221;</strong> da sistemare è certamente quella offerta ai cittadini dalla PA italiana. Allora, se vogliamo incidere come innovatori, se vogliamo che la politica percepisca un possibile ritorno di consensi dagli investimenti in innovazione e la alzi nelle priorità di governo, forse è il caso di cominciare a ragionare in termini di esigenze primarie dei cittadini da risolvere e non solo di tecnologie o metodologie o principi ideali. Finché la scelta sarà tra spendere per tenere aperto un Pronto Soccorso in più e la digitalizzazione georeferenziata cromatica trasversale degli archivi delle PA residenti ai numeri civici dispari di città aventi codice catastale pari, l’opinione pubblica non avrà un secondo di dubbio. E la politica si nutre del consenso dell’opinione pubblica.</p>
<p><strong>Quali sono secondo voi i dieci problemi quotidiani prioritari della gente per risolvere i quali la PA dovrebbe investire in innovazione?</strong></p>
<p>Io ho ancora un paio d’ore per pensarci mentre aspetto inutilmente in fila per pagare una multa&#8230;</p>
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		<itunes:subtitle> (voce di Luca Grandelis)
Volentieri rilanciamo questo articolo di Paolo Russo, del sito Stati Generali dell&#8217;Innovazione.
Lo so. Non è un gran titolo per un post sul sito di una associazione che si propone di &#8220;portare l’innovazione nell’[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
Volentieri rilanciamo questo articolo di Paolo Russo, del sito Stati Generali dell&#8217;Innovazione.
Lo so. Non è un gran titolo per un post sul sito di una associazione che si propone di &#8220;portare l’innovazione nell’agenda della politica italiana&#8221;. Però forse è anche il caso di cominciare a comunicare in maniera un po’ diversa dal solito. Propongo a tutti noi che lavoriamo in questo settore di fare una cosa innovativa: un po’ di autocritica. Seguitemi per un minuto mentre vi racconto una breve storia.
Ieri pomeriggio dovevo espletare una sgradevole incombenza: pagare una multa per divieto di sosta. Ammetto il crimine. Mi tocca pagare. Sul retro dell’accertamento vengo doviziosamente informato che posso attraversare tutta Roma per andare a pagare presso un ufficio comunale in orari impossibili per chi lavora. Oppure posso pagare alle Poste. Ma anche lì mi aspetterebbero un paio d’ore di fila. Vuoi che la mia &#8220;smart city&#8221; non mi offra un modo intelligente di pagare on-line?
Vado sul sito del Comune di Roma e dopo 10 minuti di ricerche non ho trovato nulla. Scemo me. Ormai dovrei sapere che i siti delle PA sono studiati scientificamente per non farti trovare quello che cerchi. Vado su Google. Boom! Cinque secondi e trovo il sistema di gestione pagamenti del Comune di Roma. In effetti, mi ricordo che era una innovazione annunciata con molta enfasi qualche anno fa. Fantastico: se hai un account attivo con l’Agenzia delle Entrate puoi accedere subito! Dopo una successione di sei tediose schermate di informative inutili il mio entusiasmo svanisce all’improvviso, quando nella pagina che finalmente dovrebbe farmi procedere all’autenticazione leggo: &#8220;Il servizio è momentaneamente sospeso&#8221;. Impreco tra me e me. Non me lo potevano scrivere sei schermate fa?
Pazienza. Vorrà dire che è la volta che apro un account alle Poste per usare i loro innovativi servizi on-line: pubblicizzano che si può pagare con la carta di credito ed è quello che mi serve. Dieci minuti e sono registrato. Però poi per accedere ai servizi dispositivi devo ri-autenticarmi e mi segnala un errore. Perdo altri dieci minuti a verificare di aver scritto correttamente username e password. Poi l’illuminazione: proviamo con Chrome al posto di Safari. Funziona. Evidentemente alle Poste non hanno risorse da investire per testare la compatibilità dei loro servizi con tutti i maggiori browser. E poi perché una autenticazione funziona e l’altra no? Bah. Paghiamo e non facciamoci troppe domande. Si, troppo facile! Arrivato al dunque scopro che si può pagare con la carta di credito, ma non i bollettini bianchi. Quelli rossi si, quelli bianchi no. Misteri.
A questo punto ho buttato via già più di tre quarti d’ora. Potevo essere a metà della fila alla Posta. Persevero per puntiglio. Scopro che un servizio innovativo di Lottomatica consente di pagare le multe dal tabaccaio, ma solo in contanti. Beh, meglio di niente, almeno non c’è fila. Mi vesto e vado. &#8220;Mi spiace ma le multe accertate con un modulo TPL non si possono pagare qui. Solo quelle con i foglietti che hanno sopra il codice a barre. Non è colpa nostra se il Comune ha modi diversi di elevare le contravvenzioni&#8221;. Altra mezz’ora buttata. Decido di non sprecare tempo ad andare a provare l’innovativo servizio che consente di pagare le multe agli sportelli Bancomat del Monte dei Paschi. Probabilmente scoprirei che è obbligatorio indossare mocassini e io ho solo scarpe con i lacci.
Stamattina sono in fila da più di un’ora alle Poste e mi aspetta almeno altrettanto. Però posso usare il mio iPad per scrivere questo post ed evitare di buttare del tutto queste due ore della mia vita. Ah, le bellezze dell&#8217;innovazione che funziona!
Ogni favola ha la sua morale.
