Stefano Quintarelli 4 Presidentdi Marco Calvo. 16 maggio 2012
Il motivo è presto detto: è una persona onesta, e competente. Per il resto, lascio a voi giudicare. Una ricerca online fornirà abbondanti risultati; qualcosa di recente sull’argomento si trova qui: http://www.lastampa.it/…. Chi fosse già persuaso, può firmare la petizione qui: http://www.firmiamo.it/stefano-quintarelli-4-president/ Tag: Stefano Quintarelli.
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Lobbying & Lobbismi. Le regole in una democrazia realedi Redazione. 4 marzo 2012
Il valore del lobbying per la democrazia e la crescita dell’Italia Spesso denigrata in Italia, nel suo libro Gianluca Sgueo illustra le virtù di un’attività lobbistica regolamentata e riconosciuta, suggerendo le regole per farla funzionare in modo efficiente e trasparente Le cronache degli ultimi anni in Italia, il caso Bisignani, ultimo in ordine di tempo, e l’opposizione alle proposte di liberalizzazioni avanzate dal governo Monti, hanno rafforzato le connotazione negative associate alle lobby, viste come raggruppamenti di affaristi, difensori di caste e faccendieri. Nel suo volume Lobbying & lobbismi. Le regole del gioco in una democrazia reale (Egea 2011, 263 pagg., 24 euro) Gianluca Sgueo mostra invece come fare lobbying può essere un’attività trasparente e regolamentata con un ruolo fondamentale per il buon funzionamento della democrazia e dell’economia, disegnando le linee guide per favorire in Italia una crescita culturale nei confronti del lobbying e instaurare un sistema efficace e funzionale. Come sostiene infatti nella sua prefazione Giuseppe Mazzei, direttore dei Rapporti istituzionali del Gruppo Allianz, in Italia permane “la congiura dell’ignoranza… dove la parola lobby è usata quasi sempre a sproposito come sinonimo di attività illecite o traffici immorali.” Mentre invece “il lobbismo corretto e ben regolamentato è un elemento cruciale per migliorare la competitività del sistema imprenditoriale e in genere del sistema democratico.” (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Rappresentanza degli interessi oggi. Il lobbying nelle istituzioni politiche europee e italianedi Redazione. 4 marzo 2012
Tramite queste volume Antonucci mette in luce alcuni percorsi regolativi del lobbying tracciandone caratteri, modalità e obiettivi. Il termine lobby viene usato con una certa frequenza nel linguaggio dei media italiani per indicare fenomeni oscuri e trame segrete nell’orientamento delle decisioni politiche. In realtà, il lobbying, ove previsto e regolato da norme, si pone come processo partecipativo della società civile organizzata alla assunzione di decisioni collettive e consente, secondo modalità di trasparenza e di parità di accesso ai decisori politici, l’attività di relazione con il decisore pubblico in termini chiari, democratici e conformi al principio di legalità. L’insieme delle norme che disciplinano il rapporto tra gruppi di pressione, esponenti della classe politica e soggetti politico-istituzionali rientra a pieno nell’ambito della regolazione, attività di esclusivo dominio dei soggetti politici con cui si intende porre delle regole universali. (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Per complicarci allegramente la vita. Note su un’azione di resistenza artisticadi Donatella Allegro. 13 febbraio 2012
Si apre il sipario. Siamo a teatro. Ma il teatro che vi racconto forse non è quello che siete abituate a vedere da spettatrici. È il teatro di chi ci lavora, e delle tante donne invisibili che ci lavorano. (Eleonora) Il dibattito sull’interazione tra teatro e politica è lungo e irrisolto. O meglio: è irrisolto se non si accetta il valore politico che il lavoro artistico comunque ha, sia che questo valore venga impresso con consapevolezza o volontà, sia che si tratti del semplice (si fa per dire) riflesso del pensiero dell’autore. Se invece si accetta il pericolo di schierarsi con la propria parola o i propri gesti, con la scelta di un tema o con una domanda, i frutti saranno molti e diversi. Non sono pochi a fare questa scelta, chi con un gesto, scegliendo di fare teatro nelle carceri, nelle scuole, con i rifugiati politici; chi trattando esplicitamente tematiche d’attualità all’interno dei propri spettacoli. La fortunata esperienza del teatro di narrazione non è che la forma più esplicita di questa scelta. E non è da meno chi, restando apparentemente nei canoni, per così dire, di una libera espressione artistica – che parta da un’idea figurativa, realistica