Sabrina Campolongo – “Unessential Dublin. Ex voto pagano”di Alberto Carollo. 10 luglio 2010
Sabrina Campolongo, Unessential Dublin. Ex voto pagano
Il titolo è curioso; le guide sono solitamente essential, utilitaristiche nel fornire indicazioni spicciole, concrete: dove alloggiare, dove mangiare, cosa vedere. Non aspettatevi niente di questo in Unessential Dublin; le annotazioni dell’autrice muovono in direzioni assolutamente divergenti. E’ un libello di pancia prima che un prodotto dell’intelletto, un itinerario emotivo, un tributo a una città, Dublino, affollata di persone, colori odori sapori e perché no, anche di fantasmi, di suggestioni artistiche e letterarie. Dublino, con quella luce «troppo forte e troppo chiara», coi suoi cieli mobili, è per Campolongo una città-paese, che non ha segreti, «impegnata a vivere, a bruciare correre ridere bere». Lo sguardo registra, la penna fissa con rapidità le impressioni sulla carta: sono pensieri che potrebbero essere stati nostri, che Sabrina ferma per noi; sono domande, «Potrei viverci su questa monorotaia e, se sì, per quanto?»; sono delicati incontri (due giovani maschietti che si baciano alle tre di notte, ad un incrocio, la naturale bellezza di un gesto d’amore prima del commiato); degustazioni, «questa bevanda scura, dolce sulla lingua e amara nel ricordo»; sono visioni al pub, come l’incrociare Bernard Shaw, seduto a bere birra rossa con Hemingway; sono canzoni, come Over the rainbow, cantata da un musicista con la sua chitarra in Grafton Street. A Dublino c’è qualcosa di inesplicabile che vibra nell’aria, al quale sembra riduttivo, per Campolongo, dare il nome di poesia. I quesiti rimangono sospesi, un attimo d’indecisione di troppo e il musicista gentile, col suo cane “sorridente”, si è già dileguato con la sua musica. Riferimenti a Joyce e Wilde, numi tutelari, non destano particolari sorprese. Intrigante è piuttosto l’incontro casuale con Munch e le sue stampe, esposte alla National Gallery. «L’angoscia, la nevrosi non è contagiosa quando è piegata all’arte. Non è solo perché sono a Dublino, e sento di essere al sicuro, qui, nella mia città conforto (…)». E Bacon, come no, la visita dello studio dell’artista alla Hugh Lane Gallery è un atto di devozione, un vero “ex voto pagano” – come recita il sottotitolo del libro. Lascerà una traccia indelebile, uno struggimento quasi carnale: «Come l’alcova di un bordello, lo specchio gli serviva a guardarsi mentre faceva l’amore con la tela, sono sicura.» Dublino ieri e oggi, meta sempre attuale, città di giovani che non sentono il bisogno di ostentare ciò che già possiedono: libertà e giovinezza, che altro? Città di dolci addii che si trasmutano in arrivederci, in quanto «alcuni amori ti depredano, non ti sottraggono niente, alcuni amori sono invece un risarcimento e quello per Dublino è un amore di questo tipo». 247 Tag: dublino, edvard munch, ernst hemingway, francesco giubilei, francis bacon, george bernard shaw, historica web, james joyce, Oscar Wilde, petit cahier di viaggio, sabrina campolongo.
1 commento »RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI Lascia un commentoDevi essere registrato per lasciare un commento. |
10 luglio 2010 @ 22:03
Il nuovo libro di Sabrina Campolongo: leggere e viaggiare – viaggiare e leggere.