Per cominciare, l’innovazione tipicamente autoreferenziale delle strutture pubbliche non migliora la vita del cittadino. La peggiora semmai introducendo ulteriore frammentazione delle procedure. [...]</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Audio, Politica</itunes:keywords>
		<itunes:author>Liber Liber</itunes:author>
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		<title>Consoft Sistemi: innovazione… nella parità</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/11/29/5364/</link>
		<comments>http://www.paginatre.it/online/2011/11/29/5364/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 21:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Grandelis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Frontiere digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[Gruppo Consoft]]></category>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) Oggi vi voglio parlare di un esempio di innovazione sui generis, in special modo perché coinvolge una azienda che di mestiere fa innovazione “classica”. Si tratta del Gruppo Consoft, un insieme di aziende di informatica e &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/11/29/5364/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-5341" title="Consoft-Parks" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/11/ConsoftPaginaTre.jpg" alt="" width="280" height="198" />Oggi vi voglio parlare di un esempio di innovazione sui generis, in special modo perché coinvolge una azienda che di mestiere fa innovazione “classica”. Si tratta del Gruppo Consoft, un insieme di aziende di informatica e domotica che oltre alla crescita continua di fatturato e dimensioni, ha alle spalle 25 anni di avanguardia nella cultura sociale; una vera “innovazione culturale in ambito tecnologico”, considerando che si parla di un gruppo interamente italiano!<br />
Niente di meglio &#8211; per capire di cosa si tratta &#8211; che sentire le parole del Direttore Generale della Consoft Sistemi: Cristina Bonino.</p>
<p>D: <strong>Direttore, lei è al vertice di un gruppo che da tempo si può definire “Grande Azienda”. Il timone è suo – in questo ruolo o in ruoli analoghi &#8211; dalla nascita dell’azienda. Un’azienda che ha superato egregiamente sino ad oggi le innumerevoli crisi di mercato (globale o specifico del settore), incrementando il proprio fatturato ed affermandosi sempre più nell’ambito specifico dell’ICT. Questo lo sappiamo tutti. L’obiettivo dell’intervista però è un altro, che conosciamo io e lei, ma che vorrei i lettori scoprissero pian piano. Rimaniamo quindi un po’ sul vago… inizi col dirmi qualcosa della sua azienda.</strong></p>
<p>R: E’ un po’ difficile per me fare la misteriosa, ma potrei iniziare dicendole che ogni azienda ha delle peculiarità che la caratterizzano , che la identificano, che in qualche modo rappresentano il DNA aziendale, l’anima aziendale; rimangono sempre nell’azienda anche quando questa cresce, cambia, evolve. Loro rimangono, più o meno visibili, e sono lo strato duro ed immutabile.</p>
<p>D: <strong>Quindi quali sono le peculiarità della Consoft Sistemi?</strong></p>
<p>R: Una è quella tecnologica, siamo nati come azienda tecnologicamente all’avanguardia e continuiamo ad essere così; siamo sempre affascinati dagli aspetti innovativi, investiamo per essere sempre sull’innovazione, non ci piace “stare fermi”.<span id="more-5364"></span></p>
<p>Sicuramente ci impegniamo anche in ambiti aziendali più tradizionali, ma parallelamente vien sempre fuori questa anima tecnologica che spinge l’azienda. Ma non è questa peculiarità che le interessa di più in questo contesto.</p>
<p>L’altra peculiarità &#8211; più interessante &#8211; è quella di essere un’azienda nata nel rispetto delle pari opportunità e del diversity management. La Consoft Sistemi ha avuto, dalla sua nascita sino a pochi anni fa, una prevalenza di personale femminile rispetto a quello maschile che per un’azienda tecnologica di informatica e telecomunicazioni è una rarità. Oggi siamo con una presenza femminile poco sotto il 50%, calo dovuto al fatto che il numero di laureate in ingegneria ed informatica è in questi anni sceso drasticamente; assumere donne è diventato sempre più difficile, come se già la società influenzasse le scelte delle donne alla fine delle scuola secondaria superiore indirizzandole verso altri studi.</p>
<p>Un altro dato che testimonia questa anima dell’azienda è il fatto che il primo dirigente in azienda è stata una donna e che il numero di dirigenti donne oggi è pari al numero di dirigenti uomini; altro dato assolutamente straordinario per le aziende informatiche.</p>
<p>D: <strong>Quindi nel management, anni fa, per voi sarebbero state necessarie “le quote azzurre” … a parte le battute, voi superate le 300 unità; la proporzione è valida anche nelle file dei vostri collaboratori?</strong></p>
<p>R: Se si analizzano i dati del personale che ricopre ruoli di responsabilità, la sostanza non cambia: abbiamo un sostanziale pareggio.</p>
<p>D: <strong>Per mantenere queste proporzioni e anche una produttività altissima, quale quella che contraddistingue Consoft Sistemi, come siete intervenuti per garantire i dovuti diritti alle lavoratrici e gli specifici impegni e doveri nei confronti dei clienti presso cui le collaboratrici sono impegnate? Mi spiego meglio: assenze per maternità, malattie dei figli ecc … tutte quelle ragioni che generalmente spingono le aziende a prediligere i maschietti anziché le femminucce (molte non lo dicono, ma è così).</strong></p>
