Frutto del contributo di quasi cinquanta autori e delle riflessioni proposte nell’ambito dei due Convegni “Scrittura e impegno” (Faenza, 13 marzo 2010) e “Poesia e salvezza” (Fonte Avellana, 8 e 9 maggio 2010), ricco e sfaccettato si presenta il volume curato da Alessandro Ramberti dal titolo Salvezza e impegno (ed. Fara, 2010).
Si va dal poemetto al saggio, dalla suggestione alla favola per adulti. Tra i tanti, due sono i saggi che mi hanno colpito in particolare: quello di Alessandro Barban dal titolo “È possibile parlare ancora della salvezza” e quello di Antonio Spadaro: “Da che cosa ci ‘salva’ la letteratura?”.
Barban, monaco camaldolese e priore del monastero di Fonte Avellana, prende le mosse dal processo di secolarizzazione per affermare che la salvezza nell’aldilà oggi non interessa più a nessuno: ciò che solo conta è l’al di qua, al punto che perfino il concetto di salvezza ne viene trasformato, ridotto a mero benessere, al più a felicità. Parlare oggi della salvezza è divenuto dunque complicato a partire dal linguaggio, (continua…)
Sono le 11:11 e 11 secondi, dell’11/11/11. Insomma: 11:11:11 11/11/11…
Nella Smorfia il numero 11 sono i topi
Non è una notizia fondamentale, ma divertente. Undecim (in latino), ἕνδεκα (in greco) ha le seguenti proprietà matematiche (fonte Wikipedia):
è il più piccolo numero palindromo cioè il primo, seguito dal 22;
un numero è divisibile per 11 se e solo se la somma a segni alterni delle sue cifre è divisibile per 11 (ad esempio 182919 lo è in quanto 1-8+2-9+1-9 = -22 = -2×11);
non è la somma di due numeri primi;
in una qualsiasi base numerica B la stringa “11″ vale ;
è l’unico intero a non essere Harshad-morfico in base 10.
Nella chimica, è il numero atomico del sodio (Na), nella Smorfia il numero 11 sono i topi, nella Cabala ebraica corrisponde alla lettera kaf, col significato generico di realizzazione, nell’esoterismo e nella magia in genere, è considerato il “primo numero mastro”, essendo primo numero di una decade numerica nuova (10+1). In generale significa un forte cambiamento a fronte di una grande forza, e nei tarocchi, l’arcano maggiore numero 11 corrisponde infatti alla “Forza”. Nel Cristianesimo 11 è il numero degli apostoli rimasti prima della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo, e che potrebbe assumere il significato esoterico di un imminente evento, cambiamento.
«Molti si chiedono: può uno essere seguace di Cristo e sostenere l’attuale economia capitalistica mondiale?». Così Raimon Panikkar (filosofo catalano scomparso nel 2010), senza fronzoli o eufemismi, era solito porre sul tavolo i problemi durante le numerose occasioni pubbliche che ha offerto, spesso anche in Italia. Lo leggiamo qui in un nuovo volumetto dal titolo All’orizzonte un nuovo cristiano (pp. 48, euro 3,00) con il quale l’editore l’Altrapagina inaugura la collana “D&R – Domande e Risposte” (finalizzata essenzialmente a raccogliere testimonianze inedite, in specie interviste, di modeste dimensioni).
Anche se posta di rado, la domanda d’apertura è non solo centrale, ma necessaria. Se è vero che – come scrive Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (3,9) – “noi siamo i collaboratori di Dio”: il cristiano è cioè tenuto senza meno a fare in modo che le cose vadano “in terra come in cielo”. I cristiani sono insomma destinati a fare della propria personale vocazione di cristiani un compito politico (cioè comune e concreto). Al di là di ogni semplificazione individualistica o “elevazione spiritualistica”: il tempo del cristianesimo (cui Panikkar associa il termine cristianìa) è quello dell’amore del fratello, del prossimo che ha bisogno del mantello e non può aspettare domani. Il tempo del cristianesimo non è il futuro, ma il presente.(continua…)
Capire i bambini. Due nuovi libri Erickson sui problemi dei bambini iperattivi o ad altissimo potenziale intellettivo[ 4:46 ]Play Now | Play in Popup | Download (76)
A volte è difficile capire i bambini; tanto da indurre molti genitori o educatori a rinunciarci. Tuttavia, capirli è necessario: al punto che la Convenzione internazionale sui Diritti del fanciullo – approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata fino a oggi da 190 Paesi, fra i quali l’Italia (con la Legge 27 maggio 1991, n° 176) – afferma che uno dei diritti fondamentali del bambino è “il diritto a essere capito”.
D’altro canto, se è già difficile in generale, lo è ancor di più in particolare: come nel caso dei bambini affetti da sindrome ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder, denominato in italiano “disturbo da deficit di attenzione e iperattività”), i quali mostrano non solo scarsa concentrazione, ma un comportamento incomprensibile, imprevedibile e spesso violento.
