Per le biblioteche come bene comune, per una rivolta del sapere

di Redazione. 10 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

CARTA BATTE FORBICE
Contro i tagli alla cultura, per le biblioteche come bene comune, per una rivolta del sapere.

Martedì 11 ottobre 2011, dalle 17:00 alle 22:00, presso la Biblioteca Nazionale di Roma ci sarà un’assemblea pubblica indetta dai lavoratori della cultura, dal Valle Occupato, da TQ, e dai lavoratori della Biblioteca Nazionale.

Assemblea pubblica alla Biblioteca Nazionale di Roma? Sì. Perché? Per rivivificare questo spazio per la cittadinanza, per riappropriarci di questo bene comune.

In una crisi politica e sociale ogni giorno più clamorosa, un’indifferenza feroce, una rabbia contro il valore stesso dello studio e della conoscenza, colpisce le biblioteche, le scuole, le università, l’editoria, i lavoratori della cultura, dello spettacolo, gli studenti, e tutti coloro che ritengono fondamentale la cultura per una comunità che vuole dirsi tale.

Per questo da mesi in Italia stanno sorgendo centinaia di iniziative tra studenti e lavoratori della conoscenza per chiedere non solo la difesa dei propri diritti, dell’articolo 3 della nostra costituzione (dove si scrive che l’istruzione è il motore fondamentale dell’inclusione sociale), ma per immaginare tutti insieme una grande cittadinanza attiva capace di pensare un futuro diverso. (continua…)

Rosso Africa

di Alberto Carollo. 8 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

Ausilio Bertoli, Rosso Africa,
Mimesis, 2011, pp. 119, € 11,00 ISBN 978-88-5750-602-9

rosso africa_coverClaudio Bassi va ad infoltire la già nutrita galleria di personaggi dalle spiccate peculiarità venetiche partoriti dalla fervida immaginazione di Ausilio Bertoli, instancabile narratore vicentino. La tipologia, per intenderci, è quella del maschio adulto, valente professionista più o meno ben integrato, colto in un momento cruciale della sua esistenza: un evento eccezionale spazza via il fragile castello di carte delle sicurezze conquistate, provocando smarrimento e crisi d’identità. Un canovaccio di partenza che ben si presta ad ulteriori sviluppi, dagli esiti inaspettati. (continua…)

Tour dei Mille: Milano

di Redazione. 7 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

17 ottobre 2011 – ore 17,30
Università Commerciale Luigi Bocconi, Aula Magna vecchia sede
Via Gobbi, 5
Milano

Il Tour dei Mille arriva a Milano.
Dopo le tappe di Torino, Palermo, Napoli, Firenze e Trieste Working Capital-Premio Nazionale Innovazione arriva il 17 ottobre all’Università Bocconi di Milano, per continuare il viaggio dell’innovazione. Un appuntamento ricco di interventi e testimonianze, alla scoperta di progetti e iniziative in grado di cambiare il nostro Paese. Durante l’evento saranno assegnati subito fino a 4 contratti di ricerca del valore massimo di 30 mila euro ciascuno nei settori Internet, Web e Ict e Social Innovation. (continua…)

La morte data. Dieci racconti di Mario Massimo

di Paolo Calabrò. 7 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

La morte data, di Mario Massimo (ed. Manni, 2009) è un libro d’altri tempi. Perché raccoglie racconti ambientati in epoche diverse. Ma anche perché è scritto con uno stile particolarmente poco contemporaneo, dall’incedere lento e sequenziale, quasi come se si trattasse di una maturazione (mentre lo stile odierno è per contro incline al frammentato, al concitato, all’immediato).
Le storie – ambientate come si diceva in epoche diverse, ma anche in luoghi dissimili e contesti affatto differenti, nei quali si parla spesso in dialetto, ora romano, ora napoletano, ora veneto – sono di per sé godibili, ma a leggerle con attenzione si ha quasi l’impressione che siano di sfondo (se non addirittura pretesto) per l’esercizio della lingua; il risultato cui l’autore sembra puntare non è tanto il climax della narrazione, bensì (continua…)

Rimirando con gli “Occhi di zagara”. La trasposizione di Paolo Diodati al pianoforte de “la pioggia nel pineto” sottolinea l’intensità poetica di Paola Sarcià

di Patrizia Garofalo. 6 ottobre 2011

«All’inizio fu la stanza dei bambini, con le finestre che davano sul giardino e oltre il giardino, il mare»

(V. Woolf, le onde)

«Fai sempre in modo che l’uomo sia figlio dell’attimo in cui roccia e mare s’incontrano» (Heine)

 

Propongo, a distanza di oltre un anno, una seconda recensione del libro Occhi di zagara della poetessa Paola Sarcià (EIF, 2008, € 12,00) in quanto, oltre la valenza del testo, la presentazione è avvenuta accompagnata da La pioggia nel pineto nella trasposizione al pianoforte di Paolo Diodati.