<p>R: Anche il modello aziendale è un modello che cerca di favorire il lavoro femminile; flessibilità di orario, connettività a disposizione per organizzarsi le attività straordinarie anche da remoto, riunioni in orari lavorativi standard e non preserali, porte aperte ai figli/e in caso di emergenze familiari organizzative.</p>
<p>D:<strong> Quindi si tratta di una impostazione del lavoro, di processi adeguati. Allora è vero che “volere è potere”!</strong></p>
<p>R: Certo. Io sono il Direttore Generale, sono donna è ho due figli. Il direttore del personale è donna e gran parte della prima linea di “funzioni di responsabilità” è composta da donne contemporaneamente mogli e madri. Il lavoro non è mai stato indietro, bastano accorgimenti di struttura e il gioco è fatto.</p>
<p>D:<strong> Parlando con molti vostri collaboratori e collaboratrici si percepisce un clima di serenità in questo contesto, ne sarete soddisfatti, quindi … un ottimo obiettivo raggiunto.</strong></p>
<p>R: E’ qui che sta il punto: non è mai stato un obiettivo aziendale. Come le dicevo prima è una peculiarità della nostra azienda , non una riga di badget, né uno scopo occulto al fine di aumentare la produttività. Per noi è, ed è sempre stata, l’unica strada. E le assicuro, non perché io sono donna … non è certo femminismo. Da noi siamo tutti uomini, nel senso filosofico del termine; ecco siamo tutti uguali.</p>
<p>D: <strong>Una affermazione che vi fa certo onore, ma che potrebbe comunque essere presa – dai più scettici – come di parte. Io so che invece non è così perché il Gruppo Consoft ha fatto di più, e in Italia direi MOLTO di più, considerando anche che voi avete a che fare con clienti che sono tutti o quasi italiani; ci racconta qualcosa?</strong></p>
<p>R: Sulla scia di questa esperienza abbiamo ufficializzato con dei termini attuali ciò che nella pratica abbiamo sempre portato avanti nella gestione del diversity management: quest’anno Consoft Sistemi ha scelto di essere socio fondatore di Parks per testimoniare il proprio impegno in questo ambito, affrontando temi ancora più complessi per testimoniare il valore strategico di tutte le diversità, dando un contributo alla comunità GLBT.</p>
<p><strong>I nostri più sinceri complimenti. Questa è la vera Innovazione SocialCulturale; considerando poi che l’esperienza è quella di una azienda che si occupa di innovazione tecnologica in un paese come l’italia, dove l’innovazione, sia di un tipo sia di un altro, sono spesso: parole, parole, parole.</strong></p>
<p><em>CONSOFT SISTEMI spa</em> consolida le attività di un gruppo di aziende che offrono un ampio ventaglio di soluzioni ICT, dalla web technology all&#8217;healthcare, fino alla building automation; è presente sul mercato dell&#8217;Information Technology dal 1986 con sedi a Torino, Milano, Roma, Genova e Tunisi.<br />
<a href="http://www.consoft.it/">http://www.consoft.it/</a></p>
<p><em>PARKS</em> è un’associazione senza scopo di lucro che ha tra i suoi soci esclusivamente datori di lavoro. L’obiettivo di Parks è quello di aiutare le aziende socie a comprendere appieno e realizzare al massimo le opportunità di business legate allo sviluppo di strategie rispettose della diversità. Parks opera con le aziende per aiutarle, attraverso l’implementazione della più avanzata strumentazione HR a livello internazionale, a creare ambienti di lavoro inclusivi e rispettosi di tutti i dipendenti e in particolare di quelli GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali, Transessuali). I soci sono: Gruppo Consoft, IKEA, Johnson&amp;Johnson, Citi, Lilly, Telecom Italia, Linklaters, ilSaggiatore, Sixty e Roche; con il patrocinio del Ministro per le Pari Opportunità.<br />
<a href="http://www.www.parksdiversity.eu/">http://www.www.parksdiversity.eu/</a></p>
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		<itunes:subtitle> (voce di Luca Grandelis)
Oggi vi voglio parlare di un esempio di innovazione sui generis, in special modo perché coinvolge una azienda che di mestiere fa innovazione “classica”. Si tratta del Gruppo Consoft, un insieme di aziende di informatica e d[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
Oggi vi voglio parlare di un esempio di innovazione sui generis, in special modo perché coinvolge una azienda che di mestiere fa innovazione “classica”. Si tratta del Gruppo Consoft, un insieme di aziende di informatica e domotica che oltre alla crescita continua di fatturato e dimensioni, ha alle spalle 25 anni di avanguardia nella cultura sociale; una vera “innovazione culturale in ambito tecnologico”, considerando che si parla di un gruppo interamente italiano!
Niente di meglio &#8211; per capire di cosa si tratta &#8211; che sentire le parole del Direttore Generale della Consoft Sistemi: Cristina Bonino.
D: Direttore, lei è al vertice di un gruppo che da tempo si può definire “Grande Azienda”. Il timone è suo – in questo ruolo o in ruoli analoghi &#8211; dalla nascita dell’azienda. Un’azienda che ha superato egregiamente sino ad oggi le innumerevoli crisi di mercato (globale o specifico del settore), incrementando il proprio fatturato ed affermandosi sempre più nell’ambito specifico dell’ICT. Questo lo sappiamo tutti. L’obiettivo dell’intervista però è un altro, che conosciamo io e lei, ma che vorrei i lettori scoprissero pian piano. Rimaniamo quindi un po’ sul vago… inizi col dirmi qualcosa della sua azienda.