o da un percorso “sperimentale” – mette in campo un lavoro sulla forma e sul linguaggio, e dunque anche una nuova o comunque problematica idea di mondo. C’è, poi, il percorso inverso: quello che va non dall’artista al sociale, ma dalla società all’arte. Si tratta evidentemente di distinzioni già abbattute da tempo, almeno a partire dalle avanguardie, ma che nel linguaggio quotidiano ci concediamo di usare ancora per meglio orientarci. Gli esempi sono numerosi e spaziano nei mezzi, dalle arti figurative a quelle performative, e nel livello di critica sociale, dalla street art al teatro d’impresa. Il concetto stesso di performance nasce dalla volontaria confusione tra spazio pubblico e spazio della rappresentazione. E questa confusione può nascere sia dalla volontà di mettere alla prova l’arte, sia da quella di mettere alla prova un’idea o, meglio, un discorso. (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
L’Innovazione Indifferente, ovvero perché il governo Monti non parla (giustamente) di innovazione nella PAdi Paolo Russo. 11 dicembre 2011
Lo so. Non è un gran titolo per un post sul sito di una associazione che si propone di “portare l’innovazione nell’agenda della politica italiana”. Però forse è anche il caso di cominciare a comunicare in maniera un po’ diversa dal solito. Propongo a tutti noi che lavoriamo in questo settore di fare una cosa innovativa: un po’ di autocritica. Seguitemi per un minuto mentre vi racconto una breve storia. Ieri pomeriggio dovevo espletare una sgradevole incombenza: pagare una multa per divieto di sosta. Ammetto il crimine. Mi tocca pagare. Sul retro dell’accertamento vengo doviziosamente informato che posso attraversare tutta Roma per andare a pagare presso un ufficio comunale in orari impossibili per chi lavora. Oppure posso pagare alle Poste. Ma anche lì mi aspetterebbero un paio d’ore di fila. Vuoi che la mia “smart city” non mi offra un modo intelligente di pagare on-line? (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 1 commento).
SGI: ritirare il DDL Intercettazionidi Redazione. 17 ottobre 2011
Necessario il ritiro del DDL Intercettazioni: troppo alto il rischio per la libertà d’espressione e d’informazione nelle reti telematiche L’associazione statigeneralinnovazione.it esprime la sua decisa contrarietà al cosiddetto DDL intercettazioni e ne chiede il ritiro; sostiene inoltre Wikipedia nella sua battaglia per la salvaguardia della propria libertà e indipendenza. Il Governo e la maggioranza hanno deciso di far slittare la discussione su questo contestato “DDL Intercettazioni”, che rischia di minare la possibilità di informazione anche da parte dei media e di indagine da parte della magistratura. Il DDL contiene un comma, il 29, col quale di fatto si nega la libertà di espressione sulla rete anche ai normali cittadini e che, se in vigore provocherebbe anche la chiusura di siti come quello di Wikipedia. Abbiamo accolto con favore l’emendamento del Comitato dei Nove che riduce il danno del comma 29, riconducendo l’obbligo di rettifca alle sole testate registrate. Si tratta però solo di una riduzione del danno, che permane, e comunque di un emendamento che non c’è certezza sia approvato al termine della discussione parlamentare. (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 0 commenti).
Nuova tentata rapina (di diritti) al Parlamento europeo: copyright a 95 annidi Marco Calvo. 18 agosto 2011
Rimandiamo all’ottimo articolo di Anna Masera, su La Stampa, per l’approfondimento: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1239 La nostra opinione al riguardo è comunque molto semplice: il tentativo di dilatare a 95 anni la durata del copyright è un atto da farabutti. Avete presente i delinquenti che rubano e accoppano chi osa opporsi? Ecco, stessa risma, stesse finalità: arricchirsi alle spalle degli altri, approfittando in modo parassitario delle risorse collettive. Di questo si parla. Il diritto esclusivo di sfruttamento economico su un’opera è un male, che noi accettiamo per incoraggiare artisti e intellettuali a cimentarsi nella produzione di libri, film, ecc. e per garantire loro l’indipendenza economica, che è anche premessa necessaria (ma purtroppo non sufficiente) all’indipendenza di pensiero. E’ comunque un male. Idealmente, tutto ciò che è cultura dovrebbe essere libero. (continua…) Commenta questo articolo (ora ci sono: 1 commento).
Anche Wikimedia Italia risponde alla SIAEdi Redazione. 15 luglio 2011
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