 

Il mare, nella parola dell’autrice, assume una valenza fortemente musicale e come l’onda e il suo dissolversi, diventa paradigma dell’inarrestabile corso della vita e del tempo perso e ritrovato, nostalgico e inclemente, inaccessibile e segreto, nascita e morte, parola e silenzio.

Una “battigia” semantica di parole, cancellate e riscritte sulla riva del dolore, segnano la sabbia di sangue e di rinascite in un non allineamento sentimentale ed artistico che denota, in questa silloge d’esordio, l’onestà artistica dell’autrice.

La zagara è fiore forte, resiste al gelo pur nella fragilità del suo rugiadoso lacrimare ed ha occhi da poeta. Il fiore assunto a specularità di sé dalla poetessa viene a significare l’ossimoro dell’esistere nell’indissolubile connubio con gli abissi, il naufragio, la morte, la catarsi. Un libro di elaborazione del dolore nei confronti del quale l’autrice non si celebra né si offre vittima, con profumato-pianto diventa lei stessa la zagara che aspetta e nell’attesa si “ripensa” nel mondo dei sentimenti e del reale, suggerendo inconsapevolmente che il riscatto è proprio nello scriversi senza difese e rimozioni e il suo dare forma al dolore ne mantiene inalterati i solchi del tempo, le cicatrici e la loro rielaborazione emotiva. Paola Sarcià nell’accettazione di sé offre versi anche di un solo sintagma, imprigiona il tempo nell’urgenza dello scatto-immagine e, in modo icastico, ogni volta propone versi che incidono la pagina di una assoluta volontà di coscienza. Poesia quindi non immaginifica e sognata ma poesia dell’intelletto che ne contiene l’emozione. La silloge priva di memorialismo, di soggettivismo e personalizzazione costituisce un diario dell’anima; senza date di riferimento, titoli e senza pietismi persegue l’ipotesi di un “noi” come unici protagonisti del nostro attraversamento per mare. (continua…)

I linguaggi della follia

di Paolo Calabrò. 5 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

«Sublime, misteriosa e sconvolgente manifestazione dell’essere, la follia travolge e sconvolge la familiarità con cui l’individuo guarda se stesso e il mondo; non solo, anche lo sguardo dell’esterno muta e di conseguenza il giudizio che esso esprime: ciò che traborda, sconfina rispetto ai limiti della realtà asffascina e spaventa, ma inesorabilmente allontana. Ed è, prima di tutto, lontananza del sentire, differenza che distanzia, dialogo che si interrompe. E probabilmente non perché i due interlocutori – la normalità e la follia – non abbiano nulla da dirsi, ma perché la comunicazione pare non avere i mezzi disponibili per realizzarsi».
È l’eterno problema della ragione alle prese con la realtà umana: la morale dei teologi andrà bene per chi uccide senza rimorso? La metafisica di un filosofo tedesco è valida in un villaggio africano di cacciatori? Si può veramente parlare della gioia della vita a chi non ha conosciuto altro che sofferenze dalla nascita? Più difficili da comprendere in generale, queste questioni appaiono immediate al contatto con la follia, con la quale sembra (quasi) impossibile comunicare. Perché la follia spesso non usa i linguaggi tradizionali della ragione (il discorso, l’argomentazione), ma quelli della violenza, dell’eversione. Eppure non è affatto priva di una sua intrinseca razionalità, consequenzialità: sovente incomprensibile, il gesto del folle è scatenato, fondato, meditato, organizzato.
È forse possibile costruire un ponte fra la razionalità della ragione e quella della follia? (continua…)

Roma: pillole di libertà digitali, con Di Corinto, Infante, Vita

di Redazione. 5 ottobre 2011

(voce di Luca Grandelis)

Il senatore Vincenzo Vita in una foto di Salvatore Contino

Degli appuntamenti del Festival delle Libertà Digitali 2011 l’edizione di Roma ha il vantaggio di essere l’ultimo in ordine cronologico. Ci sarà così possibile prendere spunto dai temi emersi nelle altre città.

Ci aiuteranno in questo compito Arturo Di Corinto, giornalista, docente e noto blogger; Carlo Infante, docente e promotore di alcune delle iniziative culturali più innovative e Vincenzo Vita, Senatore, vice presidente della Commissione cultura del Senato (e uno dei pochi politici attenti al mondo di Internet).

Ci sarà spazio anche per interventi del pubblico e contributi multimediali.

Ti aspettiamo venerdì 14 ottobre 2011, alle ore 15:00 in via Grotta di Gregna 27, Roma, presso la biblioteca Vaccheria Nardi.

Per saperne di più: Festival delle Libertà Digitali – Roma

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