R: E’ un po’ difficile per me fare la misteriosa, ma potrei iniziare dicendole che ogni azienda ha delle peculiarità che la caratterizzano , che la identificano, che in qualche modo rappresentano il DNA aziendale, l’anima aziendale; rimangono sempre nell’azienda anche quando questa cresce, cambia, evolve. Loro rimangono, più o meno visibili, e sono lo strato duro ed immutabile.
D: Quindi quali sono le peculiarità della Consoft Sistemi?
R: Una è quella tecnologica, siamo nati come azienda tecnologicamente all’avanguardia e continuiamo ad essere così; siamo sempre affascinati dagli aspetti innovativi, investiamo per essere sempre sull’innovazione, non ci piace “stare fermi”.
Sicuramente ci impegniamo anche in ambiti aziendali più tradizionali, ma parallelamente vien sempre fuori questa anima tecnologica che spinge l’azienda. Ma non è questa peculiarità che le interessa di più in questo contesto.
L’altra peculiarità &#8211; più interessante &#8211; è quella di essere un’azienda nata nel rispetto delle pari opportunità e del diversity management. La Consoft Sistemi ha avuto, dalla sua nascita sino a pochi anni fa, una prevalenza di personale femminile rispetto a quello maschile che per un’azienda tecnologica di informatica e telecomunicazioni è una rarità. Oggi siamo con una presenza femminile poco sotto il 50%, calo dovuto al fatto che il numero di laureate in ingegneria ed informatica è in questi anni sceso drasticamente; assumere donne è diventato sempre più difficile, come se già la società influenzasse le scelte delle donne alla fine delle scuola secondaria superiore indirizzandole verso altri studi.
Un altro dato che testimonia questa anima dell’azienda è il fatto che il primo dirigente in azienda è stata una donna e che il numero di dirigenti donne oggi è pari al numero di dirigenti uomini; altro dato assolutamente straordinario per le aziende informatiche.
D: Quindi nel management, anni fa, per voi sarebbero state necessarie “le quote azzurre” … a parte le battute, voi superate le 300 unità; la proporzione è valida anche nelle file dei vostri collaboratori?
R: Se si analizzano i dati del personale che ricopre ruoli di responsabilità, la sostanza non cambia: abbiamo un sostanziale pareggio.
D: Per mantenere queste proporzioni e anche una produttività altissima, quale quella che contraddistingue Consoft Sistemi, come siete intervenuti per garantire i dovuti diritti alle lavoratrici e gli specifici impegni e doveri nei confronti dei clienti presso cui le collaboratrici sono impegnate? Mi spiego meglio: assenze per maternità, malattie dei figli ecc … tutte quelle ragioni che generalmente spingono le aziende a prediligere i maschietti anziché le femminucce (molte non lo dicono, ma è così[...]</itunes:summary>
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		<item>
		<title>Dragon Dictate per Mac: la dettatura al computer funziona</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/10/28/5156/</link>
		<comments>http://www.paginatre.it/online/2011/10/28/5156/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 21:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Calvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Audio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[dettatura al computer]]></category>
		<category><![CDATA[Dragon Dictate]]></category>
		<category><![CDATA[Nuance]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.paginatre.it/online/?p=5156</guid>
		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) In un precedente articolo di Pagina Tre ho parlato del software MacSpeech Dictate per Mac. Ne è stato finalmente rilasciato un aggiornamento, che risolve vari difetti, e che rende il prodotto compatibile anche con l&#8217;ultima versione &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/10/28/5156/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-5157" title="Dragon Dictate per Mac" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/10/dragon_dictate_per_mac.png" alt="" width="191" height="191" />In un <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/05/24/4063/">precedente articolo</a> di Pagina Tre ho parlato del software <em>MacSpeech Dictate</em> per Mac. Ne è stato finalmente rilasciato un aggiornamento, che risolve vari difetti, e che rende il prodotto compatibile anche con l&#8217;ultima versione del sistema operativo della Apple: MacOS X Lion (il prodotto è comunque disponibile anche in ambiente Windows).</p>
<p>La nuova versione cambia anche nome e produttore; ora si chiama <em>Dragon Dictate 2.5</em>, ed è commercializzato dalla Nuance, <a href="http://www.nuance.com/">http://www.nuance.com/</a>, la software house che aveva prodotto gli ottimi algoritmi di decodifica della voce umana della precedente versione.</p>
<p>Per delle considerazioni generali sulla dettatura al computer si può fare riferimento al <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/05/24/4063/">precedente articolo</a>. Le novità sostanziali di <em>Dragon Dictate</em> sono le seguenti:<span id="more-5156"></span></p>
<ul>
<li>sono stati risolti molti dei bug che rendevano l&#8217;applicazione instabile. Anche <em>Dragon Dictate</em> va occasionalmente in crash, ma non così spesso da inficiarne l&#8217;utilizzo;</li>
<li>il prodotto si integra meglio nel sistema operativo, e ingloba gli algoritmi più recenti per la decodifica della voce umana. Anche se i risultati raggiunti dalla versione precedente erano comunque eccellenti;</li>
<li>un&#8217;altra caratteristica interessante per chi dispone di un iPad, oppure di un iPhone, è la possibilità di utilizzare questi dispositivi come se fossero dei microfoni (bisogna scaricare l&#8217;app gratuita <em>Dragon Remote Microphone</em>). Questo articolo ad esempio l&#8217;ho scritto dettando attraverso un iPad appoggiato sulla mia scrivania, libero da cavi e altri impedimenti. E anche così la percentuale di parole riconosciute correttamente è molto elevata.</li>
</ul>
<p>Mi sento di fare solo una raccomandazione: di fabbrica il software è impostato in modo tale da interpretare le parole &#8220;uno&#8221;, &#8220;primo&#8221;, &#8220;secondo&#8221;, ecc. come numeri. Con il risultato che la frase “uno di noi” diventa “1 di noi”. Il problema tuttavia si supera facilmente, è sufficiente modificare le impostazioni del programma: andare in “Strumenti”, “Formattazione automatica”, “Numeri” e disattivare le voci “Use numerals before” (curiosamente in inglese) e “Tutti gli altri numeri”.</p>
<p>Buona dettatura.</p>
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		<itunes:subtitle> (voce di Luca Grandelis)
In un precedente articolo di Pagina Tre ho parlato del software MacSpeech Dictate per Mac. Ne è stato finalmente rilasciato un aggiornamento, che risolve vari difetti, e che rende il prodotto compatibile anche con l&#8217;u[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
In un precedente articolo di Pagina Tre ho parlato del software MacSpeech Dictate per Mac. Ne è stato finalmente rilasciato un aggiornamento, che risolve vari difetti, e che rende il prodotto compatibile anche con l&#8217;ultima versione del sistema operativo della Apple: MacOS X Lion (il prodotto è comunque disponibile anche in ambiente Windows).