Il modo migliore per relazionarsi a loro – spiega Martin L. Kutscher, autore del libro Mio figlio è senza freni. Guida di sopravvivenza per genitori di bambini iperattivi (ed. Erickson, 2010) – è capire che il comportamento di questi bamini non è dettato da irrazionalità, ma dalla loro incapacità di distinguere passato, presente e futuro: «vuoi capire le azioni delle persone con ADHD? Devi solo chiederti: “quale comportamento avrebbe senso se mi restassero soltanto quattro secondi di vita?”». E se questo limite da un lato rischia di logorare chi gli sta vicino al punto di lacerare i legami familiari, dall’altro esistono delle regole semplici da mettere in pratica per arginare la fatica e per non perdere la speranza di venirne fuori. Informazioni che l’autore condensa in non più di 150 pagine, contenenti l’analisi del problema, il metodo, l’organizzazione e perfino indicazioni sul trattamento farmacologico. Un libro che è una miniera di conoscenze sull’argomento, accessibile a tutti. (continua…)
Paolo Ruffili, Affari di cuore, “Collezione di poesia”, Giulio Einaudi Editore, Torino 2011, pp. 140 – ISBN: 9788806207755
“Dell’erotismo innanzitutto si può dire, che esso è l’approvazione della vita fin dentro la morte” (Gorge Bataille, L’erotismo, 1957)
Che l’amore sia tiranno dell’uomo, padrone indiscusso del suo desiderio e delle sue pulsioni e che artatamente affligga l’umanità nell’illusione perpetrata di un’impossibile interezza come sosteneva Shopenauer, che sia il mito di Eros, della bellezza, della tensione all’assoluto, un semidio pulsante nelle vene, nelle faglie della terra, nelle aperture celesti come leggiamo nel Simposio di Platone, esso vive deflagrante nei versi dell’ultimo lavoro di Paolo Ruffilli. Le illusioni del reale immaginato, anche se fallaci, servono a vivere e l’eros, pur nella costante dicotomia tra l’io e la totalità, può essere agito anche in un solo attimo: «amerò finalmente/ solo per amare»; «…e non voler niente altro, se non essere te/ dentro di te/ nel cuore del tuo cuore/ diventato parte/ del tuo stesso odore». In questa dichiarata gratuità dell’assolutezza nell’amplesso percepisco una possibile chiave di lettura di Affari di cuore. La mitologia dell’amore si libera dagli ancestrali legami del pensiero convenzionale e s’impronta sulle lenzuola di un linguaggio, spartito musicale combaciante alle variazioni ritmiche del corpo. «… È l’amore/ la sola chiave/ che aprendo i cuori/ dilata i pori/ e le fessure/ fino a farne falle/ passi e gole/ mentre annoda/ le figure». (continua…)
Jim Parsons è un medico. Che si trova nella sua auto teleguidata, in compagnia dell’inseparabile valigetta, quando viene catapultato in un futuro che non è semplicemente diverso dalla sua epoca, ma rovesciato: lì l’esercizio della professione medica è vietato e chi tenta di salvare una vita umana dalla morte certa… deve vedersela con la legge.
Inizia così Dottor Futuro di Philip K. Dick (ed. Fanucci, 2011). Con il protagonista che ascolta attonito il suo giudice, che l’ha appena condannato all’ergastolo su una colonia marziana, spiegargli che il primo obiettivo della loro società è mantenere stabile la popolazione, per cui un nuovo bambino può essere “autorizzato” a nascere solo a fronte della morte di qualcuno: in un certo senso, dunque, la morte non è negazione della vita, ma preludio.(continua…)
Roberto Dall'Olio, "La notte sul mondo (Auschwitz dopo Auschwitz)", poesie, Mobydick, Faenza 2011, pp. 80, € 11,00
il Rodano dall’enorme ghiacciaio
sciolto verso le franche pianure
in cerca del mare si getta
tra le colline che onora
di verdi piogge
il colle d’Izieu
per i piccoli Ebrei spiati
a Lione li interroga
fateci vedere gli occhi
di chi li interrogò
bambini di sei anni
fateci vedere
se la notte sul mondo
possa avere quello sguardo
In apertura la lirica che a pag. 54 dà titolo alla raccolta e introduce lo scenario di desolata disperazione prendere corpo davanti agli occhi di uno spettatore odierno all’ingresso di Auschwitz. Ma “spettatore” nessuno lo potrà mai essere, neanche dopo mezzo secolo di altre vicende, di una storia d’Occidente che ha cercato di saziare il gorgo spalancato dai nazisti, e Roberto Dall’Olio lo espone lucidamente in poesia, con la responsabilità morale di chi si considera eternamente coinvolto: «io sento che queste storie / le ho adottate» (p. 28). (continua…)