La nuova versione cambia anche nome e produttore; ora si chiama Dragon Dictate 2.5, ed è commercializzato dalla Nuance, http://www.nuance.com/, la software house che aveva prodotto gli ottimi algoritmi di decodifica della voce umana della precedente versione.
Per delle considerazioni generali sulla dettatura al computer si può fare riferimento al precedente articolo. Le novità sostanziali di Dragon Dictate sono le seguenti:

sono stati risolti molti dei bug che rendevano l&#8217;applicazione instabile. Anche Dragon Dictate va occasionalmente in crash, ma non così spesso da inficiarne l&#8217;utilizzo;
il prodotto si integra meglio nel sistema operativo, e ingloba gli algoritmi più recenti per la decodifica della voce umana. Anche se i risultati raggiunti dalla versione precedente erano comunque eccellenti;
un&#8217;altra caratteristica interessante per chi dispone di un iPad, oppure di un iPhone, è la possibilità di utilizzare questi dispositivi come se fossero dei microfoni (bisogna scaricare l&#8217;app gratuita Dragon Remote Microphone). Questo articolo ad esempio l&#8217;ho scritto dettando attraverso un iPad appoggiato sulla mia scrivania, libero da cavi e altri impedimenti. E anche così la percentuale di parole riconosciute correttamente è molto elevata.

Mi sento di fare solo una raccomandazione: di fabbrica il software è impostato in modo tale da interpretare le parole &#8220;uno&#8221;, &#8220;primo&#8221;, &#8220;secondo&#8221;, ecc. come numeri. Con il risultato che la frase “uno di noi” diventa “1 di noi”. Il problema tuttavia si supera facilmente, è sufficiente modificare le impostazioni del programma: andare in “Strumenti”, “Formattazione automatica”, “Numeri” e disattivare le voci “Use numerals before” (curiosamente in inglese) e “Tutti gli altri numeri”.
Buona dettatura.</itunes:summary>
		<itunes:keywords>Audio, Tecnologia</itunes:keywords>
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		<title>Futura Francesca</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 14:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo gioco online di Telecom Italia. Sta arrivando il futuro. Sta arrivando Futura Francesca! Futura Francesca è un gioco online che ti permette di scrivere il seguito dello spot Telecom Italia &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/10/24/5132/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-5136" title="Un fotogramma dello spot Futura Francesca" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/10/futurafrancesca.jpg" alt="" width="200" height="112" />Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo gioco online di Telecom Italia.</p>
<p style="text-align: center;">Sta arrivando il futuro. Sta arrivando Futura Francesca!</p>
<p><em><strong>Futura Francesca</strong></em> è un gioco online che ti permette di scrivere il seguito dello spot Telecom Italia 2011. Potresti davvero vedere la tua storia diventare un video spot per il web, e vincere un Olipad!</p>
<p>Come sarà il futuro? Quali tecnologie ci aiuteranno a raccontare le nostre emozioni? Decidilo tu. Racconta la vita di una bambina appena nata, le sue avventure, le sue tecnologie, le sue emozioni. C&#8217;è sempre una nuova Francesca, sempre un nuovo futuro dietro l&#8217;angolo. Trova tu la strada!<span id="more-5132"></span></p>
<p>Il nuovo gioco di Telecom Italia ti trasforma in un autore e ti dà la possibilità di creare il futuro. Con <em>Futura Francesca</em> scrivi uno spot per il web che racconta i prossimi sviluppi dei mezzi di comunicazione e della tecnologia in genere. Lo spot è il seguito di quello, ormai classico, con che ha per protagonista Francesca, una bambina nata negli anni Cinquanta e cresciuta con il crescere della tecnologia.</p>
<p>Adesso Francesca è nonna: è nata una nuova bambina, una nuova Francesca. Quale futuro l&#8217;attende? Quali invenzioni, quali sorprese? Raccontalo. Diventa un autore, incontra nuovi amici, e partecipa alla creazione del nuovo spot dalla Rete per la Rete!<br />
Sei pronto?</p>
<p>Il futuro è già qui: <a href="http://futurafrancesca.telecomitalia.com/">http://futurafrancesca.telecomitalia.com/</a></p>
]]></content:encoded>
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo gioco online di Telecom Italia.
Sta arrivando il futuro. Sta arrivando Futura Francesca!
Futura Francesca è un gioco online che ti permette di scrivere il seguito dello spot Tele[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il nuovo gioco online di Telecom Italia.
Sta arrivando il futuro. Sta arrivando Futura Francesca!
Futura Francesca è un gioco online che ti permette di scrivere il seguito dello spot Telecom Italia 2011. Potresti davvero vedere la tua storia diventare un video spot per il web, e vincere un Olipad!
Come sarà il futuro? Quali tecnologie ci aiuteranno a raccontare le nostre emozioni? Decidilo tu. Racconta la vita di una bambina appena nata, le sue avventure, le sue tecnologie, le sue emozioni. C&#8217;è sempre una nuova Francesca, sempre un nuovo futuro dietro l&#8217;angolo. Trova tu la strada!
Il nuovo gioco di Telecom Italia ti trasforma in un autore e ti dà la possibilità di creare il futuro. Con Futura Francesca scrivi uno spot per il web che racconta i prossimi sviluppi dei mezzi di comunicazione e della tecnologia in genere. Lo spot è il seguito di quello, ormai classico, con che ha per protagonista Francesca, una bambina nata negli anni Cinquanta e cresciuta con il crescere della tecnologia.
Adesso Francesca è nonna: è nata una nuova bambina, una nuova Francesca. Quale futuro l&#8217;attende? Quali invenzioni, quali sorprese? Raccontalo. Diventa un autore, incontra nuovi amici, e partecipa alla creazione del nuovo spot dalla Rete per la Rete!
Sei pronto?
Il futuro è già qui: http://futurafrancesca.telecomitalia.com/</itunes:summary>
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		<title>Domani, venerdì 14 ottobre, ti aspettiamo al Festival delle Libertà Digitali</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 16:32:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) L&#8217;Italia è uno delle nazioni più belle del mondo, ma non dobbiamo darla per scontata. Tutti noi sappiamo che nonostante possiamo definirci una democrazia matura, gli attacchi ai principi fondamentali del nostro vivere civile sono continui e sempre &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/10/13/5108/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4652" title="Festival delle Libertà Digitali" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/08/festival_liberta_digitali-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />L&#8217;Italia è uno delle nazioni più belle del mondo, ma non dobbiamo darla per scontata. Tutti noi sappiamo che nonostante possiamo definirci una democrazia matura, gli attacchi ai principi fondamentali del nostro vivere civile sono continui e sempre più violenti. E del resto, non dobbiamo dimenticare che la maggior parte degli esseri umani vive sotto regimi illiberali. La storia ci insegna che la prospettiva di fare anche noi questa fine è tutt&#8217;altro che teorica.</p>
<p>L&#8217;unica cosa che ci impedisce davvero di arretrare siamo noi stessi, noi Italiani, la nostra cultura, la consapevolezza dei nostri diritti e dei nostri doveri. E anche la nostra capacità di organizzarci e difenderci dalle minacce peggiori.</p>
<p>In questa che è una vera e propria battaglia, le nuove tecnologie ci stanno regalando nuovi, potenti, strumenti di democrazia. Ma proprio perché efficaci, vanno difesi. Gli interessi contrari sono molteplici e ben organizzati.</p>
<p>Venerdì 14 ottobre 2011, dalle 15:00 alle 18:00, ne parleremo insieme ad alcuni esperti. Tre ore di riflessioni, non di politica (se con questa intendiamo gli schieramenti politici). Parleremo di prospettive reali, di nuove straordinarie opportunità.<span id="more-5108"></span></p>
<p>Se vuoi venire a conoscere e a difendere le tue libertà digitali, ti aspettiamo a Roma, in via Grotta di Gregna 27, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi.</p>
<p>Festival delle Libertà Digitali<br />
venerdì 14 ottobre 2011, ore 15:00 &#8211; 18:00<br />
Biblioteca Vaccheria Nardi<br />
via Grotta di Gregna, 27<br />
00155 Roma</p>
<p>Per saperne di più:<br />
&lt;<a href="http://www.libertadigitali.it/online/il-festival/festival-2011/festival-2011-roma">http://www.libertadigitali.it/online/il-festival/festival-2011/festival-2011-roma</a>&gt;</p>
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L&#8217;Italia è uno delle nazioni più belle del mondo, ma non dobbiamo darla per scontata. Tutti noi sappiamo che nonostante possiamo definirci una democrazia matura, gli attacchi ai principi fondamentali del nostro vivere[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
L&#8217;Italia è uno delle nazioni più belle del mondo, ma non dobbiamo darla per scontata. Tutti noi sappiamo che nonostante possiamo definirci una democrazia matura, gli attacchi ai principi fondamentali del nostro vivere civile sono continui e sempre più violenti. E del resto, non dobbiamo dimenticare che la maggior parte degli esseri umani vive sotto regimi illiberali. La storia ci insegna che la prospettiva di fare anche noi questa fine è tutt&#8217;altro che teorica.
L&#8217;unica cosa che ci impedisce davvero di arretrare siamo noi stessi, noi Italiani, la nostra cultura, la consapevolezza dei nostri diritti e dei nostri doveri. E anche la nostra capacità di organizzarci e difenderci dalle minacce peggiori.
In questa che è una vera e propria battaglia, le nuove tecnologie ci stanno regalando nuovi, potenti, strumenti di democrazia. Ma proprio perché efficaci, vanno difesi. Gli interessi contrari sono molteplici e ben organizzati.
Venerdì 14 ottobre 2011, dalle 15:00 alle 18:00, ne parleremo insieme ad alcuni esperti. Tre ore di riflessioni, non di politica (se con questa intendiamo gli schieramenti politici). Parleremo di prospettive reali, di nuove straordinarie opportunità.
Se vuoi venire a conoscere e a difendere le tue libertà digitali, ti aspettiamo a Roma, in via Grotta di Gregna 27, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi.
Festival delle Libertà Digitali
venerdì 14 ottobre 2011, ore 15:00 &#8211; 18:00
Biblioteca Vaccheria Nardi
via Grotta di Gregna, 27
00155 Roma
Per saperne di più:
&#60;http://www.libertadigitali.it/online/il-festival/festival-2011/festival-2011-roma&#62;</itunes:summary>
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		<title>Michael S. Hart è morto, la cultura no</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/09/11/4923/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 15:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Calvo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) Con il passare dei giorni, diventa sempre più evidente che con poche eccezioni (es. La Stampa) i media e le cerchie di intellettuali che collaborano alle pagine culturali dei principali quotidiani non hanno capito chi è &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/09/11/4923/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><a href="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/09/michael_s_hart.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4896" title="Michael S. Hart" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/09/michael_s_hart-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>Con il passare dei giorni, diventa sempre più evidente che con poche eccezioni (es. La Stampa) i media e le cerchie di intellettuali che collaborano alle pagine culturali dei principali quotidiani non hanno capito chi è stato il fondatore del <em>progetto Gutenberg</em>, Michael S. Hart.</p>
<p>A differenza che sui mezzi di comunicazione tradizionali, su Internet molti hanno dedicato spazio al suo lavoro e hanno reso merito alla sua capacità di guardare avanti. È stato detto, con una forzatura non così eccessiva, che Hart ha inventato l&#8217;e-book. Ma non c&#8217;è bisogno di ricorrere a immagini forti per dire che ha ispirato tantissimi progetti di biblioteca digitale nel mondo (ha sicuramente ispirato noi di Liber Liber) e che è stato fra i pochi a capire quanto Internet può favorire il lavoro collaborativo e disinteressato. Come pure non gli si può non essere grati per avere regalato al mondo uno dei primi esempi pratici di cultura veramente libera. È stato anche detto che il suo contributo alla letteratura è stato molto più significativo di tanti premi Nobel. Un parere che sottoscrivo senza esitazioni.</p>
<p>Questa situazione mi fa tornare alla mente quei canuti opinionisti che si lamentano delle nuove generazioni, e del generale declino della cultura. Ai loro occhi nei bei tempi andati si producevano capolavori nel campo della musica, della letteratura e dell&#8217;arte in generale. Mentre oggi c&#8217;è solo la televisione, con le sue veline.</p>
<p><span id="more-4923"></span></p>
<p>Più modestamente credo che la cultura sia altrove, dove questi signori non sanno guardare. Consentitemi una dichiarazione spiazzante: se un tempo i pittori più grandi lavoravano per i papi, oggi alcuni dei talenti più originali e incisivi sono impegnati nell&#8217;industria dei videogiochi&#8230; Solo bisogna avere la mente aperta (e una consolle) per accorgersene. Analogamente possiamo dire che un tempo le penne più prolifiche si dedicavano alle opere teatrali; oggi alcune delle migliori scrivono straordinarie sceneggiature per i telefilm e per i fumetti (e qualcuna ancora per il teatro, che resta vivo nonostante tutto).</p>
<p>Sono certo che una candidatura al Nobel di Hart verrebbe accolta da questi signori con perplessità e scetticismo. Un motivo in più, a mio parere, per presentarla. Se il compito del Nobel è di premiare il merito e di valorizzare ciò che i più non comprendono, allora non esiste candidato migliore di Michael S. Hart.</p>
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Con il passare dei giorni, diventa sempre più evidente che con poche eccezioni (es. La Stampa) i media e le cerchie di intellettuali che collaborano alle pagine culturali dei principali quotidiani non hanno capito chi è sta[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
Con il passare dei giorni, diventa sempre più evidente che con poche eccezioni (es. La Stampa) i media e le cerchie di intellettuali che collaborano alle pagine culturali dei principali quotidiani non hanno capito chi è stato il fondatore del progetto Gutenberg, Michael S. Hart.
A differenza che sui mezzi di comunicazione tradizionali, su Internet molti hanno dedicato spazio al suo lavoro e hanno reso merito alla sua capacità di guardare avanti. È stato detto, con una forzatura non così eccessiva, che Hart ha inventato l&#8217;e-book. Ma non c&#8217;è bisogno di ricorrere a immagini forti per dire che ha ispirato tantissimi progetti di biblioteca digitale nel mondo (ha sicuramente ispirato noi di Liber Liber) e che è stato fra i pochi a capire quanto Internet può favorire il lavoro collaborativo e disinteressato. Come pure non gli si può non essere grati per avere regalato al mondo uno dei primi esempi pratici di cultura veramente libera. È stato anche detto che il suo contributo alla letteratura è stato molto più significativo di tanti premi Nobel. Un parere che sottoscrivo senza esitazioni.
Questa situazione mi fa tornare alla mente quei canuti opinionisti che si lamentano delle nuove generazioni, e del generale declino della cultura. Ai loro occhi nei bei tempi andati si producevano capolavori nel campo della musica, della letteratura e dell&#8217;arte in generale. Mentre oggi c&#8217;è solo la televisione, con le sue veline.

Più modestamente credo che la cultura sia altrove, dove questi signori non sanno guardare. Consentitemi una dichiarazione spiazzante: se un tempo i pittori più grandi lavoravano per i papi, oggi alcuni dei talenti più originali e incisivi sono impegnati nell&#8217;industria dei videogiochi&#8230; Solo bisogna avere la mente aperta (e una consolle) per accorgersene. Analogamente possiamo dire che un tempo le penne più prolifiche si dedicavano alle opere teatrali; oggi alcune delle migliori scrivono straordinarie sceneggiature per i telefilm e per i fumetti (e qualcuna ancora per il teatro, che resta vivo nonostante tutto).
Sono certo che una candidatura al Nobel di Hart verrebbe accolta da questi signori con perplessità e scetticismo. Un motivo in più, a mio parere, per presentarla. Se il compito del Nobel è di premiare il merito e di valorizzare ciò che i più non comprendono, allora non esiste candidato migliore di Michael S. Hart.</itunes:summary>
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		<title>Liber Liber saluta Michael S. Hart</title>
		<link>http://www.paginatre.it/online/2011/09/06/4895/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 14:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(voce di Luca Grandelis) È morto Michael S. Hart, fondatore del progetto Gutenberg, la prima biblioteca digitale ad accesso gratuito su Internet, fondata già nel 1971. Il progetto Gutenberg ha ispirato molte iniziative simili nel mondo, compresi noi di Liber Liber. Michael &#8230; <a href="http://www.paginatre.it/online/2011/09/06/4895/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> (voce di <a href="http://www.lucagrandelis.it/">Luca Grandelis</a>)</p>
<p><a href="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/09/michael_s_hart.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-4896" title="Michael S. Hart" src="http://www.paginatre.it/online/wp-content/uploads/2011/09/michael_s_hart-150x112.jpg" alt="" width="150" height="112" /></a>È morto Michael S. Hart, fondatore del <em>progetto Gutenberg</em>, la prima biblioteca digitale ad accesso gratuito su Internet, fondata già nel 1971. Il <em>progetto Gutenberg</em> ha ispirato molte iniziative simili nel mondo, compresi noi di Liber Liber.</p>
<p>Michael S. Hart è morto &#8220;giovane&#8221; per la durata della vita media attuale, a soli 64 anni. Ma il suo amore per i libri, e i suoi ideali, ce lo faranno ricordare per sempre.</p>
<p>La notizia della sua morte avrà poca eco sulla stampa; non perché il contributo di Hart sia di poco conto, ma solo perché viviamo in un sistema di media che non sa dare spazio al mondo no profit. Per fortuna ci sono milioni di persone, su Internet e fuori, che si dedicano al volontariato, e che capiscono e apprezzano il lavoro di Michael S. Hart.<span id="more-4895"></span></p>
<p>Sul sito del <em>progetto Gutenberg</em> è disponibile una pagina con delle note biografiche più approfondite: <a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Michael_S._Hart">http://www.gutenberg.org/wiki/Michael_S._Hart</a></p>
<p>La pagina Wikipedia dedicata al <em>progetto Gutenberg</em>: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Gutenberg">http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Gutenberg</a></p>
<p>Liber Liber saluta Michael S. Hart, e manda un abbraccio ai suoi familiari.</p>
]]></content:encoded>
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È morto Michael S. Hart, fondatore del progetto Gutenberg, la prima biblioteca digitale ad accesso gratuito su Internet, fondata già nel 1971. Il progetto Gutenberg ha ispirato molte iniziative simili nel mondo, compresi no[...]</itunes:subtitle>
		<itunes:summary> (voce di Luca Grandelis)
È morto Michael S. Hart, fondatore del progetto Gutenberg, la prima biblioteca digitale ad accesso gratuito su Internet, fondata già nel 1971. Il progetto Gutenberg ha ispirato molte iniziative simili nel mondo, compresi noi di Liber Liber.
Michael S. Hart è morto &#8220;giovane&#8221; per la durata della vita media attuale, a soli 64 anni. Ma il suo amore per i libri, e i suoi ideali, ce lo faranno ricordare per sempre.
La notizia della sua morte avrà poca eco sulla stampa; non perché il contributo di Hart sia di poco conto, ma solo perché viviamo in un sistema di media che non sa dare spazio al mondo no profit. Per fortuna ci sono milioni di persone, su Internet e fuori, che si dedicano al volontariato, e che capiscono e apprezzano il lavoro di Michael S. Hart.
Sul sito del progetto Gutenberg è disponibile una pagina con delle note biografiche più approfondite: http://www.gutenberg.org/wiki/Michael_S._Hart
La pagina Wikipedia dedicata al progetto Gutenberg: http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Gutenberg
Liber Liber saluta Michael S. Hart, e manda un abbraccio ai suoi familiari.</itunes:summary>
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